header nuovo

Follow Us

header2

Senza dubbio, la quinta stagione di Black Mirror si può considerare il punto più basso toccato dalla serie. In realtà, però, non è tutto da buttare e sarebbe bastato un maggior approfondimento ed una scrittura più cinica, come quella a cui eravamo abituati, per riuscire a salvare, forse, tutti gli episodi che la compongono.

Quel che rende la stagione lontana dai fasti black mirroriani e dal suo spirito intrinsecamente critico non è tanto il lieto fine delle puntate, perché, a ben vedere, come in passato, anche quando sembrano concludersi con un risvolto positvo, le implicazioni che comportano certe risoluzioni non sono sicuramente troppo edificanti, quanto il fatto che l'uso della tecnologia non sia poi così pervasivo come avveniva di consueto nelle realtà distopiche che la serie ci ha di volta in volta presentato. Inoltre mancano quei twist finali per cui ci rendevamo conto di aver empatizzato con persone deprecabili, ma ben consapevoli che purtroppo il resto della società presentata non era migliore. Quel cinismo, quell'imbruttimento senza scampo dell'umanità sono andati affievolendosi un po' troppo negli ultimi anni di questa produzione.

Il punto è proprio questo: le tre puntate della quinta stagione sembrano dirci che una scappatoia c'è, che se impariamo a gestire la dipendenza dalla tecnologia e a curare le relazioni umane, può darsi che la nostra società non diventerà - o cesserà di essere - quella dipinta dagli episodi delle prime stagioni. Le vicende, in effetti, non sembrano ambientate in un futuro troppo lontano dal nostro, non presentano tecnologie e trovate così futuristiche, anzi appare tutto molto attuale ed il secondo episodio si svolge addirittura nel 2018, quindi praticamente già il passato per noi. Per carità, si tratta di un messaggio senza dubbio encomiabile, ma la forza di Black Mirror e la sua capacità di smuovere gli animi e far ragionare lo spettatore sulla deriva intrapresa dalla nostra società stava proprio nel mostrarcela attraverso il suo lato più crudo e disumano.

Seguono spoiler sugli episodi.

In "Striking Vipers" la realtà aumentata viene dipinta come un'esistenza alternativa reale e potenzialmente migliore rispetto a quella abituale, quanto meno per i due protagonisti, che si trovano ad essere più appagati, sia sessualmente che sentimentalmente nella dimensione del gioco. Il focus è sul singolo e non sulla collettività, già questo rappresenta una sostanziale differenza di approccio rispetto al passato, ma dobbiamo, forse, immaginare, grazie anche alle parole di uno dei due protagonisti che riferisce di diversi utenti che ne fanno uso, che possa essere la nuova realtà di tanti e, di lì a poco, della maggioranza della popolazione. Del resto, la realtà aumentata non è un espediente che ci è oscuro al giorno d'oggi ed esistono già da tempo piattaforme in grado di fornire agli utenti che si iscrivono una vera e propria realtà alternativa, come "Second life". Se dal punto di vista formale, l'episodio può ricordare vecchie puntate come "Playtest" o "USS Callister", l'approccio maggiormente ravvicinato al piano sentimentale dei personaggi, lo rende originale rispetto agli altri e fa scaturire tutta una serie di questioni mai affrontate nella serie, che però rimangono soltanto vagamente accennate. Purtroppo, infatti, nei sessanta minuti che lo compongono, l'episodio non riesce ad approfondire tutti gli spunti che racchiude, preferendo regalare una chiave di lettura finale incompiuta e davvero triste e scontata. Lo spettatore si può domandare perché i due protagonisti abbiano deciso di interpretare costantemente gli stessi personaggi del picchiaduro e non altri, perché uno dei due opti per una donna e che implicazioni questo abbia circa la sua identità di genere nella realtà, argomento per niente esplorato, perché non cambino videogioco, se i sentimenti che provano sono legati ai personaggi che interpretano perché in qualche modo chi ha creato il videogioco li ha programmati includendo una sorta di attrazione l'uno verso l'altra, se i personaggi sono semplici involucri o sono in qualche modo senzienti, o ancora perché dovrebbe essere un elemento attrattivo provare le sensazioni dei due lottatori, quindi male fisico (forse il gioco è programmato fin dall'inizio per portare i giocatori a fare altro invece che picchiarsi? Oppure in una società anestetizzata, anche sentire dolore costituisce un traguardo? Tutte idee che possono sorgere nella mente dello spettatore, ma che non sono nemmeno suggerite dalla messa in scena). Anche la tematica dell'orientamento sessuale dei protagonisti è appena accennata: nella scena clou in cui provano a baciarsi nella realtà in maniera meccanica, per cui ovviamente non sentono niente, ma poi iniziano a picchiarsi come nel gioco, mi sarei aspettata il raggiungimento di una certa consapevolezza, ma che questo comunque non bastasse e li portasse ad una deliberata decisione di voler vivere nella virtualità. Quel che rende poco black mirroriano l'episodio è che la tecnologia alla fine viene delimitata, ricondotta esclusivamente ad una valvola di sfogo, all'evasione da concedersi una volta l'anno, quando la vera deriva sarebbe stata rappresentata dalla decisione di "abbandonare" la vita reale, moglie e figli e vivere all'interno del videogioco, uscendo esclusivamente in condizioni di necessità.

