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La settima stagione di Game of Thrones si è conclusa Domenica notte con una puntata forse fin troppo prevedibile negli eventi che si sono dipanati, di cui in parte abbiamo apprezzato la messa in scena, in parte meno, considerando anche alcuni soliti piccoli difetti che riguardano più che altro la scrittura. Su essi torneremo in corso d'opera, per poi tirare le somme su questa stagione a fine recensione.

La prima parte dell'episodio, ovviamente, prende luogo ad Approdo del Re, nella iconica Fossa del Drago, di cui ci viene fornito anche un piccolo background storico, grazie al discorso fra Daenerys e Jon. Vedere la reunion tra tanti personaggi che non si ritrovavano da diverse stagioni o non si erano mai incontrati e l'interazione tra personalità così forti e in contrasto fra loro era uno degli elementi che hanno creato più hype per questo finale, fin dal momento in cui abbiamo capito che ciò sarebbe avvenuto. Commovente sia lo scambio fra Tyrion ed il suo ex scudiero Podrick, che quello tra il Mastino e Brienne, in cui si è evinto il rispetto reciproco e, soprattutto, per chi non lo avesse capito, quanto Sandor tenesse ad Arya e come i due siano fieri di chi è diventata. Questi due personaggi, seppur secondari, hanno dato molto all'interno della storia e speriamo vengano sfruttati un po' di più e meglio nella prossima stagione.

Ad esempio, uno dei motivi per cui speravamo che Cersei avesse preparato un'imboscata era quello di vedere il Cleganebowl, lo scontro tra il Mastino e la Montagna, di cui invece ci hanno solo mostrato un avvertimento. Del resto, continuiamo a pensare che con il fratello in queste condizioni, non sia neanche così soddisfacente per il Mastino prendersi la sua rivincita e il modo in cui lo ha guardato e gli ha parlato lasciava trasparire, infatti, quasi della pena nei suoi confronti. Bronn si riconferma sempre un personaggio estremamente scaltro, per quanto non meno banderuola di Varys, che infatti fa un'espressione bellissima alle sue spalle, come a dire "ineccepibile" quando lui spiega come abbia rigirato la situazione a suo vantaggio con la regina. Ad ogni modo, la sua amicizia con i due fratelli Lannister è sincera ed è sempre divertente vederlo interagire con loro, se non altro perché ci regala delle grandi perle. Interessanti, poi, le dinamiche fra Cersei, Jaime e Brienne e non solo perché noi siamo di parte e vorremmo i due cavalieri insieme. C'è un gioco di sguardi che, senza una parola, ci fa comprendere benissimo l'importanza di Brienne nell'evoluzione di Jaime e il fatto che Cersei non solo lo abbia sempre saputo, ma anche temuto, perché sa che lei è l'unica persona in grado di risvegliare il bel Lannister ed allontanarlo dal loro rapporto corrosivo. "Una situazione pericolosa espone le tue priorità" direbbe Sherlock ed infatti, in un momento in cui la tensione è palpabile e tutti aspettano una mossa degli altri, temendo il peggio, la regina si sofferma a guardare Brienne, la quale subito sposta lo sguardo verso Jaime, che la sta a sua volta guardando, prima di abbassare dopo poco gli occhi, nel momento in cui si rende contro che Cersei li sta controllando.

E, successivamente, dopo l'incontro, saranno le forti parole di Brienne - che dimostra di aver appreso a sua volta qualcosa da lui - ancora una volta a smuovere Jaime e farlo ragionare, il tutto sempre sotto osservazione di un'attenta e preoccupata Cersei.

Ma torniamo all'incontro. La Khaleesi si fa attendere e bisogna ammettere che le sue entrate in scena sono sempre di grande effetto; inoltre è stato altresì emozionante, in questo caso, vedere dei draghi di nuovo a Fossa del drago, anche se Cersei non ne sembra molto impressionata, forse perché, come svela successivamente, si accorge dell'assenza di una delle bestie e unendo questa informazione al fatto che comunque con la balestra ne hanno ferito uno, continua a ritenerli una minaccia tutto sommato contenibile.

