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Killing Eve è quella serie che non te lo aspetti, ma hai bisogno di vedere. Così come le protagoniste sullo schermo sviluppano una dipendenza l'una dall'altra, a noi spettatori succede nei confronti di questo prodotto, targato BBC America e ideato dalla talentuosa sceneggiatrice Phoebe Waller Bridge. Si tratta di una spy story al femminile, ironica (aspettatevi del sano black humor), grottesca, tragicomica, a tratti inquietante e disturbante, ma ipnotica. La trama ricalca pienamente il genere dello spionaggio alla "Alias": la protagonista, Eve Polastri (Sandra Oh), agente dell'MI5, si mette sulle tracce di una serial killer,  Villanelle (Jodie Comer), la quale è stata assoldata da un'organizzazione privata che si fa chiamare i "Dodici" (la Convenzione vi ricorda niente?) per eliminare alcuni target; tra le due donne, però, si sviluppa ben presto un morboso rapporto di dipendenza reciproca, che tanto ci ricorda quello tra Will e Hannibal dell'omonima serie. La peculiarità dello show risiede nei toni con cui viene narrato, nella caratterizzazione del personaggio di Villanelle e dell'universo femminile in generale e nel rapporto che si instaura tra le due protagoniste.

Dimenticatevi quei dipartimenti dei servizi segreti formati quasi solo da uomini, con qualche donna che spicca perché resa sostanzialmente un uomo al femminile oppure perché usa la seduzione per scalare la scala gerarchica: in Killing Eve le donne hanno potere e lo conquistano e detengono grazie alle proprie capacità, sono gli uomini a trovarsi a dover dipendere da loro. Certo, Villanelle lavora per un'organizzazione che le impartisce degli ordini, ma in verità uccide perché vuole farlo ed è impossibile da mettere in riga, dettando di fatto lei legge su come agire, in barba a tutti i Dodici. Eve (un' ottima Sandra Oh) prende ben presto il comando delle indagini di ricerca di Villanelle ed è l'unica a capire fin da subito che la serial killer è una donna, mentre tutti gli altri uomini del dipartimento davano per scontato che fosse un uomo (perché una tale abilità e intelligenza come quella di Villanelle può possederla solo un uomo, no?). Come non menzionare poi un'altra donna forte come Carolyn, che di sicuro sa come si comanda. Per quanto riguarda gli uomini, le due figure di spicco sono Konstantin, senza dubbio un personaggio interessante, ma che non può far molto contro l'esuberanza di Villanelle, rimanendo sempre un passo indietro rispetto a lei e Niko, il marito di Eve, il quale rappresenta uno specchio dell'iconica condizione delle donne in diversi prodotti seriali e cinematografici: è lui che aspetta pazientemente la moglie a casa, tollerando il suo assenteismo per amore. Questo ribaltamento dei ruoli mi ha invogliata fin da subito a proseguire con la visione, non è la moglie del protagonista ad essere scritta in funzione del personaggio maschile che svolge un lavoro importante e pericoloso, ma l'esatto contrario. Chiaramente, non sto affermando che sia l'unica serie in cui avviene questo, anzi all'interno del genere della spy story troviamo davvero diversi prodotti in cui le donne sono le protagoniste, ma non sempre vengono scritte veicolando un tale elogio all'universo femminile.

Villanelle è il diamante grezzo della serie. Partiamo subito con le dovute premesse: con questo personaggio non si può empatizzare, essendo, del resto, una psicopatica (ma non diteglielo) priva di emozioni e, ovviamente, nella vita reale nessuno proverebbe compassione per lei, né le starebbe vicino o vorrebbe incontrarla sul proprio cammino. Vi piacerebbe studiarne la psiche, forse, ma a debita distanza. Occorre tenere presente che si tratta di un prodotto seriale e in quest'ottica il suo personaggio funziona alla perfezione, attirando da subito una certa simpatia per come è grottescamente caratterizzata e innescando un meccanismo tale per cui, nonostante le azioni aberranti che compie, speriamo non le succeda mai niente di male. Il suo background viene approfondito nel corso della storia, eppure non ci sono giustificazioni al suo comportamento: la serial killer ha manifestato tendenze omicide e atteggiamenti violenti fin da piccola, non è stata aiutata, ma anzi adescata per sfruttare questa sua totale assenza di empatia per scopi loschi, convalidandole l'idea che proprio tali caratteristiche la rendano speciale e qualificata. Villanelle viene usata, ma non è manipolata e non è una vittima poiché le piace davvero quello che fa, non tanto perché in lei vi sia una cattiveria congenita, ma perché lo considera il suo lavoro, un mestiere come un altro, che esercita dato che le riesce straordinariamente bene; si diverte perché è brava, non tanto per l'atto dell'uccisione in sè e non ha strumenti per capire che quello che fa è eticamente scorretto. Villanelle è letterale, come del resto sono le persone con una sfera emotiva scarsamente sviluppata, non riuscendo a discernere le sfumature e razionalizzando all'estremo le sensazioni provate: se le dici che qualcosa ti ostacola, lei lo rimuove - letteralmente (chi ha già visto la serie coglierà il riferimento). Nei fatti, ciò si traduce in un dualismo, che fa funzionare ancor meglio il suo personaggio: a tratti sembra una bambina che si diverte ogni volta che ottiene un nuovo giocattolo, con le sue espressioni buffe e naturalmente comiche (ti capita sul serio di ridere dopo averla vista ammazzare qualcuno), d'altra parte, muta repentinamente quando insegue meticolosamente la sua vittima ed è capace di inquietarti, questo grazie anche alle ottime capacità attoriali di una sorprendente Jodie Comer. Anche le modalità con cui uccide le persone sono peculiari, conferendo, oserei dire, quasi un tratto di poesia e di maliziosità femminile ad un gesto in sè bieco come togliere la vita a qualcuno.

