header

Follow Us

header2

In questo periodo ho recuperato una (mini) serie che ha fatto incetta di premi agli ultimi Emmy e ai Golden Globes di quest’anno; mi ci sono avvicinata spinta dalla curiosità, dettata da questi continui elogi, piuttosto che da un effettivo interesse verso la trama ed il genere in cui si colloca e devo confessarvi che ne ho concluso la visione in sole due notti. Premi meritatissimi, serie assolutamente di qualità, vi rapirà e conquisterà (dopo l’episodio “Marcia, Marcia, Marcia” non riuscirete più a separarvene), sarete perennemente in tensione, pur sapendo come va a finire, vi arrabbierete molto, rifletterete e vi commuoverete.

American Crime Story: people vs OJ Simpson è il primo capitolo di questa serie gemella di American Horror Story (stessi produttori), che si concentra, per l’appunto, sul celebre processo contro OJ Simpson, famosissimo giocatore nero di football negli anni '90, conosciuto anche come attore (“Una pallottola spuntata” per citare un film in cui potete trovarlo), accusato di aver ucciso sua moglie ed un altro uomo. Se le serie legali non fanno per voi e state già pensando che un racconto ambientato prevalentemente in un’aula di tribunale possa annoiarvi, vi assicuro che questo non è un telefilm come tutti gli altri del suo genere. Leggete almeno le mie reasons why e valutate se dare a questa serie una possibilità, io sono certa che non ve ne pentirete!

1) Crime, ma non solo.

Se siete appassionati di crime e serie a tema giudiziario, qui giocate in casa ed è praticamente impossibile che questa serie non vi piaccia. Come vi accennavo però, sarà capace di conquistare anche i meno appassionati a questo filone, soprattutto per le implicazioni di carattere sociale che emergono lungo il racconto e per la sua capacità di raccontare nel dettaglio senza mai annoiare.


2) Ricostruzione fedele e accurata.

Se siete abbastanza grandi da ricordare come andarono i fatti raccontati, visto che i tg di ogni nazione ne parlarono, vi renderete subito conto che la serie si prende pochissime libertà, in favore di una ricostruzione dettagliata e fedele, ai limiti del maniacale (basti pensare alla scena dei guanti, per dirne una, ma è riscontrabile davvero in tutto l’arco della narrazione). Che ci sia ben poco di romanzato non la rende meno avvincente, anzi, amplifica le emozioni che lo spettatore si ritroverà a provare, proprio in virtù della consapevolezza che tutto ciò che sta vedendo sia avvenuto proprio nel modo in cui ci è mostrato. Io, naturalmente, ero troppo piccola nel 1994 per potermelo ricordare, ma sono andata a cercare delle foto ed ho letto alcuni articoli a riguardo, rimanendo sbalordita per la precisione della ricostruzione televisiva dei fatti.

  

3) Impatto mediatico della vicenda.

Forse al giorno d’oggi siamo ormai assuefatti dalla costante presenza dei media, dei salotti televisivi, dell’opinione del web in casi anche piuttosto delicati, come quelli di cronaca nera, spettacolarizzati morbosamente  e senza il minimo pudore, ma all’epoca era decisamente qualcosa di nuovo o che, quanto meno, non aveva mai avuto una tale portata. Del caso di OJ Simpson e di ciò che gli gravitava intorno se ne parlò costantemente ovunque, sui giornali, in televisione, in radio, chiaramente in maniera più o meno superficiale e sempre invasiva. Basti pensare al sondaggio indetto su Marcia, l’avvocato dell’accusa, di cui non parlo nel dettaglio per non spoilerarvi (anche se c’è poco di spoilerabile, essendo una storia vera e molto famosa), ma che mi ha fatto davvero arrabbiare oppure al fatto che l’esito del verdetto finale venne dato in diretta tv, come anche l’inseguimento di OJ in fuga sulla celebre Bronco bianca.

4) La carta del razzismo.

Se sai che ti rivolgerai ad una giuria popolare, composta prevalentemente da persone di colore, in un periodo storico in cui i neri erano ancora fortemente discriminati (non che ora sia migliorata di molto la situazione, anzi credo che purtroppo peggiorerà drasticamente in questi anni) e che potrebbe giudicare più sulla base delle proprie emozioni, invece di ragionare sui fatti e se fai parte del team degli avvocati della difesa di OJ, non potrai che giocarti la carta del razzismo. OJ era quasi sicuramente colpevole, ma molti altri neri venivano accusati ingiustamente, proprio in quanto vittime di discriminazione e soprusi da parte della polizia, così l’uomo ha avuto la fortuna di essere usato dai suoi avvocati per rivendicare proprio questa ingiustizia, facendo leva su essa per farlo scagionare. Poco importa che alcuni di loro fossero altrettanto razzisti o misogini, che discriminassero l’avvocato dell’accusa in quanto donna o che portassero avanti la questione non per reale interesse verso la causa, ma per mero opportunismo: questa si è rivelata senza dubbio una scelta intelligente, tenendo conto del verdetto finale emesso, appunto, da una giuria popolare. Una scelta scorretta, come evidenziato anche dall’altro avvocato (sottolineo nero) dell’accusa, ma purtroppo vincente.

5) Sessismo.

