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Per riassumere la poesia che pervade questa serie, non si può che citare il verso della canzone "A nightingale sang in Berkley Sqare", che attraverso la voce da usignolo di Tori Amos, chiude la storia d'amore trascendentale più emozionante, divertente e originale di tutti i tempi. Mentre un movimento di camera si allontana per l'ultima volta dai protagonisti assoluti dello show, noi spettatori ci ritroviamo con un senso di appagamento tale da ricompensarci per ogni delusione telefilmica che abbiamo vissuto fino a questo momento.

Good Omens è una miniserie di Amazon Prime, diretta da Douglas Mackinnon e tratta dall'omonimo libro, tradotto in italiano "Buona Apocalisse a tutti!", scritto a quattro mani da Neil Gaiman e dal compianto Terry Pratchett. Non ne sarebbe nata una trasposizione così fedele da rendere la serie quasi (ho detto quasi! Per me è un pari merito!) un prodotto migliore del testo da cui è tratta, se la sceneggiatura non fosse stata curata dallo stesso Gaiman. Se già il libro, di cui vi consiglio spassionatamente la lettura, grazie all'abilità e al sense of humor dei due scrittori è capace di raccontare tutte le contraddizioni della religione cattolica con un tono satirico e, ritengo, mai offensivo nemmeno per chi si professa credente, che anzi potrebbe e dovrebbe trarne spunti di riflessione, accompagnandosi, inoltre, ad un sottotesto ben preciso, la serie tv ha il potere di aggiungere un'esperienza visiva che è il corollario delle tematiche trattate e va oltre ogni più rosea aspettativa. La miniserie rispecchia lo spirito del libro e lo completa, essendo stata incrementata da elementi che i due scrittori avrebbero inserito in un seguito dell'opera, che mai uscirà per rispetto di Gaiman verso l'amico che è venuto a mancare, chiudendo così il cerchio con un messaggio d'amore assolutamente inequivocabile. L'amore vince su tutto, soprattutto quando lo sentiamo verso qualcuno per cui, per qualche ragione, saremmo portati a provare il sentimento opposto. Un messaggio confermato da Gaiman stesso e che, di questi tempi, varrebbe la pena ascoltare. Il tutto è cosparso da quel tocco british, sia nell'ironia che nella recitazione, che, se lo apprezzate, non potrà che rendervi l'esperienza ancor più divertente.

Le vicende sono riassumibili in un racconto dei potenziali ultimi giorni di vita della Terra, poiché da undici anni su essa vive l'Anticristo ed è giunto il momento in cui egli sta per porre fine all'esistenza umana. Da ben più di undici anni, precisamente da quando l'uomo è stato creato, tra noi operano anche un agente delle forze del bene, l'angelo Aziraphale (Michael Sheen), e uno dello schieramento del male, il demone Crowley (David Tennant), che più passa il tempo e meno possono essere definiti eterei, quanto piuttosto sempre più simili agli umani. Nessuno dei due vuole lasciare la Terra, alla quale si sono affezionati, mentre pare che entrambi i loro superiori, sì, anche Dio, vogliano la distruzione che è stata prevista. In questa scacchiera solo un pezzo può fare la differenza, ovvero proprio colui che è destinato a dare inizio a tutto e che non è detto, nonostante le sue perfide origini, brami davvero di essere l'Anticristo.

