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La seconda stagione della serie tv che ha più diviso il pubblico lo scorso anno è finalmente disponibile su Netflix e, dopo un compulsivo binge watching, siamo pronte a recensirla per voi. Già l'anno scorso, Disagio Seriale si era pronunciata totalmente a favore di questo prodotto che, pur non essendo un capolavoro (si tratta comunque di una serie tv adolescenziale, anche se atipica e dai toni seri), ritenevamo fosse assolutamente da guardare - anche dagli adulti - per la modalità con cui vengono trattati temi delicati ed assolutamente attuali. Il nostro giudizio a riguardo non cambia, anzi questa stagione, soprattutto nella seconda parte, va ancora più coraggiosamente a fondo nella sua analisi, anche se, purtroppo, abbiamo rilevato non poche forzature per quanto riguarda invece la trama vera e propria, nel suo collegamento con la prima stagione, essendosi ormai staccata dal libro da cui è tratta.

Nel complesso, la sensibilità e l'acume con cui ancora una volta sono trattatate tematiche così scottanti prendono il sopravvento, poiché si evince come queste forzature fungano solo da tramite per poterne parlare; rimane pur sempre vero che alcuni elementi inseriti appaiono evidentemente pensati dopo la prima stagione, non vi erano indizi in essa a riguardo e questo costituisce una stonatura, più percepibile nella prima parte di stagione, piuttosto lenta rispetto a tutto ciò che accade dalla settima-ottava puntata in poi, in cui si entra nel vivo. Tuttavia, non essendo una serie che vuole essere un capolavoro e che non era perfetta nemmeno agli esordi, riteniamo sia il caso di chiudere un occhio e invitiamo tutti coloro che si sono scoraggiati durante la prima metà della seconda stagione ad andare avanti (soprattutto prima di leggere questa recensione, che è SPOILER): non ve ne pentirete, almeno secondo noi.

Nella prima stagione il focus era sul punto di vista di Hannah ed attraverso le sue parole e la sua visione conoscevamo i ragazzi che avevano contribuito a farla sentire inadeguata e sola, in questa seconda stagione, invece, con il "pretesto" della causa in tribunale dei Baker contro la scuola, l'attenzione si sposta su come l'hanno vissuta i "colpevoli", su chi effettivamente siano, su cosa provino e sulle ragioni per cui si siano comportati così. E sulle inevitabili conseguenze, sia in negativo che in positivo, del gesto di Hannah e delle sue cassette sulla vita di tutti loro. Sarebbe anche bastato esclusivamente l'approfondimento dal loro punto di vista per motivare il seguito, perché ogni storia è composta da più punti di vista, ma lo show non si crogiola su questo, ci vuole mostrare altro su cui ancora non vogliamo aprire gli occhi e lo fa con il coraggio a cui ci aveva abituati. Quando meno te lo aspetti, dopo un inizio di stagione un po' ridondante, in cui pare che i toni si siano lievemente abbassati e che, in fondo, questa serie parli di adolescenti, che possono farti anche ridere (non mancano delle scene e dei dialoghi al limite del trash), via via ci regala delle riflessioni che ancora colpiscono come lame con la loro cruda verità.

Già nella scorsa stagione ci aveva colpito la caratterizzazione e la volontà di sviscerare le personalità di ognuno di loro, andando oltre gli stereotipi e così era emerso quanto i bulli siano persone in realtà deboli (le vittime sono forti), che diventano tali perché abbandonati a se stessi e non aiutati a comprendere il proprio malessere o ad incanalare la rabbia; in questa nuova parte della storia si va ancora più a fondo e si analizza anche il loro background.

La paura di deludere, di non essere accettati a causa dei modelli imposti dalla nostra società può spingere a comportarsi vigliaccamente come Courtney, che, però, trova il suo riscatto perché, ripensando a quel che Hannah ha fatto per lei restituendole quel bacio (scena dolcissima) e ciò che ha vissuto preferendo, invece, ripudiarsi nuovamente, comprende che il coraggio di dire la verità e rivendicare ciò che si è rende liberi.

