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Guardando il revival di Gilmore Girls mi sono spesso domandata se fossi diversa io o se è cambiato il modo di fare umorismo. Sappiamo bene che può capitare; riguardare “Friends”, oggi, ti sbatte in faccia l’enorme gap tra la comicità odierna e quella degli anni novanta, ma non si tratta solo di questo, anche perché il vecchio Gilmore Girls mi fa ancora sorridere.

I problemi sono tanti, al punto tale da aver sollevato il malcontento generale dei fan storici e ci hanno spinto a chiederci se fosse davvero necessario spendere tempo e soldi per confezionare un prodotto del genere. Infatti, la sensazione finale è che questo revival non apporti quasi nulla di nuovo, se non permettere ai Palladino di concludere con le quattro parole che avevano in mente da dieci anni, quasi fosse più un capriccio da soddisfare, che una volontà vera e propria, dettata da affetto verso la serie. Da questo momento in avanti vi consiglio di leggere solo se avete già guardato le puntate o se non temete gli spoiler e volete capire quanto ne valga la pena (molto poco).

Partiamo dal presupposto che non si ride quasi mai e non è un elemento da poco, perché, per quanto le Gilmore si rapportassero anche a tematiche serie, non si è mai trattato di un “drama” e nemmeno un “dramedy”, era molto più una “comedy”. Il suo punto di forza è sempre stato quello di affrontare la quotidianità, i problemi di tutti i giorni, più o meno seri, con quella freschezza che contraddistingueva la serie, grazie alle sue battute serrate e divertenti. Questo aspetto si è molto diluito, i dialoghi non sono dotati di grande brio e presentano, spesso, anche tempi comici sbagliati. Certo, se avessero deciso di virare e mutarlo quanto meno in un “dramedy”, riuscendo a rendere, però, il risultato credibile, a favore di una forte dose di empatia verso i personaggi, avremmo anche potuto apprezzare lo sforzo, ma in questo caso la sensazione è che la maggior parte di ciò che accade, quanto meno nelle prime tre puntate, sia poco sensato, gestito male e di dubbia utilità. Si è quasi persa l'atmosfera che caratterizzava la serie. Quello che io, da spettatrice storica, mi aspettavo era molto diverso: avrei preferito che ci facessero, certamente, scoprire dove tutti i personaggi sono arrivati dopo dieci anni, il tutto, però, intervallato da flashback che ci mostrassero come è avvenuto. Fin dalla prima puntata, invece, la sensazione di gioia nel ritrovare le Gilmore dopo tanti anni, la brama di scoprire chi sono diventate oggi, sia loro, che tutti gli altri, si affievolisce molto presto e lascia il posto alla noia, perché gli sceneggiatori non sono stati in grado di restituirci il peso del tempo che è passato, nè di raccontare qualcosa di nuovo.

I personaggi sembrano quasi involucri vuoti, rimasti quelli di dieci anni fa o, peggio, regrediti alla fase iniziale; ciò che gli accade è funzionale esclusivamente alla narratività pretestuosa e riempitiva che porta alla conclusione. Rory sta vivendo una sorta di crisi lavorativa ed esistenziale? Ok, ma come è arrivata a questo? Cosa ha fatto Luke durante il tempo trascorso? E Lane? Cosa è successo effettivamente a tutti gli altri? Se ci pensate, queste domande non hanno una risposta soddisfacente. Ci vengono mostrati i risultati e le conseguenze, ma le cause restano, quando va bene, solo accennate. Ciò non contribuisce a creare empatia, anzi, aumenta la distanza, che dovevano appianare dopo tanti anni di non messa in onda e, molto spesso, alcuni comportamenti appaiono, al contrario, out of character, provocando solo fastidio. Prendiamo ad esempio la sfuriata di Lorelai al funerale del padre: io l’ho trovata fuori luogo e non in linea con l'evoluzione del personaggio, perché, per quanto i rapporti con i genitori non siano mai stati idilliaci, avevano costruito un bel percorso di comprensione reciproca e riavvicinamento, annullato del tutto per tre quarti del revival. La Lorelai della prima o seconda stagione avrebbe potuto comportarsi così, ma non quella della settima, figurarsi dieci anni dopo (a meno che non sia successo altro che, però, devi mostrarmi o suggerirmi adeguatamente). Non se ne comprende il motivo fino all’ultima puntata, “Autunno”, non perché il suo percorso sia complesso e necessiti di ogni tassello per dispiegarsi, ma perché tutto ciò che le accade serve solo a riempire il minutaggio, in modo artificioso. Lo scopo - non raggiunto - era quello di mostrarci una Lorelai diversa, infelice, strana per tre puntate, a causa del lutto del padre non elaborato, fino al superamento dello stesso, avvenuto grazie alla catarsi nella natura (sì, ho messo natura e Lorelai nella stessa frase, succede veramente), esplicitato dalla telefonata con quel bellissimo e, stavolta, realmente commovente omaggio a Richard con l'aneddoto che avrebbe dovuto raccontare al funerale (risparmiandoci tutta la vacuità nel mezzo). La decisione che la porta a compiere il viaggio alla “Wild”, poi, la prende in seguito all’espediente più insensato e riempitivo di tutto il revival: il musical. Sappiamo tutti bene quanto possano essere divertenti gli spettacoli e le festività inventate da Taylor a Stars Hollow: bene, se qualcuno è riuscito a guardare tutto il musical senza mandare avanti o fare altro, me lo scriva perché voglio complimentarmi con la sua soglia di attenzione. Palesemente una trovata per inserire un’attrice con cui la Palladino aveva lavorato in un’altra serie, cancellata, di cui l’unica utilità, se proprio, resta la canzone finale che apre gli occhi a Lorelai. Davvero, perché?

