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Continuum è una di quelle serie di cui non si parla molto. Ti capita di incapparci in televisione in seconda serata, ti soffermi a vederne un episodio se non hai niente da fare e, incuriosita, decidi che prima o poi le darai un’opportunità. Così è stato per me e devo dire che non me ne sono pentita, anche perché i prodotti che presentano i viaggi nel tempo mi affascinano sempre notevolmente.

La prima stagione è composta da 10 episodi, da circa 45 minuti e scorre velocemente. Le tematiche principali della serie sono un futuro distopico e un passato da cambiare, i viaggi nel tempo e il terrorismo.

kiera cameron viaggioLa tematica del viaggio nel tempo è stata trattata piuttosto bene, forse perché non si è ancora rischiato troppo. Questo è un argomento piuttosto delicato da affrontare senza impantanarsi in qualche contraddizione e non è scontato che ciò non avvenga in una serie in cui è l’elemento cardine e quindi dovrebbe essere il più curato. C’è da dire che, almeno durante la prima stagione, non viene ancora presa una posizione precisa su quale grande filone il telefilm intenda seguire, se quello del “passato che non può essere riscritto perché è già avvenuto proprio nel modo in cui lo si sta rivivendo e tentare di cambiare le cose è quello che è sempre successo e ha portato al futuro da cui si viene” – non saprei come riassumerlo in meno parole - oppure del “passato che può essere modificato generando diverse linee temporali e l’esistenza di più universi paralleli”. La non presa di posizione a riguardo viene esplicitata a metà stagione proprio per bocca di Alec, uno dei personaggi principali, in seguito ad un fatto clou nella storia, l’uccisione della nonna di Kellog. Poiché Kellog non muore di conseguenza (grazie a Dio, commenterei) è altamente probabile che si segua il secondo espediente. Alec, in ogni caso, ci instilla il dubbio che la ragazza potesse anche non essere la nonna biologica del nostro ex terrorista preferito, per cui non possiamo dare niente per scontato.

 

kiera cameron futureLa società che ci viene mostrata nel futuro distopico del 2077 non è poi così lontana da un possibile scenario reale: le multinazionali controllano il pianeta e la popolazione viene tenuta a bada da uno stato di polizia tecnologicamente super avanzato, di cui fa parte la protagonista, che viola la privacy e annulla diritti e libertà dei cittadini. La democrazia, quindi, non esiste più e per tentare di cambiare le cose si è costituito un gruppo sovversivo, i Liber8, capitanato da Kagame, che tenta di ripristinare l’ordine delle cose. I membri del gruppo vengono arrestati, in ultimo lo stesso Kagame, e riescono a sfuggire alla condanna a morte solo innescando un dispositivo che gli permette di viaggiare indietro nel tempo, fino al 2012 (anno di produzione della prima stagione), trascinandosi dietro anche la protagonista, Kiera. Questi sono i fatti che costituiscono la premesse della vicenda, ma non viene raccontato poi molto di più riguardo alle ideologie dei liber8 e ciò non permette di restituire un grande spessore al progetto degli antagonisti principali. Sappiamo solo che si oppongono ad un futuro alienante e che, per ottenere i propri scopi, vogliono cambiare il passato, provocando una rivoluzione. Tuttavia non riusciamo a percepire a pieno la tragicità di un mondo così asettico perché il futuro viene appena abbozzato, non si approfondisce la vita dei cittadini, se non stralci di quella della protagonista e di alcuni terroristi, il malessere e la sofferenza non sono realmente tangibili. Ci si sofferma molto di più sull’aspetto tecnologico, grazie al quale la poliziotta riesce a giocare spesso d’anticipo ed ottenere diversi vantaggi nel passato e sul nucleo familiare della stessa, dal quale vuol fare, giustamente, ritorno, ma finendo per diventare un lietmotiv alquanto stancante. Questo fermarsi in superficie può considerarsi una pecca perché non permette una totale immersione ed immedesimazione, anche per quel che riguarda la caratterizzazione della maggior parte dei personaggi, che risultano quasi decontestualizzati e privi di mordente. Senza un solido background è difficile affezionarsi o comprenderne le ragioni. Sarebbe stato più efficace rendere i flashback maggiormente approfonditi, un po’ alla Lost, in modo da entrare in profondità nella vita dei personaggi. Basti pensare che di alcuni membri di Liber8 non sappiamo niente, ma anche che la protagonista stessa appare spesso troppo rigida, quasi una macchina priva di veri e propri valori, che, anzi, combatte per un mondo dittatoriale senza una precisa motivazione, se non quella di essere una poliziotta, incastrata tra il desiderio di tornare a casa ed il senso del dovere di salvare vite innocenti nel passato, a discapito del suo futuro. Senza una propria dimensione sufficientemente sviscerata, non riusciamo a sentire il dolore che prova nella separazione dalla sua famiglia, di cui ci importa ben poco, sembra quasi una sofferenza obbligata e ci viene automatico sperare che resti per sempre nel passato. Ciò non avviene, per esempio, in una serie odierna come Outlander, o meglio, tutti ci siamo appassionati alla storia dell’epoca in cui finisce la protagonista ed al suo nuovo amore, ma l’uomo che ha lasciato nel presente è ben caratterizzato e per lui proviamo dispiacere nonostante tutto, così come riusciamo a percepire vividamente il conflitto interiore della protagonista tra la sua nuova vita e colui che ha sposato nel suo mondo e comunque ama ancora. Ad ogni modo, trovo interessante che quelli che ci vengono dipinti come terribili assassini, siano mossi, in realtà, da ideali quali la libertà dall'oppressione e dai debiti, mentre la protagonista lotti per un mondo privo di democrazia con una tale ottusità da non rendersene conto, talvolta al limite dell'antipatia. Sarebbe curioso se mantenessero questa linea, ribaltando le carte in tavola e mostrandoci che in realtà i veri cattivi sono quelli che si dichiarano buoni e che i cattivi non lo sono poi così tanto.

