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Una ragazza, un tempo cieca, dopo essere sparita per sette anni, fa ritorno a casa con delle strane cicatrici sulla schiena e il dono della vista riacquistato; decide di non raccontare nulla né alla polizia, né ai suoi cari, ma nel frattempo instaura un legame particolare con un ragazzo problematico e altre quattro persone, le uniche alle quali svelerà, nel corso delle puntate, cosa le sia effettivamente successo, per uno scopo preciso. Una trama semplice, dietro cui si cela un racconto molto più complesso e affascinante.

La prima stagione di The Oa è stata uno dei migliori prodotti che io abbia mai visto, con quel finale di una potenza emotiva e metaforica impressionante e l’atmosfera onirica, magica, empatica e poetica che ha permeato tutto il racconto della prigionia di Praire. The Oa è la storia di un angelo tangibile e reale, una donna normale - se non fosse che di ordinario, in realtà, non ha nulla - che ha dato speranza per sette anni ai suoi quattro compagni di sventura e, suo malgrado, anche al loro rapitore e che ha unito e, per questo, salvato in molteplici modi la vita di quattro ragazzi e della loro bizzarra professoressa a cui ha lasciato in eredità il proprio racconto, prima di “saltare”, proprio grazie ad essi, da qualche altra parte, per finire ciò che aveva iniziato. The OA è la fiaba di persone che si sono salvate l’un l’altra grazie ad una donna che ha insegnato loro ad ascoltare gli altri e se stessi o a stringersi nel più forte degli abbracci, senza potersi nemmeno toccare. Praire è un angelo salvifico ed anche una femminile e moderna Ulisse, per restare in tema omerico, tornata a casa dopo una tormentata odissea, spintasi fino ad una dimensione ultraterrena, di cui veniamo a conoscenza grazie alle sue parole e dalle cui logiche restiamo affascinati; il suo viaggio, però, non si è ancora concluso.

Leggi tutto: Recensione di The OA Part II – una seconda parte fin troppo spiazzante

Un prologo di sessanta minuti è un patto che gli autori di questa serie vi costringono a stipulare, dopo il quale niente sarà più lo stesso e rimarrete così affascinati da non riuscire a smettere di guardare. “The Oa” è la più grande scommessa, per me vincente, di Netflix: un’opera sui generis, indie, ma non in senso irritante, una regia di impronta molto più britannica che americana, una fotografia che è già di per sé un elemento fondamentale della narrazione, una colonna sonora cullante e minacciosa al contempo. 

Leggi tutto: Recensione senza spoiler del pilot di The OA, la più grande scommessa di Netflix

Questo è stato un anno davvero prolifico per quanto riguarda le serie tv. Sono diverse le nuove uscite che hanno saputo conquistarci pienamente o addirittura sorprenderci come non accadeva da tempo nel panorama telefilmico. A queste, vanno sommate anche le serie tv che già consideravamo degne di nota ed hanno saputo riconfermarsi tali con le nuove stagioni andate in onda. Chiaramente, in ogni classifica che si rispetti, per quanto il più oggettiva possibile, rientra una dose di gusto personale e, sicuramente, noterete delle assenze, giustificate solo dal fatto che per questioni di tempo non abbiamo potuto visionare tutto il materiale disponibile (siamo umane anche noi).

Leggi tutto: Le migliori serie tv del 2016

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