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In un periodo in cui prolificano serie TV che ci proiettano in futuri poco edificanti sulla scia di un avviato processo di disumanizzazione (pensiamo subito a “Black Mirror”, ma anche “Westworld”, “The Walking Dead” o “The 100”), “The Handmaid's Tale” si presenta come una nuova terrificante distopia, ideata da Bruce Miller e basata sull'omonimo romanzo di Margaret Atwood (pubblicato nel 1985, in Italia noto come “I racconti dell’ancella”). Lanciata ad Aprile 2017, è già stata ricoperta da una cascata di Emmy, nella sezione drammatica, per avere trattato due tematiche roventi, fanatismo religioso e oppressione femminile, che  ruotano attorno al perno di un bieco sadismo mascherato da rispetto maniacale dei precetti biblici estrapolati e ricontestualizzati al servizio di un piano di ordine collettivo.

 

Non sembra un caso che tutti questi premi siano fioccati anche per la miniserie “Big Little Lies”, poiché manipolazione, stupro e violenza domestica, inevitabilmente, accostano le due serie, malgrado consistenti differenze strutturali, e le pongono in prima linea nella difesa di una posizione che sta diventando impopolare, nel momento in cui più servirebbe una lettura critica della questione e di ciò che essa sta ispirando, oltre che la comprensione per chi continua a subire e ad essere pure stigmatizzato. Denunciare dolore e violenza non è mai una moda.

Benché questa premiazione in parallelo abbia raccolto anche accuse di buonismo, bisognerebbe considerare che “The Handmaid’s Tale” procede imparziale e senza creare dannosi schieramenti tra i sessi, mostrando spudoratamente come la malvagità si diffonda a macchia d’olio, indistintamente fra uomini e donne, e facendo leva sulla capacità del genere umano di abituarsi al proprio imbruttimento.

 

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Per far fronte alla sterilità globale provocata dal cattivo smaltimento di materiali tossici, negli USA un nutrito gruppo di fanatici cattolici - l’establishment formato dai teologi di Galaad - impone un regime totalitario, misogino e mitomane, mediante un colpo di stato e, gradualmente, costituisce un sistema di leggi atte a sottomettere ogni donna, senza alcun criterio distintivo, al servizio dell’umanità e, più in piccolo, dell’uomo a cui viene assoggettata, perché ella esista solo in funzione di procreare. Di conseguenza, le donne che non hanno la possibilità di concepire sono classificate come Nondonne che, quando non possono essere impiegate nelle mansioni più umili, vengono spedite a lavorare nelle Colonie, i campi di giacenza dei rifiuti tossici.

Partendo dall’assunto che se Dio sta punendo l’umanità e vuole assicurarne l’estinzione, la colpa deve essere della dissolutezza della donna moderna - libera (?) di amare altre donne o di non volere una famiglia - questo governo teocratico predispone una società gerarchica in cui ella risieda all’ultimo strato della piramide. La pena per la sua depravazione è un regime che garantisca l’annullamento di ogni forma di emancipazione femminile, con lo scopo di guadagnarsi il perdono di Dio e permettere al mondo di ripopolarsi. Senza rendersene conto, ogni donna finisce per perdere le libertà basilari:  leggere, vivere la propria sessualità, lavorare, accedere a una qualsiasi forma di credito senza il controllo del marito.

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Al vertice della gerarchia vi sono i Comandanti, menti del nuovo regime fondato su basi profondamente ipocrite, misogine e sadiche. Dietro la facciata puritana di uomini onesti e volti al bene superiore della riproduzione e della cura della famiglia, essi intessono relazioni clandestine con le Ancelle - da illudere e sfruttare per sentirsi magnanimi - e sfogano ogni genere di perversione in casinò ad hoc, i Jezebels, dove si ritrovano la notte a consumare le Nondonne recluse.

Nel mezzo troviamo la Moglie del Comandante, co-responsabile e partecipe di tutta l’insana macchinazione ai danni della popolazione femminile, se stessa compresa, pur di essere accettata e rispettata dalla società. Se una Moglie risulta incapace di dare all’uomo un figlio o una figlia deve pubblicamente assumersi la colpa della propria infertilità e ricorrere al servizio di una Ancella che concepisca, partorisca e svezzi il nascituro / la nascitura nelle sue veci, anche quando è il Comandante ad essere sterile.

