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Recensire questa puntata per noi non è impresa facile. Se, del resto, in generale, in Game of Thrones ci piacciono personaggi che appartengono anche a casate rivali, mai come in questo episodio abbiamo provato un misto di sensazioni in contrasto tra loro e temuto tanto per alcune sorti.


Ma procediamo, come sempre, con ordine, partendo dalla situazione a Winterfell. Il dialogo tra Ditocorto - che non perde tempo per ingraziarsi qualsiasi figlio di Catelyn cui spetterebbe il potere - e Bran non è da sottovalutare, soprattutto in virtù del fatto che, con un'incredibile faccia tosta, consegna al ragazzo il pugnale di Valyria, causa scatenante di tutti i conflitti iniziali tra Stark e Lannister. Poiché Bran vede tutto e sa benissimo che Ditocorto sta mentendo, così come, ancora una volta, anche Sansa si dimostra vigile a riguardo, ricordando che Petyr non fa niente senza avere degli interessi da perseguire, probabilmente sarà per contrappasso proprio questo pugnale, consegnato successivamente nelle mani di Arya, che porrà fine alla vita dell'uomo.

Ed a proposito di Arya, finalmente la piccola Stark fa ritorno a casa, riabbracciando la sorella Sansa, in un momento davvero solenne che ci ha commosse, soprattutto perché c'era molto contributo da parte delle due attrici che interpretano i personaggi, che nella vita reale si adorano. Il loro dialogo di fronte alla statua - orribile - del padre sottolinea quanto tempo sia passato da quando si sono separate e come siano cambiate a causa delle brutte cose che sono successe, anche se non preannuncia niente di buono per il finale. Stiamo iniziando ad aver paura che Arya possa morire dopo aver magari eliminato l'ultimo nome della sua lista e questo ci farebbe molto male, essendo fra i personaggi che più amiamo.

La reunion tra Arya e Bran, invece, è di minor impatto, in quanto ormai, grazie anche al dialogo con Meera, che realizza che il suo amico è morto in quella caverna (nella scorsa stagione), abbiamo compreso che l'umanità e l'identità del ragazzo sono ormai perse. Arya fa in tempo anche a sfidare a duello Brienne, riuscendo a batterla, grazie proprio al pugnale e mettendosi in mostra agli occhi di un preoccupato Ditocorto e di una turbata Sansa. La scena l'abbiamo davvero apprezzata perché la stima tra le due donne è reciproca e finalmente Brienne ha avuto un'avversaria rispettabile, dopo tante ore di addestramento di Pod. Encomiabile anche la risposta di Arya su chi le avesse insegnato a combattere così, "No One".


A Roccia del Drago la situazione si fa sempre più imbarazzante: a parte i siparietti gossippari tra Missandei e Daenerys prima e tra Jon e Davos dopo, abbiamo ormai capito con certezza che la coppia Jon e Daenerys diverrà presto realtà (Jorah dove sei?). Lei gli lancia delle occhiate non disinteressante, si fa convincere dal suo discorso nella caverna a combattere per lui contro gli Estranei (non prima che lui si inginocchi, ovviamente) e prende in considerazione la sua opinione sulla guerra, lui è colpito dalle parole di Missandei su come lei sia una regina differente. La tensione tra i due è sempre più palpabile, sono spesso molto vicini e dobbiamo ammettere che costituiscono un connubio interessante, ma ancora non siamo convinte e non solo perché ci dispiace per Jorah, che per l'ennesima volta sta tornando da lei per vederla con un altro. Chissà, fra l'altro, come reagirà Daenerys quando saprà che Jon è un Targaryen, nella fattispecie suo nipote e viceversa, rivelazione che speriamo non tardi ad avvenire, anche perché pretendiamo la reunion tra Jon e Arya a questo punto.

In questa puntata abbiamo assistito anche ad un altro incontro che ha regalato qualche gioia, quello tra Jon e Theon: il re del Nord affronta quest'ultimo, memore di ciò che ha fatto agli Stark, lasciandolo in vita solo per aver poi aiutato Sansa a fuggire. Ancora non riusciamo a capire che direzione vogliano prendere con questo personaggio, ora pare che voglia salvare la sorella con l'aiuto di Daenerys, ma negli occhi gli si legge ancora la paura Reek.


E finiamo con Alto Giardino, dove è ambientata la parte clou della puntata. La guerra è stata davvero interessante da seguire e costruita molto bene (a parte a livello di tempi, perché gli spostamenti sono davvero troppo veloci e sfasati). I Lannister si sono disposti strategicamente in una sorta di falange, formando un muro di scudi per contrastare l'orda di Dothraki che gli si sono scagliati contro, ma grazie sia alla forza bruta di questi ultimi che a Daenerys che gli ha aperto un varco bruciando uomini e risorse con l'ausilio di Drogon (quanto è stato emozionante sentirle dire di nuovo Dracarys?), non c'è stato molto da fare. La regia era tutta volta a sottolineare quanto detto da Jon precedentemente, ovvero che Daenerys avrà anche giustamente giocato la sua offensiva, ma ha causato una tale devastazione, con quei corpi che giravano bruciati vivi in mezzo al fumo e alla distruzione. Resta il fatto che, purtroppo, non vediamo un modo differente per prendersi quel trono, ora come ora, quando dall'altra parte c'è Cersei che stava solo incasellando una serie di preoccupanti vittorie. La balestrona, che non abbiamo capito per quale motivo si fossero portati dietro proprio in questo frangente, ha fatto certamente un bel danno perché può darsi che ora Drogon non possa più volare, ma è stata spazzata dalla coda dell'animale in meno di un secondo dopo l'atterraggio. I Lannister dovranno inventarsi qualcos'altro. In tutto ciò, comunque, Bronn, personaggio che ci era mancato con il suo sarcasmo e la sua onestissima venialità, si è rivelato utilissimo, riuscendo a mettere, forse, fuori gioco uno dei figli della regina. Interessantissimo anche tutto il piano sequenza che segue la sua fuga da uno dei Dothraki per andare ad impugnare la balestrona.


Veniamo, ora, al tasto dolente, il momento che ci ha fatto trattenere il fiato fino alla fine. Per tutta la battaglia abbiamo temuto sia per Daenerys che per Jaime, essendo due fra i migliori personaggi della serie, ma le ultime scene raggiungono un livello di sadismo che sembravano essere scritte da Moffat (guarda caso, in puntata c'era di nuovo Gatiss, mica è un caso!). In questo frangente Jaime è tornato ad essere il personaggio che abbiamo tanto amato, un guerriero valoroso, un eroe romantico, che anche senza una mano, rimane fino all'ultimo in battaglia, non abbandona i suoi uomini e rischia la sua vita. E infatti, quando corre incontro al drago di Daenerys con la lancia in mano, noi eravamo esattamente Tyrion. Lo ammiravamo, ma eravamo estremamente preoccupate e gli urlavamo, insieme al fratello (che forse si sta rendendo ora conto di essere realmente contro una persona che ama e avrà qualche ripensamento nelle prossime puntate), di scappare. A livello razionale sapevamo che ci sono troppe storie legate a lui ancora da chiudere e non sarebbe morto lì, ma abbiamo avuto seriamente paura quando la bocca di Drogon si è spalancata (che scena). Non crediamo ci siano possibilità che sia morto, quindi, anche se con quell'armatura e la mano finta, non sarà facile riportarlo a galla per Bronn (se è stato lui a salvarlo).

 

Anche per questa puntata è tutto, vi diamo appuntamento alla prossima settimana! 

 

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