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La puntata che andiamo ad analizzare è stata finalmente meno frenetica del solito, più facile da seguire, con tutto il tempo per recepire ciò che stavamo guardando, soffrire ed emozionarci. I fatti cruciali riguardano soltano una storyline, anche se qualcos'altro di assolutamente non trascurabile è avvenuto e va osservato attentamente.

L'episodio si apre con la nuova Suicide Squad formatasi attorno a Jon, che sta proseguendo nel suo cammino oltre la Barriera. Vi sono una serie di interessanti dialoghi, volti a sottolineare le diversità, ma anche, allo stesso tempo, l'omogenità del gruppo che si è creato nonostante le rivalità interne, ognuno con un suo ruolo preciso e pronto ad aiutare gli altri per quello che sembra essere il loro destino. E qui ci preme parlare di quanto soprattutto il Mastino sia un personaggio meraviglioso, che apre bocca per dire esattamente quello che tutti pensiamo, sfaccettato e complesso e, come sottolinea anche Tormund, assolutamente non meschino come si mostra. Il Mastino è uno dei personaggi che sta avendo una grande evoluzione e speriamo davvero sopravviva almeno fino ad un suo incontro con la Montagna, anche se non avrà lo stesso peso di uno scontro con il fratello in condizioni normali. Assistiamo anche ad un interessante dialogo tra Jon e Jorah riguardo alla spada che il padre di quest'ultimo consegnò al "bastardo", conversazione che li mette in luce come gli uomini d'onore che sono e fa emergere un rispetto ed una stima reciproca che ci piacciono molto, anche se sono potenzialmente rivali per il cuore della bella Khaleesi. Dalle parole di Beric sul Signore della Luce e sul destino dell'essere riportati in vita, pensavamo che lui e non solo ci avrebbe lasciati di lì a breve e invece, alla fine di questa battaglia, soltanto Thoros, tra i personaggi principali, ci ha rimesso la vita. Dobbiamo ammettere che in questa stagione, al momento, non ci sono state poi molte morti, per cui o si stanno preparando ad un finale davvero violento, oppure, tirando le somme, si percepisce parecchio che la serie abbia preso un'altra via rispetto al libro.

La messa in scena della battaglia ci è sembrata ancora una volta all'altezza, l'accerchiamento da parte dei non morti e la stasi senza poter fare nulla, quasi l'attesa della morte, hanno saputo comunicare la giusta tensione. Da sottolineare soprattutto il momento in cui assistiamo ad un Jon ormai rassegnato al fallimento del suo piano, che, diciamolo, senza un aiuto esterno, era sulla carta destinato all'insuccesso, che si guarda intorno realizzando di stare per morire, ma, per fortuna, Daenerys salva ancora una volta la situazione con i suoi tre draghi (ma perché questa volta se li è portati tutti?). In questo episodio ci è parso di rivedere la ragazza di un tempo, che lascia emergere le sue fragilità, senza doverle nascondere dietro della finta sicurezza e sfrontatezza. Nel suo dialogo con Tyrion traspare tutta la sua preoccupazione sia per Jorah, che soprattutto per Jon Snow, per cui ormai è chiaro che provi qualcosa e, quando riceve la richiesta di soccorso mandatagli da quest'ultimo grazie a Gendry (che non se la cava per niente male nemmeno a correre, come al solito la tempistica è discutibile) non ci pensa due secondi a partire per salvarli, nonostante le raccomandazioni del nano. Per fortuna questa volta non lo ha ascoltato o non si sarebbe salvato nessuno. Ancora una volta i piani di Tyrion si rivelano fallimentari, questa non è proprio la sua stagione e sarà difficile tenere a bada la regina, se le sue parole smetteranno di avere credito ai suoi occhi. A proposito di Gendry, non abbiamo ben capito il suo impiego fino ad adesso: si è candidato per la battaglia, sembrava dovesse mostrare tutta la sua maestria con il martello, proprio come il padre da giovane e invece ha lasciato l'arma agli altri e non ha fatto che correre per tutto l'episodio. Tornando alla Khaleesi, si è insistito molto - e anche prematuramente - sul fatto che non possa avere figli cui lasciare successivamente il trono e di come lei consideri assolutamente tali i draghi e, purtroppo, come prevedibile, in battaglia ha dovuto vederne morire uno. Fra l'altro, che mira hanno gli Estranei? Altro che balestrona. La situazione adesso è molto più equilibrata, perché sappiamo bene che le bestie possono spazzare via facilmente interi eserciti sia di vivi che di morti, ma quando questi ultimi possiedono a loro volta un drago, come chiaro dal fotogramma finale, le sorti non sono poi così facili da essere previste. Tra l'altro, Se Viserion (il nome gli ha davvero portato sfortuna) avesse conservato il fuoco, potrebbe magari sciogliere la Barriera e i non morti riuscirebbero a passare.