Sul fondo stanno Le Ancelle, donne di cui è stata documentata la fertilità e la cui vita è affidata alle mani del Comandante di turno da servire. Ognuna vive nella casa del proprio Comandante e perde il diritto al nome reale per assumere quello che certifichi la proprietà del gerarca. In qualità di serva, l’Ancella viene mensilmente stuprata, nel periodo di massima fecondità, e trattenuta per i polsi dalla Moglie sul cui grembo si deve appoggiare - quando non viene stuprata o indotta per inganno a unirsi al Comandante, di nascosto.

Lo stupro concordato avviene secondo un rituale ufficiale, mascherato dietro la definizione di La Cerimonia, e la recita del passo biblico (Genesi 30, 1-4) che ne ha ispirato l’introduzione. Nel passo vi è scritto che Rachele, non potendo dare un figlio a Giacobbe, gli offre in moglie la sua serva, Bila, perché essi si uniscano e Rachele possa partorire per mezzo di Bila, appoggiata al proprio grembo.

Ogni Comandante manovra la supervisione delle donne di casa attraverso gli Occhi, spie in incognito che riportano ai superiori le conversazioni e gli spostamenti delle Ancelle, per scoraggiare coalizioni e sommosse. Ma anche grazie a due tipi di Nondonne: le Marte, massaie incaricate di controllare la salute delle Ancelle, quindi l’andamento del ciclo e della eventuale gestazione, per scongiurarne la tentazione di danneggiarsi o di uccidere i feti; infine le Zie, che per sopravvivere governano spietatamente la disciplina del gruppo di Ancelle assegnato, insegnando loro con torture fisiche e mutilazioni quanto alto sia il prezzo della disobbedienza. Oltretutto alle Ancelle, alle quali è vietato raccontare della vita prima della schiavitù, è concesso uscire di casa solamente in coppia, con una compagna assegnata, in modo tale che ciascuna si senta perennemente osservata e non possa fidarsi veramente di nessuno, Dividi et impera.

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Silenziosa e buia come il medioevo culturale che denuncia, la serie crolla in un baratro di morte senza fondo e di una tensione repressiva ben espressa dallo spettro, per lo più sussurrato, delle voci. Come contraltare del climax di brutalità e oscurità del racconto, le puntate si concludono con brani musicali sempre più esaltanti e simbolici, che ci illustrano i sintomi della reazione infinitesima e silenziosa delle schiave, e ci aiutano a sopportare la difficile progressione degli abusi.

Le prime immagini ci gettano in faccia senza anticipazioni o didascalie la cattura della protagonista, June (Elisabeth Moss), in fuga con la famiglia da cui viene allontanata. Non sappiamo nulla e nulla possiamo capire, ma avvertiamo subito il clima nefasto di un destino che non lascia scampo. Basterà poco perché vorremmo aver continuato a non sapere.

 

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Non c’è pietà, per nessuno. Attraverso la narrazione non lineare dei ricordi della protagonista, scopriamo a poco a poco che June è stata strappata e reclutata in un riformatorio dove le giovani vengono educate - punite e mutilate - a diventare degne Ancelle e spedite di casa in casa, gravidanza dopo gravidanza, fino a che non saranno più fertili. Affidata a Fred Waterford (Joseph Fiennes), June viene costretta a farsi chiamare Difred - che sta per proprietà di Fred) - e a muoversi prudentemente per difendersi dalla minaccia incombente dell’Occhio e dalla crudeltà della Moglie, Serena (Yvonne Strahovski), che finge riguardo nei suoi confronti solo quando sospetta che sia gravida.

Saranno la sua migliore amica, Moira (Samira Wiley), e le nuove amiche di clausura Emily (Alexis Bledel) e Janine (Madeline Brewer) a creare un appiglio per resistere, ma soprattutto il bisogno di ritrovare sua figlia Hannah e suo marito Luke (O. T. Fagbenle).

Assistere e subire continue ingiustizie, mutilazioni e violenze - l’orrore si perpetra in maniera plateale al di fuori delle case per via delle impiccagioni di medici, omosessuali e preti - rende le Ancelle sempre meno sole, permette loro di indirizzare il desiderio di vendetta, di creare una rete di disobbedienza, finendo per far affondare l’obiettivo di metterle le une contro le altre.

 

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Da vedere tutte d'un fiato e rigorosamente in lingua, per via delle sfumature dei dialoghi che si perdono nel doppiaggio, queste prime dieci puntate richiedono necessariamente un seguito che, per la nostra gioia ansia, è previsto per il 2018.

Buona visione e non dimenticate: Nolite te bastardes carborundorum, bitches!

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Neuro Carenze

 

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