Veniamo al rapporto tra Luke e Lorelai. Alla fine sappiamo che la sua crisi esistenziale si era riversata anche sul loro legame e non che esso ne facesse parte, ma, per tutta la durata dei tre episodi precedenti, la sensazione era che fossero infelici e si stessero accontentando. Questo mi ha molto delusa perché noi, insieme a Luke, abbiamo aspettato anni per vederli insieme, l’abbiamo dovuta guardare passare da un uomo all’altro, addirittura sposare Christopher quando già sapeva che Luke fosse la persona giusta, quindi ritrovarli così può avere senso, ormai? Ciò non significa che non dovessero esserci problemi, né che volessi la passione iniziale dopo dieci anni di relazione, ma percepire la stanchezza del rapporto è stato un colpo basso e non necessario, soprattutto perché finalizzato solo a riempire il tempo fino al momento in cui decidono di sposarsi. Anche in questo caso, si evince dalla loro routine che, di fatto, sono già una coppia sposata, ma cosa sappiamo della loro vita passata insieme? Aspetto, peraltro, su cui eravamo più curiosi e quanto poco è credibile, dati i soggetti, che non abbiano mai parlato di figli? L’idea del doppio matrimonio mi è piaciuta molto, soprattutto il fatto che a noi abbiano mostrato quello segreto, organizzato da Luke, che, fortunatamente, ha conservato le caratteristiche che ce lo hanno fatto amare, anche se non gli è stato concesso poi moltissimo spazio, se non in funzione di Lorelai. Mi è piaciuto meno che non fossero presenti Sookie e Jess, francamente incomprensibile. E ho gradito ancor meno tutti quegli intermezzi alla “Alice in Wonderland”, certamente esteticamente pregevoli, ma che creavano un effetto spaesante, non in linea con il mondo di raccontare della serie. Ok, si cambia ed è normale che la serie, oggi, sia pervasa dalla modernità e da una regia diversa e migliore, i dieci anni sono passati per tutti, però bisogna fare attenzione a non snaturare il prodotto, altrimenti tanto vale lasciarlo dove stava perché la qualità resta fine a se stessa. 