In una serie che tratta del bene contro il male e viceversa, vi sareste mai aspettati di trovare dei personaggi che non sono manichei? E non solo loro, ma anche i concetti stessi del Bene e del Male. Non solo Dio vuole la guerra, ma pretende di vincerla per dimostrare quale sia la parte migliore, anche se ciò comporta la distruzione della Terra. Eppure, questo senso di superiorità fine a se stessa non è il modo in cui qualcosa che si suppone essere Bene dovrebbe operare e ce ne rendiamo conto attraverso gli occhi di un disilluso Aziraphale, quando finalmente si ritrova ad affrontare la realtà e viene meno la sua incrollabile fiducia verso la causa che perseguiva e credeva essere giusta. Di contro, Crowley, che dovrebbe rappresentare il male, ma che del resto è un angelo caduto, si ritrova più volte a fare la cosa giusta e a porre l'altro di fronte a ragionamenti decisamente più caritatevoli e ragionevoli di quelli dei cosiddetti buoni. Esemplari, in questo senso, le due scene che aprono la terza puntata, quella sull'arca di Noè e sulla crocifissione di Gesù, che esplicitano una lettura alquanto critica della religione, sempre in una chiave irresistibilmente comica. Nel libro è più evidente come anche altri demoni si ritrovino a fare la cosa giusta loro malgrado - come nell'amaramente ironico passo di Hastur e Lisa, forse poco chiaro nella trasposizione. Gli stessi Aziraphale e Crowley, un po' perché hanno vissuto da sempre sulla Terra assumendo delle caratteristiche che li rendono squisitamente umani (la passione per il cibo e i libri di Aziraphale e quella per la musica dei Queen, per la tecnologia e per la sua macchina di Crowley), un po' perché hanno preso molto l'uno dall'altro, non si possono più definire totalmente un angelo buono e un demone cattivo ed è giusto così. La loro bellezza sta in quella zona grigia, nelle sfumature che li rendono umani e che li fanno sbagliare e nel loro indissolubile legame, che crea equilibrio. Oltre ai protagonisti citati, la serie è popolata da personaggi secondari, tutti caraterizzati con attenzione maniacale, a cui non possiamo che affezionarci anche quando dovrebbero essere personaggi negativi, come l'ordine delle suore sataniche chiacchierone o il Sergente Shadwell, cacciatore di streghe dalla fervida immaginazione. Alla fine persino R.P. Tyler è in grado di strapparci un sorriso, anche se avrei voluto sentirlo scrivere almeno una lettera di lamentele immaginaria nella sua testa (chi ha letto il libro, mi capirà).

Ognuno di loro ha una controparte che sarebbe naturalmente destinato ad odiare. Eppure Good Omens è la storia di un cacciatore di streghe che si innamora della propria preda, di un vecchio burbero che finisce per comprendere di non aver mai voluto altro che la compagnia di una donna di facili costumi che ha sempre pensato di odiare e di un angelo e un demone che dovrebbero appartenere a fronti opposti, ma che non fanno altro che rincorrersi, cercarsi e salvarsi dal primo momento in cui si sono conosciuti. Perché è di questo che si tratta, un'incredibile storia d'amore trascendentale. I primi trenta minuti della terza puntata di Good Omens sono una favola all'interno del racconto: Gaiman si prende del tempo per spiegarci come è nato il rapporto tra i due angeli e come si è fortificato nei secoli, come, nonostante i conflitti interiori di entrambi per essersi legati al proprio nemico, non abbiano potuto fare altro che cercarsi e ritrovarsi sempre - e mettersi nei guai apposta perché l'altro li salvasse, oserei dire, mi senti Aziraphale? Sono tutto l'uno per l'altro e non c'è bisogno di etichettarli, del resto sono angeli, non umani. Per tale motivo possono essere qualsiasi etichetta la nostra mente umana riesca a pensare, quel che conta è che la loro è una storia d'amore, come ha scritto lo stesso Gaiman. Un sentimento che va oltre qualsiasi categorizzazione umana, che non necessita di un gesto esplicito per essere sugellato, in quanto ogni scena stessa in cui li vediamo è un atto d'amore: degli autori, del regista, del cast stesso. Michael Sheen ha dichiarato di aver recitato un Aziraphale innamorato di Crowley ed il regista ha spiegato che il momento in cui lo realizza è nella scena della Chiesa, dopo il salvataggio dei libri (con tanto di colonna sonora con violini, vi vorrei ricordare). Crowley non fa altro per tutta la serie che chiedere ad Aziraphale di scappare insieme.

Cosa possiamo volere di più? Trovo questa chiave di lettura davvero molto potente, sia perché l'amore vince sull'odio per tutti i personaggi, concetto messo in scena dal bellissimo montaggio finale su tutte le coppie, che culmina proprio con i nostri due protagonisti, sia perché potenzialmente chiunque può rispecchiarsi nei due angeli, persino una persona asessuale, che di rado riesce ad identificarsi in un legame ritratto da una serie tv. Nell'ottica del finale però, in cui i due sono ormai liberi dalle loro fazioni, viene quasi da pensare che in qualche modo si siano umanizzati e, rievocando l'inizio della serie, che vedeva messo in scena il peccato originale, forse si può parlare di un nuovo original sin con Crowley che afferma che è ora di lasciare il giardino (riferimento all'Eden) e tenta Aziraphale (riferimento alla mela) e i due esseri danno così origine ad un nuovo mondo.

