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Stranger Things è l’ultima perla di Netflix, che fa ancora una volta centro, regalandoci un vero e proprio capolavoro senza se e senza ma. La serie è diventata già di culto in pochissimi giorni, credo sia impossibile non vi siate imbattuti in almeno un vostro contatto su facebook che postava qualcosa di inerente ad essa.

La trama è sostanzialmente questa: una notte un ragazzino sparisce nel nulla dopo aver avvistato una specie di “mostro” e vengono narrate le vicende del disperato tentativo di ritrovarlo da parte del restante gruppo dei suoi amici, a cui si aggiunge una misteriosa ragazzina (la bravissima Millie Brown) in fuga e dotata di poteri telecinetici e da parte del fratello e della madre (Winona Ryder), che riesce in qualche modo a mettersi in contatto con il figlio e viene aiutata dallo sceriffo del posto. La trama è abbastanza semplice e non ha assolutamente niente di originale, infatti il punto di forza della serie è proprio quello di essere citazionista e nostalgica, immergendoci completamente negli anni 80, che tanto ci mancano e in quel tipo di film che ha fatto la storia del cinema di fantascienza in quel periodo.

 

Ma veniamo ai motivi per i quali dovreste vedere questa serie e perdere completamente la testa, come la sottoscritta:

 

1) “Eighties, I'm living in the eighties” (per citare i Killing Joke).

Non solo la serie è ambientata negli anni ‘80, ma sembra proprio che sia stata girata in quei tempi, grazie ad un riuscitissimo lavoro di regia, fotografia e costumi, al punto da farti dimenticare durante la visione che sia un prodotto dei giorni nostri. I vestiti e le pettinature, la musica, la cultura popolare, le pubblicità in televisione (ovviamente non poteva mancare quella della coca cola), le bmx, dungeons & dragons, i vecchi telefoni fissi, tutto è curato nei minimi dettagli.

strangerthingseighties

 

2) Il citazionismo.

Di pari passo con l’ambientazione negli anni ’80 troviamo uno sfrenato citazionismo verso i film che hanno fatto storia in quegli anni: “E.T.”, i “Goonies”, “Alien”, “Stand by me” (di cui sono stati fatti recitare dei pezzi durante le audizioni a tutti i bambini del cast), qualcosa di "IT" (già anni 90), “La Cosa” di John Carpenter, “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, “Elm Street”, “Poltergeist”, “Videodrome” e molti altri. Scovare tutte le citazioni è un altro elemento che tanto attrae in questa serie.

 

strangerthingseleven

(E.T.)

 

strangerthings standbyme parallelism

(Stand by me)

 

strangerthings videodrome

(Videodrome)

 

 

3) Non solo gli anni ‘80.

Il citazionismo non si limita agli anni ’80, ma i fratelli Duffer pescano anche fra pellicole più recenti come “Super8” di JJ Abrams (comunque ambientato in quegli anni), “Minority Report”, “Under the Skin”, “Silent hill” o la suddivisione in capitoli su schermo nero che fa tanto “Kill Bill”. Se poi consideriamo anche le serie tv, io ci vedo qualcosa dell’atmosfera alla Twin Peaks, di X-files, di “Ai confini della realtà” e di Fringe.

 

 

 

4) Winona Ryder.

Per non parlare della scelta di inserire nel cast Winona Ryder, icona di fine anni 80-90 (se penso a lei negli anni 80 penso al film “Heathers”), che qui è veramente fenomenale. Riesce a trasmettere tutta la sua disperazione ed al contempo la forza che solo una madre in cerca di suo figlio può avere, crea empatia e in ogni scena avresti voglia di abbracciarla e dirle che andrà tutto bene. Io la amo particolarmente (sono una delle vittime di “ragazze interrotte”) e la trovo bellissima nonostante tutto anche qui.


5) I fratelli Duffer amano Stephen King e lui è un fan della serie.

Gli omaggi non sono soltanto cinematografici, ma anche letterari. L’influenza del maestro del terrore è vivissima durante tutto lo show, che sembra quasi una storia scritta da lui. E per i fan di King come me è una vera gioia per gli occhi (soprattutto dopo l’esperimento non molto riuscito con "Under the Dome", a mio parere). Non solo, banalmente, per la componente horror e sovrannaturale, che anche nei suoi libri poi è solo un pretesto, ma per il punto di vista privilegiato dei ragazzini, il loro modo lineare e a volte più maturo di affrontare le cose rispetto agli adulti, per la purezza dell’amicizia che si instaura a quell’età, la caratterizzazione dei personaggi che ti entrano e non potrai mai più dimenticare (ancora oggi se ripenso ai protagonisti di “IT” - il libro - mi sembra di ricordare dei miei amici di vecchia data), la necessità di dover affrontare le proprie paure, di toccare i propri demoni interiori, incarnati nella lotta contro il mostro, l’amore per l’elemento fantastico, quel bisogno di “credere” in qualcosa di magico che esula dalla realtà di tutti i giorni e che tinge il mondo di colori, certo molto più pericolosi, ma anche decisamente interessanti. E Stephen King, chiaramente, ha già visto la serie ed ha manifestato il suo apprezzamento su twitter, a modo suo.

 

 

stranger things king twitter

 

6) La musica.

Un altro punto forte della serie è l’amore per la musica di quegli anni e l’accuratezza nella selezione dei brani adatti ad ogni scena (la sequenza con Atmosphere dei Joy Division o quella con Elegia dei New Order per riportarne due). Oltre ai già citati Joy Division e New Order troviamo i Toto, gli Echo and the bunnymen, i Modern English, i Clash, i Jefferson Airplane e tanti altri. Eccovi la playlist completa su spotify.