Anche su Rory il giudizio non è molto positivo, ma non per i motivi che sto leggendo molto spesso sui social. Il problema è sempre quello di averla resa out of character e di averla ammantata di un messaggio su cui non mi trovo molto d’accordo. Io speravo che questo revival servisse per donare di nuovo coerenza ad un personaggio che, a mio parere, non era stato trattato molto bene nel corso delle ultime stagioni, soprattutto, non me ne vogliano le sostenitrici della coppia, da quando incontrò Logan. Rory non poteva più essere la ragazzina che fa sempre la cosa giusta, che non sbaglia, che non fallisce mai e, non avendo avuto la classica fase di ribellione che tutti attraversiamo intorno ai sedici anni, era logico che commettesse degli errori in un’età più tarda, che, proprio per questo, però, hanno un peso maggiore. Non mi riferisco, ancora, al finale, ma parlo già dei tempi in cui mollò Yale e comprò lo yacht. Il problema maggiore di quella fase è che mi era sembrato la stessero snaturando, non tanto per gli errori commessi, quanto per la mutazione della sua personalità. Cambiare è normale, ma non perdere la propria identità. Sua madre l’aveva cresciuta con il ribrezzo verso il modo di fare dei ricchi figli di papà che possono comprarsi tutto con i soldi, che non sono abituati a cavarsela mai da soli e lei, grazie alla cotta per Logan, si è invece accomodata in quello stile di vita. Speravo che correggessero il tiro e invece no. A me, in questo revival, non ha dato fastidio che Rory stesse con un uomo inutile di cui continuava a dimenticarsi l’esistenza (la gag era anche carina), nemmeno che abbia avuto l’avventura di una notte con il tizio della coda (per l’appunto, qualcosa che doveva ancora fare) o che fosse la friend with benefits di Logan. Mi ha fatto molto più arrabbiare che l’abbiano perennemente dipinta come una fallita, perché, invece di pensare in piccolo e accontentarsi, non ha messo radici ed ha cercato di realizzare i suoi sogni, spesso cadendo, ma fa parte della vita, “nobody said it was easy”. Mi ha ferito molto che all’ennesimo tracollo, dopo il colloquio per il blog per cui non voleva lavorare (non doveva andarci), abbia chiesto aiuto al padre di Logan e alle sue influenze. Quella non è la mia Rory, quella che se la cava sempre da sola, contando sulle sue capacità. E se questi non fossero già messaggi sbagliati, arriva come una mazzata sui denti il finale. L’aspetto grave è che quelle sono le intenzioni dei Palladino da sempre: chiudere il cerchio come è iniziato, far rimanere Rory incinta alla stessa età in cui abbiamo conosciuto la madre nella prima stagione, con la storia che si ripete per un’altra generazione di Gilmore. Chiudere il cerchio per riaprirlo. Quindi Rory ha saputo per tutta la sua vita cosa volesse dire avere una gravidanza indesiderata, per quanto poi Lorelai l’abbia amata e cresciuta benissimo (ma questo accade una volta su tre) e, nonostante ciò, non ha pensato di proteggersi facendo sesso con uno dei tre di cui sopra (il figlio sarà di Logan secondo me, ma giustamente si lasciano la porta aperta in caso di altre stagioni– vi prego no). Per me è inaccettabile rimanere incinta senza volerlo a trentadue anni e non è assolutamente da Rory. Io me la immaginavo scrittrice e giornalista-inviata in giro per il mondo, non intrappolata in una maternità che non si è scelta coscientemente. Fra l’altro è pretestuoso anche che debba essere una ragazza madre come Lorelai, chiaramente non perché sia fondamentale la presenza di un padre, ma perché Logan, per quanto incarni tutto ciò che non sopporto, non è Christopher e le domande di Rory a quest’ultimo, proprio in funzione di una valutazione sul da farsi, equiparando le due esperienze, sono, tanto per cambiare, fuori luogo. L’età è differente, i personaggi anche e ricordiamoci che Logan le aveva chiesto di sposarla, lei lo aveva rifiutato e lui ora sta palesemente assecondando la volontà altrui con un matrimonio che lo lega ad una persona che non ama, visto che è chiaro che vorrebbe stare con Rory e che, se sapesse di avere un figlio, non sparirebbe come Christopher. La verità è che, probabilmente, Rory ama Logan, ma non abbastanza, un po’ come Lorelai amava Christopher, ma non completamente - sotto questo punto di vista il paragone Christopher-Logan mi sembra già più calzante. Non sto dicendo, purtroppo, che questo voglia dire per forza che Rory prima o poi capirà che Jess è quello giusto, come Lorelai ha fatto con Luke, però, forse, un piccolo spiraglio ce l’hanno lasciato in quello sguardo di Jess rivolto da dietro alla finestra all’amore della sua vita, che non ha mai superato.

Avrei voluto più Jess, non solo perché speravo scegliesse lui: il suo personaggio è sempre stato fra i miei preferiti, uno dei più sfaccettati e interessanti e devo dire che, quanto meno, per quel poco in cui si è visto, gli è stato reso onore, sia nel legame con Luke, che col suo apporto fondamentale per Rory. Del resto, Jess è l’unico in grado di leggerla come un libro, lui le ha sempre aperto gli occhi e, anche in questo caso, l'ha aiutata a realizzare ciò che doveva fare, scrivere un libro. E non uno qualsiasi, ma la storia della vita con sua madre, la cui scrittura, inevitabilmente, scorre come un fiume in piena, ridonandole la creatività. Logan la affascina, con lui si diverte, ma Jess la sfida e la fa crescere ogni volta. Purtroppo anche della vita di Jess non scopriamo praticamente niente, così come quella di Dean resta solo accennata. L'unico ad avere più spazio è Logan, che sembra rimasto tale e quale a come lo avevamo lasciato, brigata della vita e della morte annessa.

 

 

Misurato e onesto l’incontro con Dean, i due si sono detti quello che già sapevano, ma che non avevano mai ammesso l’uno con l’altra ed è stato carino farli scontrare al supermercato, davanti all’amido di mais, come la prima volta. Puro fan service, ma era giusto che ci fosse.