continuum kagameIl cast non spicca per particolari doti attoriali, ma porta a casa il compito. Ho trovato degno di nota Tony Amendola - il Geppetto di Once upon a time, per dire un suo ruolo - che interpreta Kagame e sembra un personaggio uscito da Alias, senza dubbio l’antagonista su cui riponevo maggiori aspettative , ma che a fine stagione pare essere morto – Alias, però, insegna che in questo genere di telefilm non è mai detta l’ultima, in più metteteci che qui ci sono anche i viaggi nel tempo. Mi è piaciuto anche Stephen Lobo, ovvero Kellog, non tanto per doti attoriali di particolare rilevanza, ma perché ho davvero apprezzato il personaggio che, certo, può irritare per il mero materialismo ma, diciamocelo, il suo è l’atteggiamento più umanamente onesto ed è anche uno dei pochi che, oltre ad aiutare Kiera, è in grado di farla ragionare e farla guardare un po' oltre al suo naso. Inoltre, che ve lo dico a fare, qui subentra il lato ship: mi è piaciuto da subito il rapporto che si è creato con Kiera, tra frecciatine e odio che nasconde una malcelata tensione sessuale, ed infatti i due finiscono a letto verso l’epilogo della stagione. Ho amato particolarmente il dialogo che precede quella scena, ma ho trovato nel complesso il tutto liquidato troppo frettolosamente, il che mi fa pensare che non vi sia certezza se evolvere la loro relazione o meno. Io lo spero, anche perché penso non importi a nessuno del marito di Kiera, che, peraltro, trovo parecchio ambiguo.