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Un altro tipo di paura, tale da averlo fatto diventare un codardo, è quella provata da Zach, a causa di una madre che lo mette costantemente sotto pressione con le sue aspettative e decidendo chi debba frequentare, che non lo ascolta e non vuole vedere chi sia realmente, ma solo chi deve essere. Se nella scorsa stagione il suo, apparentemente, sembrava un gesto di poco conto, ma che avevamo rilevato come invece costituisse una meschinità piuttosto incisiva per la già provata Hannah alla ricerca di qualcuno che si interessasse a lei, scopriamo che tra i due è successo qualcosa di ancor peggiore e purtroppo ciò costituisce la più grossa forzatura a livello di trama di questa stagione. La storia d'amore che lui e Hannah vivono durante l'estate appare visibilmente costruita a posteriori, perché nella prima stagione non vi erano indizi a riguardo e sicuramente la ragazza avrebbe parlato nella cassetta indirizzata a lui anche di come l'avesse fatta sentire sapere che il ragazzo si vergognava di lei a causa della sua reputazione e non la difendeva dalle prese in giro dei suoi amici. Non ci sarebbero motivi per i quali Hannah non ne avrebbe fatto menzione, avendo usato le cassette per raccontare tutto e mettersi a nudo ed essendo questo grave anche più dei bigliettini sottratti. Chiaramente è un risvolto pensato a posteriori ed il fatto che ciò risulti così evidente agli spettatori costituisce una forzatura. Tutta la faccenda, però, è un ottimo pretesto per un discorso degno di nota fatto da Justin a Clay, arrabbiato perché innamorato di una Hannah in parte idealizzata. Justin pone l'accento su una questione spinosa: per uno come lui, in quanto maschio, l'essere stato con molte ragazze costituisce un elemento di vanto per la società, una motivazione per cui essere considerato figo dagli altri, mentre se Hannah ha avuto qualche esperienza con più di una persona viene etichettata come una poco di buono. E di questa etichetta ne muore dentro, ancor prima di farla finita. Da segnalare, poi, che Justin faccia notare ciò a Clay, che stava iniziando a dubitare su chi fosse realmente Hannah, non ad un ragazzo qualsiasi, perché purtroppo questo è un pregiudizio che colpisce anche le persone più inaspettate.

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La storia d'amore tra Zach e Hannah è piaciuta a molti spettatori, ma personalmente non sono riuscita ad apprezzarli insieme, non solo per la forzatura che costituisce nella trama, ma perché continuo a trovare piuttosto grave ed incisivo quel che il ragazzo le ha fatto. Convivere con la certezza di essere una persona di cui qualcuno che sembrava amarla, in realtà si vergognava al punto tale da nasconderla, deve essere stato motivo di grande sofferenza per Hannah. Seppur in questa stagione Zach si riscatti molto, cercando di rendersi utile, aiutando - sempre di nascosto, per paura - Clay e, soprattutto, per la sua amicizia con Alex (vi dico senza vergogna che li shippo), ha perpetrato lo stesso comportamento avuto con Hannah per gran parte del tempo anche con Alex, vergognandosi di ammettere con Bryce e gli altri di essergli amico e non staccandosi da loro, se non verso la fine. Bisogna ammettere, però, che quando è sincero con se stesso ed è insieme ad Alex - ed anche agli altri - Zach diventa senza dubbio una persona migliore e la loro amicizia è stata uno degli elementi più belli di questa stagione.

Non c'è riscatto per un personaggio che mostra nuovamente tutta la sua ipocrisia e meschinità, la cui unica paura è quella di veder rovinata la propria immagine, Marcus, il quale non esita a mentire sotto giuramento al solo fine di garantirsi un favore da Bryce, per poi voltargli comunque le spalle successivamente, una volta ricattato da Tyler e Cyrus. Un personaggio arrivista e subdolo, che anche quando fa la cosa giusta (la confessione su Bryce) è soltanto perché sta tutelando esclusivamente se stesso.

