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Quella che andiamo ad analizzare è stata una puntata fin troppo frenetica, in cui è successo di tutto, senza darci il tempo di metabolizzare e lasciandoci confuse sul proseguimento di diverse storyline. Lungi da noi lamentarci del ritmo frenetico perché è l'unica scelta possibile quella di affrettare i tempi, visto che siamo ormai agli sgoccioli, non solo della stagione, ma dell'intera serie, soltanto che in questo episodio forse hanno un tantino esagerato, mettendoci anche in crisi per quanto riguarda il giudizio globale.

La puntata riprende le fila del discorso da dove ci avevano lasciati la scorsa settimana: come prevedibile, anche se non del tutto scontato, Bronn è riuscito a salvare Jaime (non troppo realisticamente), che poi, siccome gli sceneggiatori stanno scrivendo male il personaggio del bel Lannister, avrebbero anche potuto decidere di eliminarlo senza concludere la sua storyline. Infatti, se l'intenzione è quella di tenerlo unito a Cersei fino alla morte, annullando, come già sottolineato nelle scorse recensioni, tutto il suo bellissimo percorso di crescita, allora forse era meglio finirla con la precedente puntata. L'espediente usato da Cersei, che sia incinta davvero o che lo dica solo per manipolarlo, sembra, infatti, portare sempre più verso un epilogo del genere, per quanto, ogni volta, dalle facce del fratello si colga sia la paura che prova per lei, che una sorta di rifiuto verso la parte più nefasta della regina. Ormai, però, non ci illudiamo: secondo noi non sarà Jaime ad uccidere la sorella, bensì Arya, in una sorta di parallelismo con le Nozze Rosse, se Cersei è davvero incinta. Sarà, certamente, una grande vendetta per la piccola Stark, ma rovinerà definitivamente l'evoluzione del personaggio di Jaime. Bronn, che amiamo ogni volta che appare sempre di più, non solo salva un Lannister, ma fa in modo che questi possa riunirsi con l'altro fratello, Tyrion, in una scena che poteva forse essere più emozionante se le avessero dedicato un minutaggio maggiore e si fosse delineata meglio, ma i due attori riescono a restituire palesemente tutto l'affetto che i personaggi che interpretano provano l'uno per l'altro, anche se si trovano in due schieramenti opposti. Jaime è arrabbiato con Tyrion per la questione del padre, ma in fondo lo comprende e lo ascolta ancora una volta. Il dialogo tra i due è interessante, anche perché ancora una volta il nano ribadisce quanto il padre lo odiasse proprio per ciò che lui è e le teorie che vedono Tyrion come un possibile Targaryen prendono sempre più piede.

Per quanto riguarda il personaggio ormai più odiato di sempre (ma non da noi), Daenerys Targaryen, questa volta si è effettivamente comportata un po' troppo da tiranna e deve stare attenta alla nomea che si sta facendo, perché è vero che si trattava di soldati e non civili, che non poteva essere clemente con i Tarly per non creare precedenti o anche che renderli schiavi, dal punto di vista etico, non è poi tanto meglio della morte, ma giustiziarli bruciandoli vivi la rende, agli occhi della gente, che già è diffidente, esattamente come Cersei o suo padre. Questo anche perché la scelta che propone, di fatto è una non scelta, dato che non offre alcuna possibilità di scampo. Certo è che, effettivamente, se vuole vincere la guerra e contrastare Cersei le tocca giocare sporco. Troviamo molto interessante questo sviluppo, mostrare come il potere possa dare alla testa anche a delle persone mosse da giusti ideali, ci ha un po' ricordato il film "L'Onda" (piccolo OT: se non lo avete visto, recuperatelo assolutamente). A parte bruciare soldati, Daenerys assiste ad un interessante avvicinamento tra Jon e Drogon: quest'ultimo si lascia accarezzare da quello che riconosce come un Targaryen e forse la donna capisce che può fidarsi di lui.

Ma per noi, l'incontro veramente emozionante è stato quello che aspettavamo da tempo: Jorah è tornato dalla sua Khaleesi per servirla ancora una volta. Sicuramente siamo di parte nei suoi confronti, ma bisogna riconoscere come sia stato l'unico in grado di far riaffiorare l'umanità della Madre dei Draghi e che lei non sorridesse così da troppo tempo. Purtroppo hanno anche delineato una sorta di triangolo inutile tra lei, Jorah e Jon Snow, dove tutti si guardano e si studiano o sono già gelosi. Crediamo comunque che sia irrilevante perché è praticamente certo che Daenerys e Jon purtroppo si sposeranno ed è anche altamente probabile che Jorah ci lasci le penne nella missione suicida che stanno andando a compiere.

Davvero emozionante anche il saluto tra Tyrion e Jorah, con la consegna della moneta come sorta di portafortuna, che è l'unica speranza che ci ancora alla possibilità che lui si salvi. I due ci erano molto piaciuti come duo ed è stato un piacere rivederli insieme.