 

Jon, comunque, continua ad essere corteggiato dalla morte ed a salvarsi in extremis. A parte per ragioni di trama, sembra che ci sia davvero qualcosa nel suo destino che si deve ancora compiere prima di morire e per questo riesce sempre a sopravvivere in maniera fortuita. Quando l'abbiamo visto finire sott'acqua e poi riemergere, rimasto ormai solo in mezzo ai non morti, ci siamo veramente chieste come avrebbe fatto a scamparla questa volta ed è stato grazie ad un fugace, ma graditissimo ritorno, quello dello zio Benjen. Alla fine sono riusciti a vedersi, anche se brevemente e di certo non in circostanze felici, con lo zio che decide di sacrificarsi per rallentare i non morti e permettere al nipote di fuggire. Insomma, una classica morte in battaglia quella di Benjen, un po' un peccato perché poteva regalarci molto di più.

Il culmine dell'insicurezza della madre dei draghi ci viene mostrato nel dialogo finale tra lei e Jon, dopo aver compreso, fra l'altro, osservando le sue cicatrici sul petto, che la storia della resurrezione non era una metafora. Jon si scusa perché si sente in colpa (in effetti) per ciò che è accaduto a Viserion, avendo compreso quanto siano importanti per lei i draghi e la chiama, oltre che Dany, come il fratello, mia regina, facendole intuire che si sta inginocchiando a lei. Daenerys è provata dall'aver visto con i suoi occhi l'orrore ed ora è pronta a combatterlo, soffre per il figlio ed è allo stesso tempo sollevata di non aver perso anche Jon. Alla devozione di Jon reagisce con delle parole che sono emblematiche, che riassumono perfettamente quanto in realtà lei stia giocando a fare la dura, si stia comportando in modo spietato perché è così che il mondo le ha insegnato ad essere se vuole farsi rispettare e prendersi il potere che le spetta, perché sotto quella scorza è una ragazzina insicura e fragile, che probabilmente ha anche molta paura; quando lui le accorda la sua fiducia, infatti, quasi in lacrime gli confessa che spera di meritarselo. Questo non è certo il pensiero di una persona realmente spietata.

Prima di concludere questa recensione bisogna tornare a Winterfell, dove è avvenuto qualcosa che va osservato attentamente e potrebbe avere dei risvolti interessanti. Sono ormai due puntate che Arya sembra quasi out of character, eccessivamente astiosa verso la sorella, quasi invidiosa di lei, delle cose belle che ha sempre avuto, del suo essere diventata lady di Grande Inverno, aspetti che alla piccola guerriera non sono mai interessati. Le divergenze fra le due continuano ad acuirsi nei due confronti che hanno in questa puntata. Entrambe le ragazze si rinfacciano errori che hanno effettivamente commesso, ma c'è da dire che Sansa ha ragione quando sottolinea che Arya la sta sgridando per non aver fatto niente, quando lei stessa è stata anni lontana da casa e, aggiungiamo noi, voleva anche rinunciare ad essere una Stark, se solo il bisogno di vendicarsi non fosse prevalso. Nella seconda discussione fra le due la situazione sembra precipitare, di fatto Arya sta minacciando di uccidere la sorella, ma alla fine le consegna la daga di Ditocorto, dalla parte del manico. Ad una prima visione eravamo solo molto arrabbiate per la piega presa dalla vicenda, perché non ha veramente senso tornare per combattersi in casa, ma conosciamo bene la nostra Arya e se fosse che, invece, ha ben compreso di essere osservata dal manipolatore e con quel gesto lo stesse facendo intuire tra le righe anche a Sansa? Come per dirle: "ci sta fregando di nuovo, sai cosa devi fare". Se nella prossima puntata Ditocorto dovesse morire per mano di Sansa, saremmo veramente soddisfatte, anche perché ci sembrerebbe veramente out of character se Arya avesse perso la testa e uccidesse un membro della sua famiglia (oltre che insensato a livello di sceneggiatura). Tra l'altro, Sansa continua, nonostante tutto, a volere proteggere la sorella: Ditocorto le aveva velatamente suggerito di chiedere protezione a Brienne contro di lei, invece la lady di Grande Inverno la manda ad Approdo del Re, da cui ha ricevuto un invito. Nella prossima puntata ci aspetta una big reunion, insomma e chissà che Jaime finalmente si svegli definitivamente. 

Anche per questa settimana abbiamo concluso la nostra analisi, che cosa vi aspettate dalla prossima ed ultima puntata? Chi morirà? Siete pronti a dover aspettare due anni per l'ultima stagione, ancora più breve? Noi decisamente no.

Vi diamo appuntamento alla prossima settimana!

 

 

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