Stavolta, la figura che incarna tutto ciò che deve affrontare una vittima di violenza è Jessica, l'altra ragazza abusata da Bryce, che vorrebbe soltanto tornare a vivere: cerca di andare avanti dopo aver acquisito la consapevolezza del suo trauma e vorrebbe aiutare Hannah durante il processo, ma fondamentalmente non ci riesce perché ha molta paura. Paura di non essere creduta, perché Jessica è una donna ed è anche nera, mentre Bryce è bianco e ricco ed ha potere. Grazie a questa storyline, si cerca di far riflettere sullo stato emotivo di una vittima di violenza sessuale, sulla ragione per cui molte ragazze non riescono a parlarne o denunciare chi ha fatto loro del male. Perché a rigirare i fatti non è abile soltanto un avvocato durante un processo, sono in primis le persone che ci circondano che spesso minimizzano e non riescono a prendere le parti della vittima, perché se un attimo prima che le cose precipitassero sei andata nella tana del lupo, secondo loro allora forse un po' lo volevi, forse te la sei cercata. Lo show sottolinea più volte come, invece, ci sia un abisso tra il vivere liberamente e consapevolmente la propria sessualità, giocando e divertendosi, ed il limite che viene oltrepassato quando una certa soglia non la si vuole superare e l'altra persona non se ne cura. A questo riguardo, è molto indicativo il discorso fatto da Sheri nuovamente a Clay, che per la sua sensibilità ed intelligenza dovrebbe capire, ma non ci riesce. Del resto Clay è sempre stato il personaggio più vicino al pubblico, quello in cui ci si dovrebbe identificare maggiormente, quindi è anche funzionale che sia proprio lui a manifestare le rimostranze sulle quali la serie vuol far riflettere.

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Ed importantissime e strazianti le parole con cui alla fine Jessica, una volta trovato il coraggio di testimoniare svelando il nome del suo stupratore, si rivolge direttamente a Bryce ed al pubblico stesso, con il sostegno metaforico di tutte le altre donne dello show e del mondo intero. Perché ogni donna nella sua vita è stata vittima di qualche molestia, anche chi magari non se ne è resa conto e fare rete è qualcosa che ci dà la forza di reagire. L'attrice che interpreta Jessica, Alisha Boe, è stata sorprendente, riuscendo a trasmettere anche solo dal suo sguardo il disgusto e l'ansia che Jessica provava ogni volta che incontrava Bryce a scuola o parlava con Chloe di lui, che doveva però celare per proteggersi o tutto il suo malessere quando abbassava la guardia e si lasciava andare. A tal proposito, il suo avvicinamento a Nina l'ha certamente aiutata a sentirsi più forte ed una ragazza come tutte le altre, perché è vero che ciò che è successo loro non le definisce, però la scena in cui vediamo la new entry bruciare tutte le polaroid, non solo la sua, che costituivano, fra l'altro, delle prove abbastanza schiaccianti, mi fa pensare, come altre reazioni della ragazza, che quest'ultima non abbia ancora realmente superato il suo trauma.