Un'altra tematica importante che si evince nella serie è quella per cui non siamo necessariamente ciò che è nel nostro destino e che la malvagità o la bontà non sono scritte nel nostro dna (Got avrebbe dovuto imparare da questo). Se inizialmente l'attore scelto per interpretare Adam, che ha un ruolo chiave proprio per questa tematica, non mi stava convincendo, alla fine porta a casa una buona performance, con un dialogo degno della sua controparte del libro. Un difetto è riscontrabile nella serie tv ed è proprio quello di aver dato poco spazio e meno approfondimento al gruppo de "I Quelli", i bambini amici di Adam, che nel libro dimostravano grande maturità nel comprendere per quale motivo sia sbagliato eliminare i propri nemici solo per dar sfoggio di una supposta superiorità e come, in ultimo, sia importante conservare un equilibrio tra le parti. Resta meraviglioso come, anche nella serie, solo i bambini avrebbero potuto sconfiggere quel male che è stato generato dall'avidità degli adulti (metaforico il fatto che la spada fiammeggiante fosse stata donata da Aziraphale ad Adamo ed Eva per guidarli con la luce e sia poi diventata uno strumento di guerra, in tutti i sensi), attraverso i loro sogni e speranze per un futuro migliore, fatto di pace, cibo sano e rispetto della natura. E anche come se metti tutto il potere nelle mani dell'Anticristo, ma questo è solo un bambino, probabilmente preferirà regnare sul suo piccolo mondo, quello dei giochi con i suoi amici, piuttosto che decidere delle sorti dell'intera umanità. Forse dovremmo tutti ridimensionarci, ripensando a quali erano le nostre priorità da bambini e a cosa ci rendeva felici. Molto significativo anche il concetto che un genitore non lo fa il dna, ma chi ci cresce e soprattutto chi ci capisce e ci lascia liberi di essere noi stessi ed in questo coloro che sono stati più paterni di tutti sono proprio Crowley e Aziraphale. Il destino non definisce chi siamo e nemmeno la professione che scegliamo così anche il bellissimo personaggio di Anathema Device prenderà finalmente in mano la sua vita, stesso discorso vale per Madame Tracy o ancora per Newton Pulsifer e addirittura qualcosa in cui siamo assolutamente pessimi, talvolta può servire a salvare il mondo.

Il successo di questa serie non sarebbe stato della medesima portata se anche il cast non fosse stato azzeccato, dai personaggi secondari a Jon Hamm, un fucking ottimo arcangelo Gabriele, dalla voce di Cumberbatch per Satana a quella della McDormand per Dio in versione femminile, ma soprattutto grazie ad un sorprendente Michael Sheen e ad un impeccabile David Tennant. Ho sempre saputo quanto fosse talentuoso David Tennat, del resto sono una Whovian e l'ho molto apprezzato anche nel ruolo del cattivissimo Kilgrave in Jessica Jones, ma qui riconferma le sue doti, interpretando un Crowley sempre irresistibilmente affascinante, a tratti comico e anche decisamente commovente. Devo dire, però, che Michael Sheen è stata una vera scoperta per me, con quella sua recitazione così squisitamente british, ha saputo rendere Aziraphale tremendamente tenero, esilarante, ingenuo ed adorabile, non avrei mai creduto che mi sarei affezionata così tanto al suo personaggio e all'attore che lo interpreta.

Da segnalare anche un'attenta regia e un'ottima fotografia, così come la già menzionata colonna sonora. E la sigla? Vogliamo parlare di quanto sia meravigliosa la sigla?

Per tutti coloro che vorrebbero una seconda stagione, dovete mettervi l'anima in pace: questa è una miniserie ed è sempre stata pensata per essere tale. Si è esaurito il materiale del libro ed anche quegli elementi che erano stati pensati dagli autori per un seguito. E sapete cosa vi dico? Credo sia perfetto così. Quello che abbiamo visto è stato uno dei migliori finali mai scritti per una delle più belle storie raccontate dalla televisione ed io personalmente voglio conservarne il ricordo esattamente così, magari riproponendomi un rewatch di tanto in tanto per non sentire troppo la mancanza dei miei angeli preferiti.

La fine del mondo non poteva essere più deliziosa di così.

 

 

 

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Appassionata di serie tv di tutti i generi, da quelle di qualità a quelle trash, fin dai tempi pre-Lost in cui ne uscivano relativamente poche ed era possibile seguirle tutte, conducendo al contempo una piena vita sociale. Adesso ha perso molte ore di sonno e parte della sua vita sociale per poter stare al passo - arrancando. Se dovesse scegliere le cinque serie tv a cui è più affezionata, queste sarebbero Lost, Alias, Twin Peaks, Doctor Who e Once upon a time, anche se sta soffrendo per averne lasciate fuori un'altra decina. Prova empatia prevalentemente per personaggi cattivi perché sono caratterizzati meglio, con quelli che maiunagioia e spesso secondari.

Oltre alle serie tv si nutre di film, musica, arte, fotografia, grafica, libri e viaggi.

 

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