continuum alec sandlerDegno di nota anche Erik Knudsen, che interpreta Alec Sadler nel 2012, soprattutto perché in grado di mostrare il lato più ingenuo, dolce ed entusiasta di quello che diventerà il fautore del viaggio nel tempo ed il responsabile di un futuro così arido. Ottimo William B. Davis nell'interpretazione di Alec da anziano nel 2077, tanto da sembrare effettivamente Erik invecchiato. Kiera è interpretata da Rachel Nichols, alla quale sono affezionata per il ruolo che ha interpretato nella quinta stagione di Alias e che è certamente una gioia per gli occhi: la ritengo abbastanza adeguata alla parte, credo che la rigidità ed il poco spessore psicologico del personaggio non siano da imputare a sue particolari carenze nella recitazione, quando al plot, almeno fino ad ora. A mio avviso bisognerebbe renderla più “umana”, nel senso di meno tecnologica e futuristica e più sentimentale e provata da quello che le è successo, ma, soprattutto, farle aprire gli occhi sul mondo da cui proviene. Il collega Carlos Fonnegra, invece, per il momento è tratteggiato come il classico poliziotto collega della protagonista, che non si rende conto che lei le sta nascondendo qualcosa, anche se ne ha le prove quasi sotto agli occhi, ma si fida ciecamente di lei. Sono pronta a scommettere che arriveranno grandi drammi quando scoprirà la verità, per poi decidere comunque di sostenerla, nonostante la fiducia tradita. Per il momento un personaggio abbastanza insignificante e stereotipato, spero solo che non abbiano creato nulla di sentimentale tra i due.

continuum jasonMi suscita curiosità il misterioso personaggio Jason, che mi ha ricordato parecchio Walter Bishop di Fringe e mi ha fatto estremamente tenerezza quando si scopre che la macchina del tempo che aveva costruito con tanta convinzione, fosse in realtà un’accozzaglia di strumenti abbandonati. Sono convinta, comunque, che non sia del tutto pazzo e inoltre ha introdotto quelli che penso saranno nuovi antagonisti della prossima stagione, ovvero i freelancer. Menzione d’onore a Julian, il fratellastro di Alec, che si rivela uno dei tasselli fondamentali del puzzle, nonché mentore nel futuro di Kagame ed interpretato da Richard Harmon, che io adoro, il Murphy di The 100.

Nel complesso gli episodi sono costruiti abbastanza bene e sono piuttosto pieni, non si perde molto tempo. C’è solo un episodio filler, quello che riguarda l’amica/amante di Carlos, per il resto, anche quando una puntata sembra partire come scollegata alla trama orizzontale, poi vi si ricollega sempre. Questo è particolarmente apprezzato da chi, come me, fa fatica ad appassionarsi ai telefilm procedurali. Ho riscontrato qualche stonatura nella scrittura di alcune puntate, come il fatto che i terroristi volessero tornare nel futuro durante la seconda puntata, data la loro missione, ma si può spiegare con l’assenza di Kagame, il capo del gruppo, che inizialmente ne resta separato oppure che il primo re-incontro fra quest’ultimo e Kiera sia stato gestito male, con poca tensione e una donna a cui prendono il neonato in ostaggio e praticamente non reagisce, ma non ricordo altri momenti eccessivamente deplorevoli.

Detto questo, sono molto curiosa su come procederà la storia nella seconda stagione per cui procederò con un altro binge watching il prima possibile. In attesa di scoprire se ci sono stati miglioramenti, vi lascio questa recensione, sperando vi sia piaciuta. Fatemi sapere se siete fan della serie e siete d’accordo o meno e se c’è qualcuno che, come me, la sta recuperando in questo periodo.

 

Voto globale alla stagione: 3,5 su 5

 

 

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Author: Disorder
About me

Appassionata di serie tv di tutti i generi, da quelle di qualità a quelle trash, fin dai tempi pre-Lost in cui ne uscivano relativamente poche ed era possibile seguirle tutte, conducendo al contempo una piena vita sociale. Adesso ha perso molte ore di sonno e parte della sua vita sociale per poter stare al passo - arrancando. Se dovesse scegliere le cinque serie tv a cui è più affezionata, queste sarebbero Lost, Alias, Twin Peaks, Doctor Who e Once upon a time, anche se sta soffrendo per averne lasciate fuori un'altra decina. Prova empatia prevalentemente per personaggi cattivi perché sono caratterizzati meglio, con quelli che maiunagioia e spesso secondari.

Oltre alle serie tv si nutre di film, musica, arte, fotografia, grafica, libri e viaggi.

 

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