Segue un siparietto, oseremmo dire, abbastanza imbarazzante ed inutile di Euron, che dà solo l'unica soddisfazione a Tyrion di sbeffeggiarlo (a parole nessuno lo batte) e a Jaime di zittirlo. Non è chiarissimo perché abbiano impiegato del minutaggio prezioso per questa scena, forse per caratterizzare meglio un personaggio come Euron ed esporci anche le sue priorità, ma continuiamo a trovarlo non necessario ed ha anche un po' spezzato la tensione che si era creata. Finalmente Tyrion espone la problematica dei "non morti", con l'aiuto della fonte più autorevole in materia, Jon Snow; tuttavia Cersei resta ancorata alla sua posizione sprezzante, almeno fin quando gliene mostrano uno molto da vicino (bellissima la messa in scena in questo caso), quello catturato nella spedizione suicida e, a quel punto, sembra rivalutare un po' la situazione. In realtà, noi sappiamo che un piano lo aveva e non c'era volontà fin dall'inizio di aiutarli effettivamente, essendosi accordata già con Euron per mandarlo a recuperare dei mercenari ad Essos, grazie alla vera arma che i Lannister sanno sfruttare sempre efficacemente, l'oro (ecco che tutte le scene con Mycroft il banchiere assumono il giusto senso), ma ne è davvero rimasta turbata. Si può far passare come plausibile agli occhi degli altri personaggi, che non sanno del complotto, la repentina fuga di Euron, perché anche se lo abbiamo e lo hanno conosciuto come un folle psicopatico che non teme nulla, può essere credibile che tutto il coraggio venga a cadere quando ti imbatti in qualcosa di non razionalmente spiegabile. Certo è che qualche sospetto avrebbe dovuto destarlo anche in loro, oltre che in noi spettatori. Del resto, il non morto riesce a spaventare addirittura Cersei, infatti, anche se resta poi convinta di portare avanti la sua strategia, che prevede la concessione di una tregua e un'alleanza di facciata, ottenendo anche in cambio la neutralità del popolo del Nord (lei che parla di Ned fa sempre uno strano effetto). Nessuno sa, però, che Jon ha giurato fedeltà a Daenerys e, degno figlio di suo "padre", non può basare un'alleanza su una bugia, perciò rifiuta, confessandolo pubblicamente e lasciando basito il consigliere della Madre dei draghi, che andava decisamente avvertito. Molti hanno criticato Jon e non avete tutti i torti, ma noi non ci aspettavamo niente di diverso da lui. Successivamente, infatti, Jon rivolgerà delle bellissime parole a Theon, che in realtà sono speculari alla sua situazione: gli spiega che non deve scegliere tra Greyjoy e Stark perché se di sangue appartiene alla sua famiglia originaria è comunque stato cresciuto da Ned e quindi appartiene ad entrambi, ovviamente come Jon è sia Targaryen che Stark, anche se ancora non lo sa. E nella sua integrità morale, che dimostra anche in questa situazione, per quanto rischioso e stupido, assomiglia sempre più a chi lo ha cresciuto, Ned Stark (fra l'altro anche fisicamente e nella pettinatura a noi lo ricorda sempre di più e ci emoziona). Fra l'altro, questo confronto con Jon pare aver ridestato definitivamente Theon, che, oltre a scoprire l'unico vantaggio della sua situazione fisica, sembra aver finalmente smesso i panni di Reek e ritrovato se stesso per salvare sua sorella Yara.