Decisamente all'altezza del ruolo anche l'attore che interpreta Bryce, personaggio che già era stato inquadrato molto bene nella scorsa stagione e qui viene caratterizzato ancora meglio. Ciò si evince anche da piccoli ma fondamentali dettagli, come il flashback in cui lui e Justin erano bambini e si sono conosciuti: può essere passato inosservato, ma fin da piccolo Bryce è stato abituato a prendersi ciò che desiderava, senza pensare alla volontà dell'altro. Nel flashback assistiamo alla nascita di "un'amicizia" del tutto sbilanciata, che assomiglia ad una sudditanza: per dare una merendina a Justin ed accaparrarsi la sua simpatia, Bryce la prende ad un altro come se fosse roba sua, perché pensa di avere il potere di farlo ed in cambio ottiene dal nuovo amico anche il panino, che era ciò che voleva veramente. Potrebbe sembrarvi un ragionamento troppo subdolo e manipolatore per un bambino, ma non è assolutamente così perché è proprio quella l'età in cui una persona si forma e purtroppo Bryce è stato cresciuto in una famiglia assente, in cui l'unico insegnamento che ha recepito è che se si dispone di soldi e potere, allora si può avere tutto ciò che si vuole, senza alcuna conseguenza e con la protezione dei propri fedeli. L'atteggiamento avuto in quel flashback non è altri che il medesimo del liceo, quando, per costruirsi l'immagine di una persona innocua ed affidabile, fondamentalmente buona e con cui ci si diverte, si prodiga in favori verso gli amici di cui ha bisogno, feste e regali. Quando la madre lo ha schiaffeggiato abbiamo tutti gioito, ma sia lei che il padre dovrebbero incolpare anche loro stessi perché ciò che è decisamente grave, oltre alla violenza in sè, è che Bryce non si renda minimamente conto che ciò che fa è aberrante. Per lui è naturale, un vanto, non capisce di essere malato, riesce a provare eccitazione ripensando alla violenza su Hannah. Prendersi Hannah, che peraltro lo aveva anche rifiutato in precedenza, ledendo il suo orgoglio e sminuendo il suo potere - queste persone non sopportano e non possono neanche considerare la possibilità di non ottenere ciò che vogliono - o Jessica o approfittarsi della fiducia di Chloe, non pienamente consapevole di essere spinta ad avere rapporti sessuali anche quando non lo desidera o chissà di quante altre ragazze per lui ha lo stesso valore di aver sottratto quella merendina al bambino ed avere ottenuto il panino che agognava: sono tutti oggetti da possedere, anche le persone.

Justin è il personaggio di cui ho più apprezzato lo straziante percorso e che mi ha fatto provare emozioni intense e anche contrastanti. Sì, ha sbagliato ed ha una colpa gravissima, infatti nonostante tutti fossimo tristi quando alla fine è stato arrestato, era giusto che accadesse, come lui stesso ha ammesso (un po' meno che sia rimasto in carcere il doppio del tempo rispetto a Bryce, che doveva restarci a vita), tuttavia, Justin è anche una vittima perché il suo immobilismo in quella circostanza è dovuto al legame nocivo che si è instaurato con Bryce. Con una famiglia totalmente assente, il ragazzo si è sentito accolto soltanto da Bryce, ha creduto innocentemente nella genuinità della loro amicizia perché per lui era un modello ed il suo unico appiglio, quasi gli facesse le veci del padre e soltanto dopo questa traumatica esperienza si è reso conto di chi fosse veremente. Justin è rimasto inerte in quella circostanza perché paralizzato da ciò che stava accadendo e della scoperta che ne conseguiva, dalla paura che avrebbe perso il suo unico punto di riferimento al quale sentiva di dovere tutto e sarebbe rimasto nuovamente da solo. Questo senso di gratitudine e quindi di lealtà incondizionata è un meccanismo che i manipolatori come Bryce mettono spesso in atto, attraverso i loro apparentemente enormi gesti, favori o regali verso le loro vittime per ottenere ciò che realmente vogliono o averne il controllo; la serie lo sottolinea doverosamente grazie alle parole di Justin in tribunale ed al suo scontro a scuola con Bryce.

Ovviamente non ci sono scusanti per Justin riguardo all'aver lasciato fare Bryce, ma la sua situazione lo rende altrettanto una vittima. In questa seconda stagione si dimostra realmente devastato da ciò in cui è rimasto implicato: non avendo altri appigli e una famiglia ad aiutarlo era scappato, rifugiandosi nella sua depressione e nella droga, di cui, purtroppo, non è ancora in grado di fare a meno, ma da quando ritorna non fa altro che impegnarsi per aiutare Jessica, che non ha mai smesso di amare, pur sapendo di non avere più alcun diritto di starle vicino ed anche Hannah, con la sua deposizione. Particolarmente emozionante la storyline dell'adozione da parte dei Jensen, che avviene in maniera del tutto naturale, dato che era già entrato a far parte della loro famiglia da quando lo hanno scoperto e accolto in casa. Nonostante le titubanze e gelosie iniziali di Clay, il loro rapporto davvero complice e fraterno è un altro degli aspetti più belli di questa stagione ed è qualcosa che, come l'amicizia tra Alex e Zach, non ci saremmo mai immaginati, visti i precedenti.

