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"Big Little Lies" è una miniserie di sette puntate, creata da David E. Kelley (Ally McBeal), diretta da Jean-Marc Vallée (Dallas Buyer Club) e basata sull'omonimo romanzo di Liane Moriarty. Se già solo il regista che l'ha diretta e lo sceneggiatore non vi fornissero un valido motivo per darle una possibilità, considerate che, insieme a "Handmaid's Tale", quest'anno ha vinto numerosi e importanti premi agli Emmy 2017, come "miglior miniserie TV", "miglior regia per una miniserie TV", "miglior attrice protagonista per una miniserie TV" (Nicole Kidman), "miglior attrice non protagonista per una miniserie TV" (Laura Dern) e "miglior attore non protagonista per una serie TV" (Alexander Skarsgard) ed è stata candidata per diverse altre nominations. La serie cresce durante la sua visione, che vi consiglio assolutamente in binge watching, come una sorta di lungo film, per entrare ancora di più in empatia con le protagoniste ed immettervi nella storia: se inizialmente pare possa focalizzarsi sulle piccole difficoltà quotidiane di alcune ricche mamme, sulla loro amicizia o gli scontri, già dalla prima puntata vi sono sequenze che lasciano intendere quanto questo sia solo il contesto ed il pretesto per portare alla luce qualcosa di molto più spiazzante. Si tratta di tematiche di un certo spessore, trattate come mai prima d'ora in una serie tv, in modo assolutamente intelligente, realistico e, pertanto, efficace.

Questo sarà un "reasons why" diverso dal solito, incrociato con una recensione; non mi concentrerò tanto sui motivi in generale per cui vedere la serie, ma sul perché essa possa essere d'aiuto a chi la guarderà.

La storyline di Celeste Wright (Nicole Kidman) è senza dubbio quella che mi interessa di più segnalarvi ed è costruita impeccabilmente, anche grazie alla straordinaria gestualità ed espressività di una Nicole Kidman brava come non la si vedeva da un bel po' di tempo. Viene messo in scena il rapporto di abuso fisico e dipendenza psicologica che si crea fra un marito violento e una moglie che subisce, il tutto senza superficialità, fornendo un quadro dettagliato di cosa si provi trovandosi in questa situazione e di quanto tempo ci possa volere prima di acquisire la reale consapevolezza dei fatti. Ciò che attraversa la mente, oltre che il corpo, di Celeste durante la sua vita domestica è delineato con una gran cura ed efficienza ed è il suo grande punto di forza, poiché molte persone tendono a non capire esattamente cosa possa spingere una donna a sopportare gli abusi di un uomo senza reagire immediatamente, la etichettano o banalmente come debole o, peggio ancora, ritengono che in fondo sia consenziente. Non si riesce a comprendere la costante manipolazione attuata facendo leva sui punti deboli, il ricatto morale, la pressione per spingere la vittima a voler rimanere, l'intima speranza che le creano, vittimizzandosi, di poterli cambiare e che ogni volta sia l'ultima, che prima o poi la smetteranno. Pertanto, il marito (Alexander Skarsgard) non ci viene presentato come un mostro all'apparenza, non sembra inequivocabilmente un cattivo nei suoi modi di fare, bensì un uomo affascinante, talvolta amorevole; ci sono diversi momenti in cui emerge la sua tenerezza con la moglie, ovviamente al solo fine di manipolarla e con i figli è sempre impeccabile, altro motivo per cui Celeste si convince ogni volta ad andare avanti e non lasciarlo. Anche ciò centra il punto, poiché questi uomini, spessissimo, sono apparentemente accoglienti, possono essere dei fidanzati, dei mariti, degli amici, persone a noi vicinissime e a cui vogliamo bene. Il suo grande potere è indissolubilmente legato all'ego: abusa la donna che vuole possedere con dei rapporti sessuali meccanici e violenti, privi di qualsiasi tipo d'amore, di cui è assolutamente incapace, non provando niente, se non autocompiacimento e così sfoga la rabbia e l'odio intrinseco per il genere femminile. Quando sente il suo ego minacciato, punisce la donna, picchiandola. Perry è un cattivo senza scampo, nella serie divengono chiari i motivi della sua condanna senza appello ed è assolutamente realistico, perché per questi uomini non esistono attenuanti.