"Smithereens" ha il pregio di riuscire a mantenere la tensione costante per tutta la durata della puntata, come succedeva ai vecchi tempi, anche grazie alla straordinaria interpretazione di Andrew Scott, che non delude mai. Ciò che, invece, non convince è la potenza del racconto. L'episodio è strutturato come uno di quelli in cui non sappiamo fino all'ultimo le reali motivazioni del protagonista, solo che anziché farci empatizzare con un personaggio che crediamo essere buono, ci fanno intendere dall'inizio che abbia cattive intenzioni, per poi svelarci che si tratta fondamentalmente un uomo distrutto - per cui era giusto immedesimarsi in lui, dato che, di fatto, potrebbe davvero essere noi. Sebbene qui, apparentemente, la tecnologia sembri tornare ad essere protagonista assoluta della puntata e per l'intera collettività, visto che si parla di social network, alla fine il concetto è depotenziato dal disvelamento della causa scatenante la depressione di Chris. L'uomo avrebbe potuto distrarsi per un colpo di sonno, per un gatto che gli attraversava la strada ed il risultato non sarebbe cambiato. Ovviamente il messaggio trasmesso dall'episodio è encomiabile, non dovremmo distrarci usando il telefono mentre siamo alla guida, ma non è interessante ai fini di una serie tv come Black Mirror perché è un pensiero che possiamo formulare tutti, non è qualcosa di spiazzante e disturbante che la serie ci mette sotto gli occhi anche se non lo vorremmo vedere. Hanno molto più potenziale tutte le tematiche secondarie della puntata, come il fatto che ciò che ci rende effettivamente schiavi della tecnologia sia la noia, lo afferma Chris ed è evidente nelle espressioni indifferenti della gente che legge la notizia di cronaca (anzi probabilmente solo il titolo) che lo riguarda, per passare in tempo zero ad un'altra news - destino amaro, visto che parlando con Billy Bower, Chris voleva lasciare il segno; o ancora la riflessione che ci invita a fare circa il destino, in caso di dipartita, dei dati che mettiamo in rete (voi ci avete mai pensato seriamente a quella funzione che permette di affidare il vostro account a qualcuno in caso di morte?) e come questo possa impattare sui nostri cari; e ancora quanto siano diventati più efficienti e puntuali i social network e i sistemi informatici nel tracciare il profilo psicologico di una persona, per poterne comprendere le intenzioni rapidamente in caso di emergenza, ben prima che ci arrivi la polizia con i suoi metodi vetusti (anche se c'è da dire che in questa stagione la polizia fa una figura talmente pessima e stereotipata, da non sembrare realistica).

