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Ultimamente leggo spesso pareri assolutisti sulle serie tv e non solo; le persone considerano ormai prodotti riusciti solo quelli che si possono catalogare come capolavori dal punto di vista tecnico, mentre il resto non è degno di nota. Può essere una conseguenza della crescita esponenziale del numero di serie tv che vengono prodotte ogni anno e dell’effettivo innalzamento del livello qualitativo, dato che i telefilm sono divenuti sempre più simili a dei lunghi film, ma non mi trovo per niente d’accordo con questo tipo di valutazione. La premessa era necessaria perché sicuramente “13 Reasons Why” non è un capolavoro dal punto di vista tecnico, non ci sono particolari guizzi nella regia (anche se diverse scelte personalmente le ho gradite e ci sono delle scene per me degne di nota dal punto di vista proprio della regia e della fotografia), ma nonostante questo è senza dubbio, a mio parere, già una delle serie dell’anno e mi è entrata nel cuore come nemmeno dei prodotti che reputo capolavori sono riusciti a fare. Questa serie la dovrebbero vedere tutti, serve sia a chi sta soffrendo o ha sofferto, sia a chi ha fatto del male perché ognuno di noi è stato sia la vittima di qualcuno che il carnefice per altri e andrebbe assolutamente proiettata nelle scuole.

La trama ormai la conosce anche chi non ha visto nemmeno una puntata, dato che questa serie ha avuto grande risonanza sul web, forse anche più di Stranger Things (per restare su prodotti dell’ultimo periodo), sia in positivo che in negativo ed ha spaccato in due l’opinione pubblica. “Tredici”, questa la trasposizione del titolo in italiano, racconta la storia di Hannah Baker, attraverso sette musicassette da lei registrate, che contengono i tredici motivi per cui la ragazza si è tolta la vita, legati a delle persone che vengono a loro volta tratteggiate episodio per episodio e alle quali i nastri sono rivolti. Non è solo la storia di Hannah Baker, ma anche quella di ognuno di loro e non bisogna mai giudicare nessuno, solo essere pronti ad ascoltare e assorbire tutto ciò che i loro racconti intendono comunicare. E poi riflettere, pensarci per giorni e giorni.

I punti di forza di questa serie sono la caratterizzazione dei personaggi, che non sono manichei, né stereotipati come in tutti i telefilm rivolti agli adolescenti, ma anzi ricchi di sfumature in cui il confine tra il bene ed il male si disperde (capire i motivi per cui un personaggio come Justin, ad esempio, si comporti in modo orribile vi farà provare pena per lui, pur non giustificandolo) e la varietà di tematiche che affronta intelligentemente, in maniera diretta e cruda quando necessario a trasmettere la sofferenza e l’orrore, ma sempre con del tatto nei riguardi delle persone ferite, mai superficialmente, non dipingendo i carnefici esclusivamente come tali, analizzando sempre le cause di ogni comportamento e mettendo in scena realisticamente un ampio spettro di situazioni in cui un adolescente si può ritrovare in quel difficile periodo che si attraversa durante le scuole superiori.