Di pari passo, quindi, viene messa in luce, come accennavo, la tematica della manipolazione, non facilmente afferrabile da tutti in quanto applicata sottilmente e minuziosamente. Perry fa leva sulle debolezze della moglie, sul suo senso di gratitudine per esserle stato vicino in momenti difficili, sulle gentilezze che talvolta ha verso di lei (per trattenerla) e sui figli verso cui è sempre amorevole (una sorta di assicurazione per non farsi lasciare); come contraltare, a smentire la genuinità delle sue azioni, ci sono le non troppo velate minacce di morte quando lei osa alzare la testa, i ricatti, la finta volontà di non picchiarla mai più (alla fine, quante volte lo vediamo dalla psicologa? e quanto è chiaro che stia recitando una parte?) e, soprattutto, sulla vittimizzazione. Apparire come la vittima della situazione è sempre la più grande arma di cui si servono i narcisisti egoriferiti per abbindolare le donne che, quindi, pensano di poterli salvare. Questi uomini riescono a causare, senza che la vittima se ne renda conto, una spersonalizzazione, uno svilimento ed una mortificazione tali per cui, per trascinarla in basso e far sì che non provi altro che dedizione nei loro confronti, la donna in questione viene inglobata, distolta da tutto il resto; così, infatti, ogni volta che Celeste tenta di fare qualcosa per se stessa lontana dalla cupola in cui è imprigionata, come riprendere il lavoro di avvocato che il marito le ha fatto lasciare, questi cerca di impedirglielo.

Come tutte le donne che si trovano in questa situazione, Celeste prova un forte senso di vergogna poiché continua a permettere gli abusi ed è titubante nel raccontarlo a qualcuno per paura di come verrebbe considerata. Sono importantissime, invece, le motivazioni che le vengono fornite per cui, al contrario, è importante che lo si confessi a chi in grado di comprendere. Le scene in cui Celeste si confronta con la terapeuta sono scritte magistralmente: inizialmente è spaventata da una persona che la mette di fronte alla cruda verità a cui lei non vuole credere fino in fondo, si barrica nelle sue illusioni e nel negazionismo ("no, non è quello che sta accadendo a me, io non sono una vittima, non può essere vero"), ma poi piano piano riesce ad aprire gli occhi e lasciarsi aiutare.

Anche l'arco narrativo di Jane (Shailene Woodley) è legato ad una violenza subita ed è trattato straordinariamente delicatamente. Viene mostrata sia la fragilità, che l'incredibile forza di una donna che è stata violentata, le conseguenze che si innescano nella sua vita da sopravvissuta. Jane è la vittima che reagisce per dare una vita migliore a suo figlio, frutto di quella violenza, ma che, tuttavia, ama più di se stessa poiché lui non ha colpe. Jane continua a vivere, ma come se avesse sempre un'ombra alle spalle. Un'esistenza nell'angoscia che un giorno lo stupratore possa ripresentarsi per farle di nuovo del male. Lei stessa è divisa, da una parte fugge e ne è terrorizzata, dall'altra lo sta cercando: tiene sempre con sé una pistola, ma non sa se vuole realmente usarla per vendicarsi, serve soltanto a ridonarle un po' di quel potere e di quella sicurezza che gli sono stati tolti dal suo carnefice. Anche lei capisce che confessare il suo trauma, prima all'amica Madeline e, successivamente, a Celeste, la può aiutare ad affrontarlo in maniera più sana. Fino a quel momento lo ha sempre tenuto dentro e, reagendo per opposizione, fingendo che non avesse peso per lei, ha finito per significare tutto e farla sentire sempre arrabbiata. Jane e Celeste sono fin dal loro primo incontro indissolubilmente legate per gli abusi subiti, lo percepiscono al primo sguardo, sono due facce della stessa medaglia. I parallelismi tra le due sono continui.