Cersei, ovviamente, non può accettare un'alleanza fra il Nord e Daenerys, che mette i Lannister in netta inferiorità nella battaglia che seguirà la tregua e, quindi, rifiuta di aiutarli, così Tyrion deve prendere in mano la situazione in un confronto diretto con la sorella, rischiando anche la morte, per far sì che tutto non sia stato invano, grazie a Jon. Il confronto tra Tyrion e Cersei, preceduto da un momento tenerissimo tra i due fratelli Lannister (quanto si vogliono bene), è una delle scene più belle dell'intero episodio, ricca di tensione e recitata eccellentemente da Peter Dinklage e Lena Headey, due dei migliori attori della serie. Tutti abbiamo avuto paura per il nostro nanetto peferito quando ha chiesto di dare l'ordine di essere ucciso ed è interessante come, in una situazione in cui lei avrebbe potuto liberarsi di lui, alla fine non lo faccia, forse perché si rende conto che gli serve vivo per stipulare la finta alleanza, ma, secondo noi, anche perché sotto sotto, nonostante lo odi e lo incolpi di tutti i problemi della sua famiglia, anche lui ne fa parte e in qualche modo, pur non volendo, prova dell'affetto. Quanto ci era mancato vedere i due personaggi interagire fra loro. Alla fine della scena c'è uno stacco netto dopo la rivelazione su Cersei che è incinta e si sta delineando una teoria per cui Tyrion, per rassicurarla e convincerla a stipulare la tregua, abbia in parte tradito Daenerys e rivelato alla sorella che l Khaleesi è sterile e non deve quindi temere una sua discendenza. Questo potrebbe spiegare la preoccupazione di Tyrion quando scopre Jon e Daenerys che fanno sesso oppure è semplicemente turbato da un'unione che aveva tanto sostenuto, ma che potrebbe far sì che la Madre dei draghi ora lo ascolti ancora meno, dato che sembra dar credito solo alle idee di Jon (ricordatevi anche la breve scena pessochè inutile in cui Jorah le consiglia di non farsi vedere con Jon e lei dà retta invece al nipote) e non lo mette al corrente di decisioni di vitale importanza, come l'inginocchiamento.

Se l'incontro tra Cersei e Tyrion si è tutto sommato concluso inaspettatamente bene, con la regina che ha dichiarato pubblicamente di aver cambiato idea e che avrebbe concesso la tregua e aiutato il Nord contro i non morti, molto più conflittuale è stato il confronto tra lei e l'altro fratello, sul finire della puntata. Come gli spiega, Cersei stava soltanto fingendo ed ha intenzione di tenersene fuori, tradendoli e riprendendosi le terre che hanno perso. Jaime ne rimane sconcertato, anche perché ha dato la sua parola che avrebbe combattuto a fianco del Nord. Siamo molto contente che sia stato principalmente il senso dell'onore a convincere Jaime ad allontanarsi dalla sorella, perché è un nobilissimo aspetto che con lei non riusciva mai a lasciar emergere, dovendo la sua lealtà ad una donna estremamente spietata. Come, però, gli ha spiegato Brienne "fanculo alla lealtà", perché ormai non si tratta più di un gioco di potere fra casate, ma di qualcosa di più grande, di una battaglia dei vivi contro i morti. Oltre a questo, determinante nella sua decisione di andarsene è stato anche realizzare il suo ruolo puramente strumentale all'interno del loro rapporto amoroso. Sicuramente Cersei lo ama come fratello, perché è legata fin troppo morbosamente alla sua famiglia, addirittura non può fare a meno, secondo noi, di voler in minima parte bene anche a Tyrion, perché è comunque un Lannister, ma di puramente amoroso il loro legame non ha niente, almeno da parte sua, che si mostra interessata solo al figlio che porta in grembo. Quando Jaime, seguendo inconsciamente le orme del fratello poco prima, le chiede di dare l'ordine alla Montagna di ucciderlo, Cersei arriva addirittura a farlo e questo ci ha stupite perché, appunto, non è successo nemmeno con Tyrion (forse perché gli serviva vivo?). Jaime la guarda come un cucciolo bastonato, sperando che lei non butti via tutto, ma Cersei dà l'ordine e qualcosa si spezza definitivamente; del resto in quel "non ti credo", pronunciato prima di andarsene, c'era un sottotesto che significava "non credo più alla nostra relazione", come dichiarato dallo stesso Nikolaj Coster-Waldau. Per quanto, almeno ad una delle due scrittrici di Disagio Seriale, Cersei piaccia da sempre tantissimo come personaggio cattivo, non abbiamo potuto fare a meno di commuoverci per questo ormai definitivo allontanamento di Jaime da un rapporto che lo stava corrodendo. Davvero poetico vederlo andare via da solo a cavallo, probabilmente verso il Nord, mentre la neve che porta l'Inverno arriva anche ad Approdo del re.