Innanzitutto, la serie parla di bullismo verbale e cyberbullismo ed ho apprezzato molto questa scelta perché ha fatto riflettere molte persone che credevano si potesse ritenere bullismo solo un tipo di violenza fisica (essere picchiati a scuola). Dovrebbe essere un concetto chiaro, ma se c’è ancora confusione e una serie riesce a far chiarezza a riguardo e riflettere, per me ha già un grande valore. Quello che succede ad Hannah è assolutamente bullismo ed è attualissimo: tutto inizia con un ragazzo, Justin, che vuole vantarsi di una conquista, ingigantendo i fatti e, nell’era dei social, permettendo che circoli una foto intima della ragazza in questione (che non aveva nemmeno niente di realmente erotico); un attimo dopo Hannah è una “troia”. Ho notato che, se molti spettatori hanno compreso l’errore di Justin, alcuni non hanno poi capito cosa ci fosse di grave nella lista compilata da Alex, che praticamente, cito il commento che va per la maggiore e viene anche messo in luce in una puntata: “le aveva fatto un complimento”. Questo è un aspetto molto importante, sottolineato dalla serie-tv: quello che potrebbe passare anche per un complimento, cioè l’essere inserita in una lista per una parte del proprio corpo reputata un punto forte, non ha fatto altro che far sentire Hannah un oggetto, perché, da quel momento, tutti i ragazzi, visti i precedenti, hanno iniziato a guardarla insistentemente, in modo sporco, di fatto mercificandola e prendendosi delle libertà, come se tutto gli fosse dovuto, per esempio nel momento in cui Bryce è arrivato a permettersi di toccarle il sedere solo per verificare che ciò che c’era scritto su quel foglio fosse vero o quando Marcus le ha chiesto di uscire, al fine di esibirla come un trofeo davanti ai suoi amici e dando per scontato che lei fosse facile. Questo ha avuto delle conseguenze devastanti sulla psiche di Hannah, le voci potevano fermarsi dopo il gesto di Justin, per concentrarsi sul nuovo scandalo della settimana, invece quella lista è stata una conferma, un’etichetta ormai appiccicata addosso che ha alimentato le dicerie su di lei e ha portato il tutto ad un livello superiore, sul piano fisico, scatenando quel meccanismo per cui la ragazza ha cominciato a sentirsi realmente e costantemente (perché il cyberbullismo va oltre la scuola, infatti la madre fa riferimento a commenti sui social network) ciò che le persone le imputavano di essere. Chiaramente Alex non immaginava il peso che il suo gesto avrebbe avuto, lui mirava, in realtà, “solo” a colpire Jessica per ripicca, ottenendo, però, l’effetto di separare Hannah dalla sua unica amica e anche per questo, provando un forte senso di colpa e sentendosi costantemente sotto pressione da parte del padre autoritario (interessantissimo il loro rapporto), entra in depressione, tentando più di una volta il suicidio (alla fine probabilmente riuscendoci, visto il colpo in testa) dopo la morte di Hannah. Un ulteriore aspetto che la serie intende sottolineare continuamente, infatti, è il peso di ciò che magari facciamo superficialmente, senza pensare all’impatto che può avere su una persona molto sensibile e, alla fine, anche su noi stessi.

Ciò che porta Hannah al suicidio è un’escalation di azioni compiute nei suoi confronti, più o meno intenzionali, egoiste, opportuniste e talvolta superficiali, che non hanno fatto altro che farla sentire realmente una puttana, quando in ultima istanza viene violentata, insieme alla sensazione di essere un peso per tutti e completamente sola al mondo. Ogni piccolo gesto l’ha affossata sempre di più, non importa se per qualcuno alcune possono sembrare cose di poco conto, non lo sono per chi sta soffrendo, se contribuiscono ad alimentare il malessere personale e la denigrazione che si subisce costantemente dagli altri. Per esempio, molti non hanno compreso cosa abbia fatto di così grave Zach, che, secondo me, è il colpevole del gesto più meschino fra tutti i ragazzi (escluso ovviamente Bryce). Zach, per orgoglio ferito dal rifiuto di Hannah, le toglie l’unica cosa di cui lei avesse bisogno: le attenzioni che riceveva con quei bigliettini