E veniamo alla nota decisamente dolente, "Rachel, Jack and Ashley Too", sostanzialmente la storia di come Miley Cyrus ha cessato di essere Hannah Montana ed il prodotto standardizzato voluto dall'industria commerciale. Questa puntata assume dei toni addirittura comici, non grotteschi come poteva essere "The National Anthem", ma semplicemente da teen drama rivolto ad un pubblico di fan della pop star che ne è protagonista. Il messaggio è quello che si dovrebbero assecondare le proprie aspirazioni e non diventare un prodotto di chi investe su di noi solo in nome del Dio Denaro. Anche in questo caso, per carità, encomiabile, ma non è il terreno di Black Mirror o almeno non scritto e raccontato in questo modo. Nell'episodio non mancano spunti interessanti che avrebbero potuto essere approfonditi, come la velata ed appena accennata critica alla morbosità dei fan che tendono a vedere l'artista non come una persona, ma a mitizzarla, con la conseguente oggettivazione della stessa e la produzione, quindi, di robot che ne ricreino fattezze e comportamenti. O spingendosi ancora oltre, il progetto della zia di Ashley di sostituire la contante con un ologramma, addirittura scalabile (hanno finalmente trovato la soluzione per noi persone basse ai concerti) e componendo canzoni prelevate da una persona in coma, in barba al diritto d'autore e a qualsiasi etica morale. Aspetto interessante, ma che perde potenza nella forma di narrazione scelta nella puntata, che forse voleva far riflettere anche i più giovani, ma che riesce solo nell'intento di attirarli per la presenza della Cyrus, che devo dire, però, mi ha stupita a livello attoriale, portando a casa una buona performance. Anche in questo caso, se apparentemente la tecnologia sembra essere protagonista dell'episodio, di fatto ci rendiamo conto che non è così perché la trama si concentra poi esclusivamente sul lato umano, con conseguente rivalsa finale di Ashley (forse è l'unico vero lieto fine di tutta la serie, dal sapore quasi diseneyano, nonostante volesse esserne una critica) e se tutto l'espediente dei robot delle Ashley Too non ci fosse stato, non avrebbe cambiato di una virgola l'esito finale. Inizialmente si introduce la tematica del robot che costituisce l'unico rapporto "umano" per Rachel, aprendo tutto un ventaglio di possibilità di narrazione circa la pericolosità della tecnologia che sostituisce le persone, magari non originale perché già trattato in diverse opere e all'interno di Black Mirror stessa, ma che poteva trovare diverse applicazioni e una chiave di lettura inedita, come avviene nella 5x01. L'argomento, però, viene accantonato in corso d'opera e giunti alla fine della puntata facciamo davvero fatica a ricordare che abbiamo premuto play su una puntata di quella che era la serie distopica più disturbante, in senso positivo, di sempre.

 

Seguiteci anche sui social per rimanere sempre informati!

Follow Us

Author info box
Disorder
Author: Disorder
About me

Appassionata di serie tv di tutti i generi, da quelle di qualità a quelle trash, fin dai tempi pre-Lost in cui ne uscivano relativamente poche ed era possibile seguirle tutte, conducendo al contempo una piena vita sociale. Adesso ha perso molte ore di sonno e parte della sua vita sociale per poter stare al passo - arrancando. Se dovesse scegliere le cinque serie tv a cui è più affezionata, queste sarebbero Lost, Alias, Twin Peaks, Doctor Who e Once upon a time, anche se sta soffrendo per averne lasciate fuori un'altra decina. Prova empatia prevalentemente per personaggi cattivi perché sono caratterizzati meglio, con quelli che maiunagioia e spesso secondari.

Oltre alle serie tv si nutre di film, musica, arte, fotografia, grafica, libri e viaggi.

 

Articoli dell'autore

Articoli Recenti

La sensazione che ho provato di fronte a questo terzo capitolo della serie è stata quella che...
In un'era in cui, grazie allo sviluppo tecnologico ed alla sua diffusione, chiunque può avere...
Senza dubbio, la quinta stagione di Black Mirror si può considerare il punto più basso toccato...
Per riassumere la poesia che pervade questa serie, non si può che citare il verso della canzone "A...
La prima stagione di The Oa è stata uno dei migliori prodotti che io abbia mai visto, con quel...
Template Settings

Color

For each color, the params below will give default values
Blue Red Oranges Green Purple Pink

Body

Background Color
Text Color

Header

Background Color

Footer

Select menu
Google Font
Body Font-size
Body Font-family
Direction