Ci spostiamo, quindi, a Winterfell dove un'altra importante storyline trova la sua conclusione. Dopo un ultimo tentativo di manipolazione di Ditocorto nei confronti di Sansa, veniamo a sapere che i tre Stark erano d'accordo e si apprestavano soltanto a smascherare lord Baelish ed ucciderlo davanti agli alleati del Nord, dopo averlo messo di fronte a tutti i suoi misfatti. La morte di questo personaggio è simbolica, poiché, come ci ricorda la stessa Sansa ripercorrendo gli eventi. lui è stato il motore di tutto ciò che è accaduto in queste sette stagioni, soprattuto della disputa tra Stark e Lannister ed è poetico anche che avvenga, proprio come immaginavamo, con la gola tagliata (in un bel parallelismo con il coltello che aveva puntato alla gola di Ned nella prima stagione, rievocato anche da Bran) dal suo stesso pugnale, quello che ha dato il via a tutto. Vedere Ditocorto implorare per la sua vita è stato uno spettacolo disarmante, mai ci saremmo immaginate che qualcuno riuscisse ad umiiarlo e letteralmente metterlo in ginocchio. Certo, c'è da dire che è stato meno scaltro del solito, non volendo considerare l'abilità di Bran, che quindi poteva mettere in ogni momento le sorelle al corrente dei suoi piani, di cui gli era anche stato dato un assaggio con la citazione della sua stessa frase "chaos is a ladder", ma forse ci si voleva focalizzare prevalentemente su quanto fosse tranquillo e si sentisse fortificato nella sua abilità di manovratore delle persone, al punto tale da sottovalutare i piccoli Stark, ormai non più bambini e non rendersi conto che il manipolatore per eccellenza stava venendo a sua volta manipolato. Davvero poetico, in un certo senso. Noi ci riteniamo pienamente soddisfatte per la sua fine, anche se un po' l'assenza del personaggio si farà sentire, ma, del resto, che sia morto proprio colui che ha dato il via a tutto il gioco dei troni è davvero indice che siamo alla soglia della conclusione della serie (oltre ciò che avviene nel finale). Inoltre da ormai tutta la stagione non faceva che rimanere in un angolo a tramare, senza poi riuscirci effettivamente perché stava venendo manipolato, quindi aveva ormai fatto il suo tempo. Da sottolineare quanto sia stata meravigliosa Sansa in questa circostanza, dovranno convenirne anche i suoi detrattori (lo siamo state anche noi, nelle prime stagioni, ma il suo è uno dei personaggi con la migliore evoluzione in assoluto); del resto, per sua stessa ammissione, impara lentamente ma alla fine di sicuro impara e non dimentica.

Molto commovente anche lo scambio di battute finale fra lei e la sorella, finalmente onesto e sincero, in cui si evince quanto si vogliano bene e in realtà a loro modo si stimino ed in cui rievocano le parole del padre, cosa che ci fa sempre un po' piangere.

 A Winterfell assistiamo ad un'altra importante reunion, quella tra Sam e Bran, che mette al corrente quest'ultimo di qualcosa che non era stato a sbirciare. Sì, perché Bran vede tutto, ma bisogna un po' instradarlo su dove andare. Il corvo a tre occhi rivela, un po' troppo fortuitamente a livello di sceneggiatura, ad essere onesti, a Sam le origini di Jon Snow e lui, che in realtà scopriamo stava ascoltando Gilly, lo mette al corrente del matrimonio tra Rhaegar e Lyanna e che quindi Jon non è un bastardo. Assistiamo ad un flashback, che noi avremmo voluto durasse molto di più (magari con un attore che non fosse palesemente la copia di Viserys come Rhaegar), grazie alla visione di Bran del matrimonio tra i genitori di Jon, mentre, con un montaggio incrociato, Jon e Daenerys finiscono per la prima volta a letto insieme. Fra l'altro, a giudicare dall'insistenza dei discorsi sulla discendenza di Daenerys, siamo quasi sicure che sia rimata incinta. In realtà in questa scena tutta la nostra attenzione, più che a Jon e Daenerys che ancora non ci riescono a convincere, è andata a Rhaegar e Lyanna, di cui vorremmo assolutamente uno spin-off.