durante l’ora di comunicazione. Per una persona come Hannah, che si ancorava ad ogni minimo gesto d’amore e considerazione che le arrivava dall’esterno, quelle attenzioni erano vitali, per cui si è spinta al punto di scrivere una lettera a Zach a cuore aperto, umiliandosi, pur di fargli comprendere quanto per lei fosse importante che gliele restituisse. Il suo grido rimane, però, inascoltato, anche se scopriamo che Zach alla fine non aveva buttato la lettera, ma non aveva comunque fatto nulla quando l’insegnante di comunicazione lesse quel biglietto di Hannah in cui dichiarava di contemplare il suicidio come una soluzione non tanto sbagliata, pur sapendo benissimo che provenisse da lei. Del resto, vediamo più volte Zach non prendere posizioni e non fare niente, anche quando, ad esempio, Justin cerca aiuto per i suoi problemi familiari, finendo per andare poi sempre da Bryce. Zach incarna quell’atteggiamento molto diffuso del volersi tenere lontano dei guai, far finta di non vedere per non assumersi delle responsabilità, non considerando che invece anche un piccolo intervento può aiutare una persona (far stare meglio Hannah o accogliere Justin invece di spingerlo verso la sua amicizia distruttiva con Bryce). Altrettanto meschino ed opportunista è stato il comportamento di Courtney, che ha usato Hannah come capro espiatorio, aumentando le voci che circolavano su di lei. Non che le paure di Courtney non siano comprensibili e permettono di sviscerare anche la tematica dell’omosessualità, però sotto un punto di vista diverso rispetto ad altre serie tv. La ragazza è lesbica, ma non riesce a fare coming out in quanto figlia di genitori gay e spaventata da quello che l’opinione pubblica avrebbe pensato dei suoi padri e di come l'avessero cresciuta, già vessati per la propria storia personale. Che lei voglia proteggerli è molto dolce, ma, purtroppo, per farlo decide di usare quella che stava diventando una sua amica, lasciando circolare la voce che la lesbica fosse Hannah, dopo una nuova foto che viene diffusa da Tyler in cui le due si baciavano, nonostante la ragazza avesse intenzione anche di aiutarla ad accettarsi ed uscire allo scoperto. Ovviamente il messaggio passa in una maniera molto sporca, come se dopo essere stata con tutti i ragazzi ora Hannah avesse bisogno anche delle donne. Anche Courtney, dopo il suicidio di Hannah, persevera con il comportamento meschino, mascherando le sue intenzioni opportuniste con della finta genitlezza, anche se le sue paure restano condivisibli e purtroppo comprensibili, vista la società in cui viviamo. Arrivista è, invece, l'aggettivo che si addice a Ryan, il redattore del giornalino della scuola, con cui Hannah si ritrova al club di poesia. Inizialmente lui le si avvicina e, notando delle potenzialità in lei, la sprona a scrivere parlando proprio di se stessa, ma poi la tradisce, diffondendo la sua poesia sul giornalino, per puro tornaconto personale. Le sue parole sono molto intime e vengono mal interpretate, come sempre, dai ragazzi superficiali che le leggono e ripetono tra i corridoi della scuola, così, ancora una volta, Hannah viene fraintesa e fatta passare per ciò che non è. Un discorso a parte lo merita Tyler, il ragazzo che stalkera Hannah perché attratto da lei e poi diffonde quella sua foto con Courtney, per vendicarsi del rifiuto della ragazza. Alla richiesta di uscire con lui, Hannah ride, non di lui, ma che gli sia venuto in mente di dire una cosa del genere dopo aver violato la sua intimità e averla spaventata, cosa che purtroppo lui non coglie e pensa di essere preso in giro come al solito (in questo Hannah è stata un po’ indelicata). Chiaramente Tyler ha dei grossi problemi e andrebbe aiutato proprio in quell’età in cui si sta formando, anche perché dal finale di stagione credo si stia apprestando a compiere una strage a scuola per vendicarsi di tutti coloro che lo hanno a loro volta bullizzato ed escluso. Tyler ha sbagliato a violare la privacy di Hannah, è un gesto gravissimo, ma anche lui si trova nella sua stessa condizione: ha dei problemi e viene lasciato da solo, osserva tutti perché