Un'altra grande vittima di questa stagione è Alex. La sua storia permette di mostrare il percorso di riabilitazione dopo un tentativo di suicidio e quanto sia importante avere a fianco delle persone che ti sostengano, che si interessino a capire realmente ciò che stai passando e che ti trattino come una persona normale. Anche in tal caso i genitori non si rivelano all'altezza del loro compito ed è una costante che accomuna, logicamente, la maggior parte di questi ragazzi, che devono il loro disagio proprio a questo ed al disinteresse della società nei loro confronti. Per lo meno qualcuno ha imparato dai suoi errori, come il counselor della scuola, che ha compreso quanto le sue parole abbiano contribuito a colpevolizzare la vittima, invece di aiutarla e che questo è stato un atteggiamento deleterio.

Alex è tormentato dal senso di colpa e, purtroppo, questa è una conseguenza dei nastri di Hannah, alla quale la ragazza non poteva pensare. Ciò che lo ha tormentato è stato ricollegare tramite la sua cassetta che nel momento in cui Hannah stava subendo la violenza sessuale, lui era a casa di Bryce con Montgomery che giocava a dei videogiochi e non è intervenuto, credendo che la ragazza in questione, che non sapeva nemmeno essere Hannah, fosse consenziente. Chiaramente non è colpa sua, ma è un brutto peso da portarsi, perché inevitabilmente l'idea che se fosse intervenuto la avrebbe potuta salvare diventa un pensiero martellante nella sua testa fino a spingerlo a togliersi la vita per non sentirsi più così. La serie vuole sviscerare tutte le possibili reazioni ad un trauma: c'è chi, purtroppo, come Hannah non è riuscito a trovare sufficienti ragioni per rimanere in vita, anche se ce ne sarebbero state tante altre - e qui la serie vuole sottolineare qualcosa che per me era già ovvio dallo scorso finale, che non è certo il suicidio la risposta che avallava - o come Alex, che fortunatamente si salva ed ha modo di capirlo, chi, nonostante tutto, non ha mai desiderato di morire nemmeno per un momento, come Jessica e Justin, chi vuole comportarsi come se niente fosse successo, anche se non è un atteggiamento sano, come Nina, che infatti scopriamo essere ancora in crisi e chi si ancora alla propria rabbia, come Clay.

In questa stagione, Clay, infatti, è decisamente arrabbiato perché non riesce a perdonare Hannah e nemmeno a lasciarla andare, continuando a vederla nella sua testa (eravamo tutti molto preoccupati di come avrebbe fatto la ragazza ad essere ancora decisamente presente ed alla fine è quasi la stessa modalità della prima stagione). Non solo è arrabbiato per il gesto che ha compiuto, ma anche perché inizia a dubitare di non averla mai conosciuta per come era veramente e di averla idealizzata. Talvolta, mi è sembrato, però, che sia stata calcata troppo la mano su questo aspetto, fino a renderlo un personaggio a tratti irritante. Clay riveste spesso un ruolo metatelefilmico, avanzando le osservazioni che potrebbero insorgere nello spettatore dello show o anche venendo usato per rispondere al pubblico, come ad esempio nel dialogo fra lui ed il preside ("ma lei li ha almeno ascoltati quei nastri?Dovrebbe farlo."), una palese risposta a tutti coloro che lo scorso anno criticavano ferocemente gli intenti della serie, senza averla probabilmente nemmeno guardata tutta.

Vengono toccati anche il tema della solitudine, attraverso Ryan che sembra un ragazzo realizzato e sicuro di sé, ma in verità è molto solo - ed il fatto che disegni ripetutamente delle spirali non promette molto bene - del bipolarismo (anche se non viene approfondito) e dell'autolesionismo attraverso Skye, dell'importanza della gestione della rabbia tramite Tony.