Jon e Daenerys non ci convincono e non sappiamo nemmeno comprendere esattamente il perché, ma quello che più ci disturba è questa sensazione di estrema forzatura in ogni loro interazione. Nella scorsa puntata c'era stata una scena carina (quella in cui si tengono la mano), che sembrava porre le basi per l'inizio di un rapporto amoroso, ma in questa sono già innamorati. Appare affrettato, anche se ci è voluta comunque tutta la stagione perché finissero a letto, questo è vero e capiamo che ormai non c'è più tempo, ma ciò contribuisce all'effetto forzatura. Anche con Ygritte il rapporto si era sviluppato velocemente, ma c'era tutta un'altra chimica tra i due attori, così come era scritto meglio e più spontaneamente il loro legame on screen. Non ci è piaciuta nemmeno la scena del sesso in sè, con lui che bussa alla sua porta, lei che lo fa entrare e si guardano languidi, per poi chiudere la porta, non riusciamo a scorgere chimica spontanea tra loro. Quasi come se fosse: "beh il fuoco e il ghiaccio si devono unire quindi ci dobbiamo amare per forza". Lo sappiamo che era anche nelle idee di Martin, ma la messa in scena del loro rapporto non ci ha convinto, vedremo nei libri.

Siamo venuti anche a conoscenza del vero nome di Jon: Aegon Targaryen, che purtroppo non gli vediamo assolutamente bene addoso. Fra l'altro sappiamo che anche l'altro figlio di Rhaegar, quello avuto da Elia Martell si chiamava così, ma potrebbe essere giustificabile dal fatto che Lyanna non lo sapesse e abbia optato per un nome così importante per suo marito.

E non ci resta che chiudere con la scena alla Barriera che un po' tutti ci aspettavamo: alla fine i non morti sono riusciti a farla crollare e a passare, ovviamente grazie a Viserion che sputa ora un fuoco di un bellissimo color-estraneo ed è, ovviamente, cavalcato dal suo nuovo padrone, il Night King. Per citare Tyrion, ora sono veramente fottuti. Fra l'altro vorremmo tranquillizzare chi si è preoccupato per Tormund: non crediamo che sia assolutamente morto off-screen, anche se sarà difficile salvarsi da quella situazione.

La stagione tutto sommato non ci è dispiaciuta, anche se non ci ha convinte pienamente e siamo ben lontani dai fasti della sesta, una delle migliori in assoluto. La messa in scena è sempre stata encomiabile, così come parecchi dialoghi, ma spesso i personaggi hanno risentito di una scrittura un po' confusionaria, che gli ha fatto fare dei passi indietro laddove non erano necessari (Theon, Jaime), per poi tornare a imboccare una strada che avevano già abbondantemente intrapreso. Alcuni incontri sono stati troppo frettolosi, al punto da non lasciare il tempo di metabolizzare la cosa (ci riferiamo alla 7x05 dove si sono rivisti praticamente tutti, mentre nella 7x07, forse grazie ad un maggiore minutaggio, sono stati più equilibrati). Alcune spiegazioni restano un po' lacunose e non son mancate delle disattenzioni (soprattutto nella battaglia della 7x06), così come molte volte gli eventi hanno preso la giusta piega in maniera troppo fortuita (Jon salvato da Benjen, il dialogo sopra citato tra Sam e Bran). Insomma, una stagione non esente da parecchi difetti, che però ha regalato anche molti momenti che ci hanno fatto trattenere il fiato e rivelazioni imporantissime nell'economia della serie.

L'appuntamento con Game of Thrones, per questa stagione, si conclude qui. Vi ringraziamo per averci seguite e lette, per i commenti - e ringrazio la mia amica Fiaba per aver guardato ogni puntata insieme a me.

 

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