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Per i fratelli Duffer, gli autori di Stranger Things, non era certo un'impresa facile tenere il passo della prima stagione di questa acclamatissima serie, che ha conquistato così tanti spettatori per la sua capacità, non solo di rievocare, ma di far rivivere gli anni 80 ai nostalgici e a chi non li ha mai visti con i propri occhi, senza penalizzare il contenuto di ciò che si vuole raccontare. Il rischio era quello di entrare in un loop di autocompiacimento citazionistico, ripetitivo e fine a se stesso, che avrebbe finito per annoiare, non apportando nulla di nuovo alla storia. Fortunatamente così non è stato, anzi la caratterizzazione dei personaggi, le interazioni fra loro e i legami che si sono instaurati (i nuovi e quelli che si consolidano) non hanno cessato di essere fondamentali nelle dinamiche del racconto, anzi si può dire che abbiano assunto addirittura maggior rilievo rispetto alla prima stagione.

 

Il mio "reasons why" si focalizza su tutti quegli aspetti che ci hanno colpito per la continuità e l'approfondimento del racconto iniziale, tanto da farci percepire la season 2 come un sequel. Forse non posso dire di aver preferito questa alla scorsa stagione, ma sono assolutamente da considerarsi entrambe sullo stesso piano qualitativo. Ovviamente, se non avete ancora visto la seconda stagione, attenzione agli spoiler!

 1) La continuità con la prima stagione

Come accennato, non ci troviamo di fronte ad una trama completamente nuova, slegata da quella della prima stagione, pretesto per un puro citazionismo fine a se stesso e con in comune soltanto i protagonisti che la vivono, senza approfondimento psicologico. Si tratta dell'esatto contrario, invece. Ovviamente, le citazioni non mancano, ma sono perfettamente inserite in un contesto coerente con se stesso. Viene ripreso il filone del Demogorgone, ampliandolo ed introducendo l'interessante risvolto di un nuovo mostro, che stavolta sembra uscito dall'immaginario di Lovecraft, più che da quello di King e della mente condivisa con Will (Noah Schnapp davvero sorprendente in questa stagione in cui ha avuto più spazio, un plauso all'attore), che paga le conseguenze del suo soggiorno nel Sottosopra, proprio come ci lasciava facilmente intuire il finale della 1x08. Fra l'altro, non si tratta "solo" di questo: diversi "piccoli" dettagli non vengono tralasciati, come la tanto attesa Snowball Dance, che tutti aspettavamo dall'anno scorso o il bellissimo dialogo finale tra Nancy e Dustin, speculare alla prima puntata dellla scorsa stagione in cui lei lo ignorava, come tutte le ragazzine del ballo, scena che va a sancire, invece, il cambiamento della ragazza ed il suo percorso correlato al sentimento per Jonathan.

 

2) Il rapporto padre-figlia tra Jim e Eleven

Uno sviluppo interessante è quello del rapporto che si è instaurato tra Jim Hopper e la piccola Eleven. Scopriamo che l'uomo si è preso cura di lei dopo che è uscita dal Sottosopra (fuga fin troppo rapida e facile, questo è da dire), tenendola al sicuro e tra i due si è creato questo legame in maniera del tutto naturale, poiché l'uno ha bisogno dell'altra. El è cresciuta senza dei veri genitori, quello che chiamava padre era l'uomo che la usava come cavia, non è abituata a qualcuno che si prenda cura di lei (eccezion fatta per i suoi amici e Mike, in maniera, ovviamente diversa), non conosce l'amore paterno e proprio per questo non tutto fila sempre liscio con Hopper. Assistiamo ad un durissimo scontro tra i due, perché lui le mente al fine di proteggerla ed è eccessivamente apprensivo, anche a causa della paura di perdere un'altra figlia, come ormai la considera. La scena è tesa a mostrarci tutta la rabbia di El, l'esasperazione di Hopper per aver fallito, la tensione sottesa che esplode proprio come gli oggetti nel rifugio a causa dei poteri della ragazza ed è doloroso assistervi, ma il confronto nel quale poi i due si ritrovano e chiarscono mette in luce come, al di là dellla sua parentela biologica - che viene esplorata in questa stagione - è Hopper la famiglia di Eleven.