Come già accennato, la puntata “Marcia, Marcia, Marcia”, premiata agli Emmy, vi farà innamorare della serie e del personaggio interpretato dalla meravigliosa Sarah Paulson, vincitrice a sua volta come miglior attrice. Questo episodio evidenzia tutta l’ipocrisia del team di avvocati della difesa che, come detto poc’anzi, si giocarono la carta del razzismo, ma furono i primi a discriminare Marcia e mette in luce il sessismo che in generale vige(va) in quell’ambiente di lavoro, come in molti altri. Marcia viene sbeffeggiata per il suo aspetto fisico mascolino e poco attraente, per i suoi capelli, screditata in quanto donna in carriera, ostracizzata da ex mariti e da chi pareva difenderla per dovere, ma velatamente la invitava a fare qualcosa per rendersi un minimo più piacevole agli occhi degli uomini, derisa pubblicamente sui media e violata nella sua privacy. L’unico che si dimostrò effettivamente un essere umano e le rimase sempre accanto è il suo collega, Christopher Darden.

6) La grande amicizia tra Marcia e Chris.

Come vi ho appena accennato, tra i due avvocati dell’accusa si è instaurato un bellissimo rapporto di complicità e intesa, che li vedeva spesso sostenersi e proteggersi a vicenda, tant’è che si vociferò un possibile coinvolgimento sentimentale, sempre smentito. Io devo confessarvi che li ho shippati moltissimo, ma forse il fatto che furono “solamente” grandi amici, con un livello tale di dedizione e fedeltà l’una verso l’altro, rende il tutto ancora più autentico. I confronti tra i due riportano alcuni dei dialoghi memorabili della serie.

7) Il cast

I complimenti vanno estesi a tutto il cast, anche i personaggi più antipatici e deplorevoli sono stati resi con una tale dovizia da farteli in un certo senso “apprezzare”. Bravissimo Courtney B. Vance nel ruolo di Cochran, anche lui vincitore di un Emmy, il già citato Christopher Darden, interpretato dall’altrettanto premiato Sterling K. Brown e ancora volti noti come quello di John Travolta nei panni di Shapiro, David Shwimmer per Robert Kardashian (sì, il padre delle famose Kardashian, presenti come bambine), lo stesso Cuba Gooding, il protagonista OJ Simpson. David Shwimmer poteva, forse, dare qualcosa in più, dato che il suo personaggio compie una certa evoluzione e si trova in gran conflitto con se stesso. Soprattutto va fatto un plauso per la somiglianza anche fisica fra i personaggi e la loro controparte reale.

american crime story disagio seriale american crime story disagio seriale2 american crime story disagio seriale3

8) Caratterizzazione dei personaggi.

Ogni singolo personaggio viene approfondito nel corso della narrazione. Arriverete alla fine che vi sembrerà di averli conosciuti tutti realmente. Vi affezionerete agli avvocati dell’accusa e odierete quelli della difesa, vedendovi comunque costretti a riconoscerne la bravura, oppure chissà, magari vi schiererete dalla loro parte. Vi ritroverete a provare compassione anche per personaggi dalla dubbia moralità, che non sono altro che il frutto di ciò che hanno dovuto affrontare e subire nella propria vita, pur non giustificandoli. Seguirete l’evoluzione di un personaggio che si troverà a dover fronteggiare un dubbio sempre più martellante nella sua testa. Addirittura della giuria viene fornito un ritratto dettagliato, grazie ad una puntata interamente dedicata ad essa.

9) Miniserie

Si può considerare come tale in quanto ogni stagione di American Crime Story tratterà tematiche diverse, per cui il caso di Oj Simpson inizia e si conclude con questo capitolo, dalla durata di dieci episodi, che vi terranno incollati allo schermo e che trovate su Netflix. Per cui se non siete amanti di quelle serie che si trascinano per stagioni e stagioni, questa fa decisamente al caso vostro.

10) Colonna sonora

Come sempre, io ho un occhio di riguardo per la musica ed anch’essa è trattata in maniera encomiabile. Basti pensare alla canzone che Marcia e Chris ballano o alla scena che viene accompagnata da “Another one bites the dust” dei Queen.

 

Adesso non vi resta che aprire Netflix e immergervi in questo capolavoro.

 

Disorder

Seguiteci anche sui social per rimanere sempre informati!

Follow Us

Author info box
Disorder
Author: Disorder
About me

Appassionata di serie tv di tutti i generi, da quelle di qualità a quelle trash, fin dai tempi pre-Lost in cui ne uscivano relativamente poche ed era possibile seguirle tutte, conducendo al contempo una piena vita sociale. Adesso ha perso molte ore di sonno e parte della sua vita sociale per poter stare al passo - arrancando. Se dovesse scegliere le cinque serie tv a cui è più affezionata, queste sarebbero Lost, Alias, Twin Peaks, Doctor Who e Once upon a time, anche se sta soffrendo per averne lasciate fuori un'altra decina. Prova empatia prevalentemente per personaggi cattivi perché sono caratterizzati meglio, con quelli che maiunagioia e spesso secondari.

Oltre alle serie tv si nutre di film, musica, arte, fotografia, grafica, libri e viaggi.

 

Articoli dell'autore

Articoli Recenti

Per i fratelli Duffer, gli autori di Stranger Things, non era certo un'impresa facile tenere il...
In un periodo in cui prolificano serie TV che ci proiettano in futuri poco edificanti sulla scia...
"Big Little Lies" è una miniserie di sette puntate, creata da David E. Kelley (Ally McBeal), diretta...
La settima stagione di Game of Thrones si è conclusa Domenica notte con una puntata forse fin...
La puntata che andiamo ad analizzare è stata finalmente meno frenetica del solito, più facile da...
Template Settings

Color

For each color, the params below will give default values
Blue Red Oranges Green Purple Pink

Body

Background Color
Text Color

Header

Background Color

Footer

Select menu
Google Font
Body Font-size
Body Font-family
Direction