Accade anche, come si diceva, che le vittime di bullismo talvolta reagiscano diventando bulle a loro volta, perché non aiutate a contenere la rabbia e l'odio che, inevitabilmente, scaturisce verso i prorpi persecutori. Il bisogno di giustizia, poiché spessissimo atti di violenza - come la scena tremenda dell'ultima puntata in bagno - rimangono impuniti e passano addirittura inosservati, innesca una spirale di vendetta, che può diventare molto pericolosa. Sebbene l'amicizia tra Tyler e Cyrus all'inizio possa sembrare un aspetto positivo per Tyler, finalmente non più solo, con qualcuno che lo difende e che addirittura gli insegna a rivendicare gli insulti che la gente affibbiava loro, di modo che non avessero più niente per cui prenderli in giro e nonostante alcuni loro atti vandalici, come la scritta "ipocrita" sul cofano di Marcus o "stupratori" sul prato dove giocavano Bryce e gli altri, ci abbiano dato un'intima soddisfazione, in ogni scena in cui erano insieme si respirava un senso di pericolo imminente. Per fortuna gli sceneggiatori non hanno optato per la strada di Cyrus, ragazzo ribelle e punk, che influenza negativamente Tyler, perché sarebbe stato uno stereotipo fatto e finito, ma il problema è proprio in quest'ultimo ragazzo, nell'essere lasciato solo con la sua rabbia e depressione. La situazione già precipita con i ricatti, ma quando iniziano a sparare dapprima alle bottiglie e poi Tyler uccide un animale e ne rimane colpito, è chiaro che siamo ad un punto di non ritorno. La strage scolastica è stata solo sfiorata, ma sicuramente sarà un argomento che verrà affrontato in una eventuale prossima stagione.

Importantissimo il messaggio di amore che alla fine traspare da ogni storyline: quando si riesce ad evitare il peggio è sempre perché i ragazzi si uniscono e si sostengono l'un l'altro. E perché, come ci ricorda la mamma di Hannah (un plauso ad una strepitosa Kate Walsh), sono sempre di più le ragioni per cui continuare a vivere.

A fare da collante con la scorsa stagione, ho anche apprezzato l'espediente delle polaroid (un altro mezzo antico come i nastri usati da Hannah), anche se tutto l'arco delle "minacce" misteriose mi ha ricordato un po' troppo Pretty Little Liars e se ne poteva fare a meno.

Dal finale sembra evidente che abbiano pensato all'eventualità di una terza stagione, a riguardo mi sento combattuta. Da una parte vorrei che ci fosse perché con questa seconda stagione sono riusciti a caratterizzare tutti i personaggi in modo tale da farci affezionare anche a loro, non più solo ad Hannah, Clay e pochi altri e dal momento che è ormai una certezza l'intelligenza con cui sanno trattare tematiche così delicate e di cui è necessario parlare; d'altra parte temo un po' per le forzature a livello di trama, che possano finire per snaturare quella che era la storia originale, a forza di aggiungere nuovi dettagli. C'è da dire che, per come la vedo, l'arco di Hannah questa volta si è concluso definitivamente e quindi ormai dovrebbero essere trattate solo le storie degli altri ragazzi e potrebbe aprirsi un capitolo del tutto nuovo. EDIT: nel momento in cui sto per pubblicare l'articolo scopro che la serie è stata rinnovata, quindi staremo a vedere!

 

Voi cosa ne pensate? Vi ha convinti questa seconda stagione o siete rimasti delusi? Fatecelo sapere nei commenti!

 

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About me

Appassionata di serie tv di tutti i generi, da quelle di qualità a quelle trash, fin dai tempi pre-Lost in cui ne uscivano relativamente poche ed era possibile seguirle tutte, conducendo al contempo una piena vita sociale. Adesso ha perso molte ore di sonno e parte della sua vita sociale per poter stare al passo - arrancando. Se dovesse scegliere le cinque serie tv a cui è più affezionata, queste sarebbero Lost, Alias, Twin Peaks, Doctor Who e Once upon a time, anche se sta soffrendo per averne lasciate fuori un'altra decina. Prova empatia prevalentemente per personaggi cattivi perché sono caratterizzati meglio, con quelli che maiunagioia e spesso secondari.

Oltre alle serie tv si nutre di film, musica, arte, fotografia, grafica, libri e viaggi.

 

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