3) Il concetto del compromesso (Halfway happy)

Devo confessarvi che questa dinamica è quella che ha avuto maggior presa su di me. Mi ha spezzata per la sua disarmante semplicità e verità fin dal momento in cui è stata introdotta nel dialogo a colazione tra Hopper ed El e per il modo in cui ritorna, sottesa, per tutta la durata della stagione. Proprio come un padre, Hopper spiega alla ragazzina, che vorrebbe smettere di restare nascosta per poter rivedere i suoi amici e Mike, in particolare che, a volte, non si può essere felici completamente, avendo ciò che si desidera come lo si vuole e che si deve scendere a compromessi. Il compromesso è essere felici a metà. Questo concetto viene esplicitato, a mio avviso, nella puntata 2x03 da una Millie Bobby Brown bravissima a restituire la gamma delle emozioni del suo personaggio, soltanto attraverso l'espressione del volto (non leggete questa parte se non volete spoiler) nel momento in cui El fugge e si mette a rischio, pur di rivedere Mike: appena lo scorge, da dietro la porta a vetri, si lascia andare ad un dolcissimo sorriso per la felicità del momento e del sapere che sta bene, ma poi si accorge della presenza di Max, la new entry del gruppo, che lo sta facendo ridere e la sua felicità non può che essere smorzata, poiché vorrebbe trovarsi al suo posto. Quel che prova la mette in condizione di agire impulsivamente male, usando i suoi poteri per far inciampare Max ed è a questo punto che si sente in colpa e le lacrime prendono il posto della felicità: lo ha visto sereno e deve accettare il compromesso di sapere che sta bene, anche se crede che non sia lei la persona di cui ha bisogno e che lo fa essere tale. La sofferenza di questa esperienza è una delle tante tappe che El attraversa nel percorso che la fa crescere e diventare sempre più non solo una ragazza "normale" che prova dei sentimenti come le altre, non più una cavia e vittima degli eventi, ma anche una adulta. Per fortuna i due alla fine si ritrovano in una scena davvero commovente o questa stagione ci avrebbe distrutti fino all'ultimo.

 4) I sentimenti dell'adolescenza - e non solo

Questa stagione ha ricevuto l'accusa di essere eccessivamente sentimentale rispetto alla scorsa; personalmente io lo trovo coerentemente in linea con il passaggio all'età adolescenziale dei nostri protagonisti. Se nella prima stagione veniva esplorata maggiormente la genuinità e la bellezza unica delle amicizie che si formano da bambini, ora li ritroviamo un po' più cresciuti e a fare i conti con quei sentimenti che affiorano quando ci si avvicina all'adolescenza. A ragion veduta, ci viene mostrato Mike dilaniato per aver perso quella che si è accorto naturalmente essere più di un'amica, il suo primo amore, alla quale ha continuato a parlare ogni giorno alla ricetrasmittente in attesa di una sua impossibile risposta (come ci si può lamentare di tanta dolcezza?), Eleven triste e arrabbiata quando vede il ragazzo a cui tiene con una sua possibile sostituta, imparando cosa sia la gelosia, Dustin e Lucas che si contendono le attenzioni della new entry "Mad" Max. Quest'ultima è un personaggio dalle svariate potenzialità, che speriamo venga approfondito meglio nella terza stagione; la sua famiglia offre molti spunti interessanti, soprattutto il fratello bullo, tale a causa del padre, come evidente da una breve, ma efficace sequenza e su cui si potrebbe fare un buon lavoro, come già avvenuto per Steve. Piccola nota personale: visto che Billy ci è stato presentato come uno sciupafemmine, ma il suo atteggiamento, secondo me, lascia trasparire altro, trovo che sarebbe davvero interessante l'introduzione di un personaggio omosessuale attraverso la sua figura (io ho captato segnali da lui verso Steve riguardo una potenziale repressione della propria sessualità, voi no?). Non vengono sviscerati soltanto i sentimenti dei più piccoli, ma anche degli adolescenti: Nancy completa il suo percorso evolutivo, imparando ad ascoltarsi ed a capire veramente cosa (chi) vuole e chi è, Jonathan, che finalmente ottiene una gioia, si riconferma il più puro, quel tipo di persona che vorresti avere nella tua vita ed è un fratello meraviglioso, ma è Steve ad essere cambiato maggiormente, tanto che ormai è impossibile non affezionarcisi e dispiacersi per lui quando le cose gli vanno male. C'è una storia d'amore che riguarda anche gli adulti, nella fattispecie Joyce, che non cessa di essere quella mamma nevrotica che tanto amiamo, anche se ha ritrovato il figlio - anzi lo è anche di più per paura di perderlo di nuovo - e una new entry, il nerd Bob (per chiunque rimasto Sam): anche se la coppia è poco credibile e tutti shippiamo Joyce e Jim, Bob ha saputo conquistarci, strappandoci più di un sorriso e anche qualche lacrima.