Altra questione interessantissima e gestita encomiabilmente è quella se considerare la violenza legata anche alla genetica o meno. Parallelamente alle storie degli adulti e dell'omicidio che verrà mostrato solo alla fine, ci sono quelle dei bambini, in particolare Amabella alle prese con degli episodi di bullismo, dei quali viene accusato Ziggy, il figlio di Jane. Anche di questo mistero non veniamo subito a capo e ciò permette un'importante riflessione sulla possibilità di considerare o meno che un figlio, frutto di una violenza, possa aver ereditato la crudeltà nei suoi geni, anche se cresciuto amorevolmente. Jane crede a Ziggy, che si proclama da subito fermamente innocente, ma, logicamente, è un'eventualità che la terrorizza. Non vi spoilero su chi sia il bullo, ma posso assicurarvi che anche in questo caso, la tematica è trattata intelligentemente e con un risvolto assolutamente coerente e realistico. Allo stesso modo è affrontato il bullismo e la soluzione trovata dalle mamme per provare ad arginarlo.

Madeline (Reese Witherspoon) non ha episodi di violenza alle spalle. La sua sembra la storia che ha apparentemente meno da dare, ma in realtà Madeline è il perno ed il sostegno per tutte le sue amiche. Inoltre, ognuno di noi può rivedersi in qualche sua caratteristica: nell'ambizione alla perfezione, finendo per cacciarsi inevitabilmente in piccoli grandi guai, nella paura di perdere le sue figlie che stanno crescendo, nell'astio che prova per il suo ex che l'ha abbandonata e nella frustrazione di doverlo vedere essere presente per la sua nuova famiglia come non ha fatto per la loro, nella difficoltà a dimostrare all'uomo che ha scelto che lo ama e nei dubbi che a volte le vengono, negli ideali per cui combatte e nell'essere un'amica fedele, che si avvicina a persone problematiche e cerca di aiutarle. Certo, a volte sembra insopportabile ed un clichè vivente della donna di classe sociale alta, ma non bisogna mai giudicarla solo dalle apparenze. Reese sembra davvero a suo agio nel ruolo, quasi come se assomigliasse davvero al personaggio che interpreta.

Altro interessante spunto di riflessione è dato da Renata Klein (Laura Dern), donna in carriera, devota al lavoro e un po' nevrotica perché prova un forte senso di colpa nei confronti della figlia, verso cui è un po' assente e perché le altre persone o la odiano dato che la invidiano oppure la lusingano per comprarsela. Emblematico quando afferma che, se qualcuno dovesse spararle un colpo di pistola, le altre persone riuscirebbero a colpevolizzarla comunque, affermando che avrebbe dovuto avere la decenza di spostare il capo. Il suo personaggio può apparire come non troppo positivo inizialmente, anche perché si contrappone al gruppo principale delle tre amiche, ma diviene poi chiaro come anche lei abbia uno spessore e una coscienza.

Non volendo rendere realmente spoileroso questo articolo, non posso entrare nel dettaglio del finale, ma vi anticipo che è di enorme impatto emotivo e visivo, anche nei momenti in cui non è parlato e tutto si esplicita negli sguardi delle protagoniste. Del resto con un cast del genere, una sceneggiatura ben congegnata ed un'ottima regia, potevamo aspettarcelo.

Insomma, onore al merito a Reese Witherspoon e Nicole Kidman che hanno personalmente deciso di investire nel progetto, a tutto il cast e a coloro che lo hanno realizzato; uno show che affronta tematiche così serie con questo riguardo, che condanna inequivocabilmente il maschilismo ben mascherato da una facciata allettante e rassicurante e che pone la solidarietà tra donne come risoluzione alle ingiustizie che costantemente subiamo, non può che avere la nostra approvazione.

 

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About me

Appassionata di serie tv di tutti i generi, da quelle di qualità a quelle trash, fin dai tempi pre-Lost in cui ne uscivano relativamente poche ed era possibile seguirle tutte, conducendo al contempo una piena vita sociale. Adesso ha perso molte ore di sonno e parte della sua vita sociale per poter stare al passo - arrancando. Se dovesse scegliere le cinque serie tv a cui è più affezionata, queste sarebbero Lost, Alias, Twin Peaks, Doctor Who e Once upon a time, anche se sta soffrendo per averne lasciate fuori un'altra decina. Prova empatia prevalentemente per personaggi cattivi perché sono caratterizzati meglio, con quelli che maiunagioia e spesso secondari.

Oltre alle serie tv si nutre di film, musica, arte, fotografia, grafica, libri e viaggi.

 

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