Tyrion è anche protagonista di un interessantissimo dialogo con Varys, che ha sempre degli scambi di elevata saggezza con gli altri personaggi, in cui gli espone tutte le sue perplessità sull'operato della regina, mentre cerca di autoconvincersi che non stia sbagliando. Varys gli fa capire quanto sia importante la figura del consigliere e che, se non la rimette in carreggiata, la responsabilità della distruzione che creerà sarà anche sua.

Sempre a proposito di Targaryen, nella puntata assistiamo anche ad un'importantissima rivelazione, quasi passata in sordina. Praticamente leggendolo casualmente, Gilly rivela a Sam, che non sta prestando molta attenzione, che Rhaegar, di cui sbaglia a pronunciare il nome, aveva annullato il suo matrimonio a Dorne, per celebrarne subito un altro, ovviamente con Lyanna. Questo è rilevante perché rende Jon un figlio legittimo e quindi molto più erede al trono di Daenerys stessa. Quando si verrà a sapere? E come la prenderà la Khaleesi? Siamo contente, comunque, che Sam abbia deciso di lasciare la biblioteca, parte della trama che non ci ha mai convinte più di tanto.

Altro graditissimo ritorno è quello di Gendry, con annessa strizzatina d'occhio ai fan tramite la battuta sul remare. Il ragazzo è felice di seguire Davos, che non deve fare nulla per convincerlo, dato che per aver salva la pelle gli è toccato confondersi tra i Lannister e lavorare per la famiglia che gli ha ucciso il padre. E Robert viene omaggiato anche grazie all'unica arma che Gendry è in grado di utilizzare davvero bene, il martello, la stessa del padre in gioventù. I parallelismi non finiscono qui, perché l'incontro con Jon Snow e la decisione di combattere con lui, così come il dialogo stesso tra i due, sono un continuo rimando al rapporto che c'era tra Ned e Robert (i feels). Abbiamo gradito anche la scena della fuga, intercettata dalle Cappe Dorate, costruita con una certa tensione (abbiamo sempre paura che anche Davos faccia una brutta fine ed ha appena sottolineato di essere arrivato alla vecchiaia, non è mai cosa positiva in Game of Thrones) ed in cui abbiamo avuto un assaggio della maestria di Gendry con l'arma. In questo ci hanno stupite, visto che penso quasi tutti ci aspettavamo che sarebbe tornato solo per fare il fabbro di spade contro gli Estranei.

Ci piace parecchio l'idea che tutti si alleino temporaneamente contro il pericolo più grande rappresentato dagli Estranei, sarà un clichè, ma in Game Of Thrones è veramente insolito vedere certi personaggi l'uno accanto all'altro e ci esalta molto. Ne abbiamo avuto già un assaggio grazie all'improbabile gruppo che segue Jon, formato da quest'ultimo, Jorah (scommettiamo già che tra i due ci sarà un discorso riguardo a Daenerys, proprio come fu con Daario), Gendry, Tormund, Dondarrion, Thoros ed il Mastino. Gli uomini però, stanno andando in missione suicida per niente, dato che, in realtà, Cersei vuole già l'armistizio, anche se solo per avere tempo di organizzarsi e fregare Daenerys. Anche questo piano di Tyrion rischia di rivelarsi inutile e non ci si può stupire del fatto che poi Daenerys faccia fatica ad ascoltarlo. Per quanto riguarda la missione oltre la barriera stiamo già facendo il toto morti, temiamo che purtroppo sarà più di uno a lasciarci, prepariamo i fazzoletti.

Non abbiamo molto gradito, invece, la piega che stanno facendo prendere al rapporto tra Arya e Sansa. Innanzi tutto perché Sansa è rimasta uno dei pochissimi personaggi puri, l'unica a voler ancora cercare di lavorare insieme agli altri piuttosto che ammazzare persone. Per quanto in questa serie non sia realistico e anche se non è mai stata fra le nostre preferite, ciò le fa onore ed insinuare che in cuor suo stia sperando che Jon non torni per tenersi il trono, per quanto non le piaccia (ma sia comunque in parte umano), svilisce un po' la sua purezza. Arya lo ha capito e Ditocorto non perde occasione per entrare in scena e creare astio fra le sorelle. L'uomo si è volutamente fatto seguire ed ha piazzato la pergamena che Sansa aveva scritto ad Approdo del Re sotto dettatura di Cersei per far cadere in trappola Robb in un posto in cui Arya la trovasse, non subito ma nemmeno difficilmente. Siccome Arya non si fida di Sansa, probabilmente non le chiederà delucidazioni e ciò le allontanerà ulteriormente, a meno che la ragazza non sia abbastanza scaltra, come dovrebbe essere dopo il suo allenamento, da aver già capito tutto e quindi ucciderà Ditocorto a breve. Noi ci speriamo molto.

Tirando le conclusioni, una puntata per tanti aspetti non male, per altri forse un po' troppo caotica e disordinata, di preparazione alla prossima, che probabilmente ci farà piangere ed agitare non poco.

Vi diamo appuntamento alla prossima puntata!

 

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