 

5) Il duo Steve - Dustin

Se ce lo avessero detto l'anno scorso, non saremmo mai riusciti a figurarcelo, eppure questo è forse il duo più riuscito dell'intera serie. Due personaggi agli antipodi, probabilmente Dustin è il ragazzino che Steve da piccolo prendeva in giro, eppure tra i due nasce un inaspettato sodalizio che fa molto bene ad entrambi: rende adorabile ai nostri occhi Steve in versione fraterna, con i suoi non troppo riusciti consigli e più sicuro di sé il piccolo Dustin, che tutti già amiamo molto. Ci aspettiamo di vedere ulteriori siparietti nella terza stagione.

6) Giustizia per Barb

Era diventato un tormentone sul web. Molti spettatori si sono affezionati alla migliore amica di Nancy, sparita troppo prematuramente e così crudelmente nel Sottosopra lo scorso anno, tanto da chiedere a gran voce che le fosse resa giustizia. Magari qualcuno può considerarlo un espediente un tantino fan service, ma a me è piaciuto come hanno gestito la questione ed è servito anche come molla per avvicinare definitivamente Nancy e Jonathan, non slegando quindi la vicenda dal contesto. Avrei trovato poco credibile e out of character se Nancy avesse semplicemente accettato la sua morte, senza fare niente. E quindi, alla fine, giustizia per Barb è stata fatta: non ce la riporterà indietro, ma le è sicuramente stato reso onore.

 

7) Will, vero protagonista

Come vi accennavo all'inizio, quest'anno ampio spazio è stato giustamente e logicamente riservato a Will, il ragazzino del gruppo che era sparito all'inizio della serie ed il promotore di tutta la vicenda. Forse, proprio perché è stato poco presente lo scorso anno, non abbiamo mai pensato fino in fondo a quanto peso avesse il suo ruolo, considerando naturalmente Mike come protagonista assoluto più degli altri, in quanto leader del gruppetto di amici e per il suo rapporto con El. Invece in questa stagione è Will ad avere una parte cruciale. L'attore che lo interpreta si rivela davvero bravo nel descrivere ogni sfumatura delle sensazioni provate dal personaggio, dal reinserimento nel gruppo di amici e nella società, al terrore per quell'ombra del Sottosopra che continua a stagliarsi e, a tratti, a sostituirsi al mondo reale e anche nel restituirci due Will divesi, quello che conosciamo e quello posseduto.

 

E voi cosa ne pensate? Preferite questa stagione o la prima? Ci sono altri aspetti che vi hanno colpito? Fatecelo sapere nei commenti!

 

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About me

Appassionata di serie tv di tutti i generi, da quelle di qualità a quelle trash, fin dai tempi pre-Lost in cui ne uscivano relativamente poche ed era possibile seguirle tutte, conducendo al contempo una piena vita sociale. Adesso ha perso molte ore di sonno e parte della sua vita sociale per poter stare al passo - arrancando. Se dovesse scegliere le cinque serie tv a cui è più affezionata, queste sarebbero Lost, Alias, Twin Peaks, Doctor Who e Once upon a time, anche se sta soffrendo per averne lasciate fuori un'altra decina. Prova empatia prevalentemente per personaggi cattivi perché sono caratterizzati meglio, con quelli che maiunagioia e spesso secondari.

Oltre alle serie tv si nutre di film, musica, arte, fotografia, grafica, libri e viaggi.

 

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