 

Non me lo aspettavo, ma il percorso migliore è quello che è stato riservato ad Emily. Io sono sempre stata team Lorelai, avrei agito spesso come lei, sarei scappata da un nucleo familiare così opprimente e castrante il prima possibile, ma in questo revival mi sono trovata spesso ad empatizzare con Emily. Non è che prima non mi piacesse; proprio come Lorelai, avevo imparato, nel corso delle stagioni, ad apprezzare i nonni Gilmore, pur nel loro conformismo, ma non ero mai riuscita nell'impresa di provare affinità di pensiero con Emily. Eppure, avrei voluto abbracciarla quando, in tutta la sua umana fragilità, confessa alla figlia di non conoscere più la propria identità, perché è stata sposata per cinquanta anni con Richard ed ora che non c’è più è come se fosse morta la metà di lei. L’ho apprezzata nelle sue sperimentazioni per ritrovare se stessa, cercando prima di separarsi da ciò che le ricordava il marito, rivoluzionando la sua vita, il suo stile, la sua casa, poi abbandonando certe convenzioni, le figlie della rivoluzione ed alla fine imboccando una nuova strada. L’assenza inevitabile di Richard è stata, inizialmente, gestita male, il che mi ha alterata. Non poteva essere riservato alla sua morte un trattamento così standard ed impersonale. Ho trovato degli omaggi molto più efficaci e, soprattutto, commoventi l’aneddoto telefonico di Lorelai, Rory che capisce dove deve andare a scrivere il libro, ovvero nello studio del nonno (col bellissimo parallelismo del ritratto), Emily che semplicemente tocca il quadro raffigurante il marito, dandogli un bacio.

 

Pochissimo spazio viene concesso a Lane e Sookie, le migliori amiche delle protagoniste, che tanto peso hanno avuto nelle loro vite, quanto sono state marginali in questo revival. Soprattutto mi ha indisposto la scena, a tratti imbarazzante, al Dragonfly Inn, in cui Lorelai e Sookie si ritrovano, dopo che quest’ultima l’ha mollata per una carriera che nemmeno la realizza, ma le due si dichiarano ancora migliori amiche: ciò che stona è la recitazione forzatissima della McCarthy, che sembra ci stia facendo un enorme favore, concedendoci 5 minuti della sua presenza, rendendo il loro scambio innaturale ed il contenuto poco credibile.

Anche Paris rappresenta una nota positiva: l'attrice è stata in grado di restituire la stessa adorabile follia al personaggio, con il suo perfezionismo e la paranoia che la contraddistinguevano (bellissima la scena in cui sospetta che Rory abbia una tresca col suo ex marito solo per via di uno scambio di mail). Non ho ben capito per quale motivo le abbiano fatto intraprendere un tipo di carriera in cui non ce la vedo molto, ma tutte le scene che la trovano coinvolta mi hanno fatto sorridere, quindi promossa quasi a pieni voti.

Per quanto riguarda i personaggi secondari, per lo meno, sono stati tutti resi con l’ironia che li caratterizzava ed è stato un piacere ritrovarli, soprattutto Michel (finalmente dichiarato apertamente gay) e le sue battute al vetriolo, Kirk sempre geniale (il suo corto è più significativo dell’intero revival), Taylor, le brevi comparsate di Babette e Patty (irriconoscibile).

Qualcosa di salvabile, quindi, c’è, ma avrebbe avuto molto più senso girare un’unica puntata, magari doppia da un’ora e mezza per episodio, in cui condensare tutto e tagliare tre quarti delle scene riempitive, se l’intenzione era solo quella di mostrarci dove sono arrivati i personaggi e non approfondire il tempo trascorso. Un vero peccato.

 

Voto: 2 su 5

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About me

Appassionata di serie tv di tutti i generi, da quelle di qualità a quelle trash, fin dai tempi pre-Lost in cui ne uscivano relativamente poche ed era possibile seguirle tutte, conducendo al contempo una piena vita sociale. Adesso ha perso molte ore di sonno e parte della sua vita sociale per poter stare al passo - arrancando. Se dovesse scegliere le cinque serie tv a cui è più affezionata, queste sarebbero Lost, Alias, Twin Peaks, Doctor Who e Once upon a time, anche se sta soffrendo per averne lasciate fuori un'altra decina. Prova empatia prevalentemente per personaggi cattivi perché sono caratterizzati meglio, con quelli che maiunagioia e spesso secondari.

Oltre alle serie tv si nutre di film, musica, arte, fotografia, grafica, libri e viaggi.

 

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