 

7) La sigla.

E qui occorrerebbe già modificare l’articolo sulle migliori sigle delle serie tv. Oltre alla selezione di qualità riguardo alla musica già esistente, Stranger things ci regala una magistrale colonna sonora ideata apposta per la serie, in cui spicca il sintetizzatore. La sigla è veramente qualcosa di meraviglioso (risiede già nel mio ipod) ed è stata composta da Michael Stein e Kyle Dicon, due membri della band texana Survive. Per non parlare della perfezione del font e del colore usato. Nella sua semplicità è incisiva e si candida ad avere lo stesso effetto che la sigla di X-files aveva sui ragazzini della mia generazione.

 

 

8) La nostalgia.

Stranger things ci renderà tutti nostalgici: sia chi era adolescente negli anni ’80, sia chi è nato in quegli anni e avrebbe voluto viverli da adolescente. Il paragone con la società odierna viene immediato e se è così bello e rassicurante immergerci per qualche ora in quel passato significa che l’ago della bilancia non pende a favore dell’epoca moderna. Chiaramente non si fanno discorsi qualunquisti alla “ai miei tempi si stava meglio” perché per tanti aspetti non è certamente così, ma Stranger Things sta lì a ricordarci dove dovremmo ripescare dai tempi andati. E la nostalgia non si limita ad un’epoca, ma anche ad un’età: siamo stati tutti bambini, anche se tendiamo a dimenticarcelo, eravamo tutti in grado di provare quei sentimenti così puri e solidi, di risolvere le dispute avanzando le proprie scuse quando per primi si sbagliava, senza quell'inutile e dannoso orgoglio che ci sporca da più grandi e poi si provavano le prime cotte che provocano repulsione e attrazione al contempo.

SPOILER: Interessante anche il semi-parallelismo tra il rapporto fra Mike e Eleven e quello fra Nancy e Jonathan. I due fratelli si confrontano a riguardo, mentendo l’uno all’altra perché non hanno il coraggio di esternare i propri sentimenti, dato che vorrebbe dire ammetterli, ma mentre il primo poi trova il momento per farlo, in maniera dolcemente impacciata, ma del tutto naturale, la seconda, che non è più una bambina e ha perso quel lato così istintivo, no. Perché Nancy provava sicuramente qualcosa di irrazionale per Jonathan, il ragazzo inadatto e disadattato che è diventato suo amico e l'ha salvata, ma è alquanto realistico che una come lei sia rimasta a fianco di Steve, il porto sicuro, come poi Jonathan le aveva predetto.

Questa purezza dei sentimenti è incarnata perfettamente dal dialogo tra i protagonisti e Eleven, quando lei chiede cosa sia un amico.

 

9) Il cast.

Oltre alla già citata Winona, va annoverato quanto tutto il cast sia azzeccatissimo. Dal gruppo dei ragazzini che fatichi a non immaginare come amici anche nella realtà, allo sceriffo o alle comparse minori, ma vorrei soffermarmi sulla più grande scoperta di questa serie: Millie Brown (Eleven). Bravissima, inquietante e dolce in maniera disarmante allo stesso tempo. Un suo sguardo è capace di metterti i brividi o di farti affiorare le lacrime. Ed è dolce in maniera disarmante, senza essere mai stucchevole, il rapporto che si crea fra lei e Mike, come avevo già accennato.

 

 

10) Miniserie con una conclusione.

Se non siete poi così amanti delle serie tv che trascinano i misteri per stagioni e stagioni (alla Lost per intenderci) siete delle brutte persone sarete contenti di sapere che questa miniserie può considerarsi più quasi come un film tv che come una serie. Insomma, la vicenda ha un suo epilogo, anche se chiaramente, come ogni horror di un certo tipo che si rispetti – e Stranger Things segue il codice degli horror alla lettera – si lascia la porta aperta per un eventuale seguito. Io credo che non ci siano dubbi sul fatto che verrà rinnovata, anche se penso potrebbe cambiare del tutto trama e storia, un po’ alla American Horror Story, con elementi in comune, perché forse un seguito con gli stessi personaggi rischierebbe di rovinare la magia, ma staremo a vedere. Ad ogni modo, potrete decidere di vedere solo questa stagione, trovando tutte le risposte alle vostre domande. E poi sono solo 8 puntate, quindi in tre sere ve la potreste cavare.

 

 

Quindi cosa ci fate ancora qui? C’è un binge watching che vi aspetta! E se qualcuno vi disturba, come Mike insegna:

 

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Un ringraziamento alla pagina STRANGER THINGS ITALIA. Passate da loro per rimanere sempre informati su questa meravigliosa serie.

 

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Author: Disorder
About me

Appassionata di serie tv di tutti i generi, da quelle di qualità a quelle trash, fin dai tempi pre-Lost in cui ne uscivano relativamente poche ed era possibile seguirle tutte, conducendo al contempo una piena vita sociale. Adesso ha perso molte ore di sonno e parte della sua vita sociale per poter stare al passo - arrancando. Se dovesse scegliere le cinque serie tv a cui è più affezionata, queste sarebbero Lost, Alias, Twin Peaks, Doctor Who e Once upon a time, anche se sta soffrendo per averne lasciate fuori un'altra decina. Prova empatia prevalentemente per personaggi cattivi perché sono caratterizzati meglio, con quelli che maiunagioia e spesso secondari.

Oltre alle serie tv si nutre di film, musica, arte, fotografia, grafica, libri e viaggi.

 

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