Il rapporto che si sviluppa tra Villanelle ed Eve è di carattere simbiotico, progressivamente sempre più morboso e dove i ruoli di vittima e carnefice, di preda e predatrice si invertono frequentemente. Non ci sono parti definite, ognuna aspetta le mosse dell'altra per inseguirla o per farsi inseguire ed in questo "gioco", alla fine, entrambe compiono azioni riprovevoli. I personaggi non sono manichei, ma ricchi di sfumature e questo costituisce un tocco di realismo in una caratterizzazione così grottesca e surreale degli stessi e degli scenari in cui si muovono. Certamente nella realtà dovremmo fuggire da un rapporto distruttivo ed alienante come il loro, ma in questa finzione scenica ciò funziona alla perfezione. Noi spettatori siamo lo specchio di Eve, intrigati dalla pericolosità della bella assassina e da ciò che rappresentano le due donne l'una per l'altra: evasione dagli schemi mentali in cui la società le intrappola. Questa simbiosi, infatti, nasce anche da una sorta di stima che l'una nutre verso l'altra, dal bisogno di assomigliarsi in quegli aspetti repressi, ritenuti tabù. Ecco, quindi, come Eve rimane intrigata dalla psiche della sua nemesi, riuscendo ad immedesimarsi nelle sue azioni senza troppa difficoltà, fino a spingersi quasi ad ammirarne alcune sottigliezze d'ingegno (ne è un indizio già la scena della prima puntata in cui Eve e il marito immaginano come si ucciderebbero l'un l'altro e Eve ragiona facilmente come un' assassina farebbe) e Villanelle si ritrova ad "invidiare" la normalità che permea la vita di Eve, desiderando autenticamente qualcuno (lei) con cui condividerla. La società vorrebbe Eve incastrata nel suo ruolo di detective buona e infallibile, che fa sempre la cosa giusta e Vilanelle nella parte della cattiva che può solo irrimediabilmente compiere scelte sbagliate, ma ciò non tiene conto delle sfaccettature della psiche umana. C'è uno schema, dovuto sicuramente a traumi infantili, circa la tipologia di donne, molto simili non solo esteticamente, per cui Villanelle sviluppa una vera e propria ossessione ed è vero che ognuna prende il posto della precedente, che cessa, quindi, di avere importanza, ma ciò non impedisce allo spettatore di supportare la realizzazione di questo rapporto, per quanto malato e insano sia. 

 

In ultimo, per quanto riguarda gli aspetti più tecnici, vanno sottolineate una regia ed una fotografia di tutto rispetto; il montaggio è funzionale agli aspetti grotteschi della serie, sottolineandoli e contribuendo a creare quella comicità di cui vi parlavo, senza renderla per questo una serie totalmente comedy (non è "Chuck", per intenderci, che intendeva essere totalmente una parodia del genere dello spionaggio): in questa serie convivono perfettamente omicidi feroci e scopettoni del gabinetto usati come armi da difesa. Ottima anche la colonna sonora, mai mi sarei immaginata di sentire i cigarettes after sex in sottofondo ad un omicidio, ma del resto cosa c'è di migliore dello shoegaze per incorniciare l'aria sognante di Villanelle dopo aver eliminato la vittima di turno?

Infine, un altro punto di forza è che ogni episodio, pur della durata di 40 minuti, "vola" poiché scritto con quella leggerezza che contraddistingue la serie, nonostante si trattino tematiche di questo tipo. Non ci metterete più di due giorni a visionare gli otto episodi che compongono la prima stagione e sicuramente vi troverete ad attendere in trepidante attesa la seconda, proprio come me adesso.

 

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Appassionata di serie tv di tutti i generi, da quelle di qualità a quelle trash, fin dai tempi pre-Lost in cui ne uscivano relativamente poche ed era possibile seguirle tutte, conducendo al contempo una piena vita sociale. Adesso ha perso molte ore di sonno e parte della sua vita sociale per poter stare al passo - arrancando. Se dovesse scegliere le cinque serie tv a cui è più affezionata, queste sarebbero Lost, Alias, Twin Peaks, Doctor Who e Once upon a time, anche se sta soffrendo per averne lasciate fuori un'altra decina. Prova empatia prevalentemente per personaggi cattivi perché sono caratterizzati meglio, con quelli che maiunagioia e spesso secondari.

Oltre alle serie tv si nutre di film, musica, arte, fotografia, grafica, libri e viaggi.

 

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