vorrebbe far parte delle loro vite, ma è invisibile, lui è lo strano, nessuno degli altri vuole avere a che fare con lui, continuano a parlare con Bryce (forse anche perché Justin continuava a difenderlo e ripetere che Hannah si fosse inventata tutto), ma non con Tyler. Persino Clay sbaglia e decide a sua volta di bullizzare Tyler per vendicare Hannah, diffondendo una sua foto nudo. E qui, tramite la figura di Tony, uno dei personaggi più amati, possiamo riconoscere un altro messaggio importante trasmesso della serie: quanto sia altrettanto sbagliato usare il bullismo per punire il bullo, come l'amico rimprovera a Clay anche riguardo a Courtney. Infatti, spesso i bulli sono tali perché deboli e altrettanto problematici e avrebbero bisogno di essere aiutati per poter modificare il proprio atteggiamento, prima che sia troppo tardi. Tyler è anche la causa indiretta della fine dell’amicizia tra Courtney e Hannah, che già era stata abbandonata da Jessica ed Alex e da quel momento rimane completamente sola, senza contare anche Sheri, che sembra volerla aiutare e poi la abbandona per strada, solo per non assumersi le proprie responsabilità, che causano la morte di Jeff, di cui anche Hannah finisce per sentirsi altrettanto responsabile. Ho letto molti commenti riguardo alla non colpevolezza anche di Sheri nei confronti di Hannah, ma io credo che abbandonare una persona per strada di notte, solo perché non vuoi ascoltarla dato che ti sta consigliando di fare la cosa giusta e lasciarla da sola dopo averla accolta sia di una grettezza infinita. Certo, c’è sempre stato Clay, ma anche lui non è esente da colpe, per quanto alla fine Hannah stessa lo scagioni. Del resto lui la feriva profondamente ogni volta in cui non diceva nulla mentre la calunniavano, perché faceva pensare ad Hannah che lui un po’ credesse a quelle voci o comunque gli desse peso e non è riuscito a trovare il coraggio di amarla veramente, non ha lottato e non è rimasto con lei anche dopo essere stato respinto, perché era chiaro che non fosse perché lei non lo volesse, ma per via del profondo disagio che la ragazza provava con se stessa. La scena in cui lei si lascia accarezzare da lui, ma le tornano in mente tutti i modi sporchi in cui è stata toccata dagli altri ragazzi è dolorosissima e mette estremamente a fuoco ciò che può passare nella mente di una persona che ha subito molestie di questo tipo. Clay è l’altro protagonista di questa storia, un personaggio fondamentalmente buono, anche se certe sue mancanze arriva a capirle solo alla fine, in cui lo spettatore tende ad identificarsi perché ascolta la storia attraverso i suoi tempi e la vede con i suoi occhi, che fanno rivivere anche Hannah stessa. Clay reagisce differentemente dagli altri che hanno già ascoltato i nastri, non solo perché era innamorato di lei, ma perché ha una sensibilità diversa, non ha fretta di finire, vuole capirla, vuole vendicarla e vuole difenderla perché si sente in colpa per non aver fatto abbastanza per lei quando era viva. A fargli da guida, quasi come un Virgilio dei giorni nostri, c’è Tony, un bellissimo personaggio, estremamente positivo, che si dimostra più maturo dell’età che ha e si assume una responsabilità grandissima, rispettando Hannah fino alla fine, quando capisce che deve qualcosa anche ai genitori della ragazza e che l’unica cosa da fare adesso è evitare che altri trovino nel suicidio la risposta ai propri malesseri. Tra l'altro ho amato che Tony fosse gay, ma che non fosse un aspetto rilevante o che lo caratterizzasse, semplicemente è la sua natura e non c'è niente di strano da doverlo sottolineare.

Un’altra tematica che viene sviscerata, di conseguenza, è quella della violenza sessuale. Sono due le ragazze che subiscono uno stupro da parte della stessa persona, Bryce, che è il male puro travestito da agnellino, ulteriore aspetto realistico e molto interessante. Bryce è il tipico ragazzo che sembra innocuo, un bravissimo atleta della squadra della scuola, popolare, forse solo un tantino “coglione”, ma il classico amico di tutti, che se ti servono soldi te li presta o se hai bisogno di un posto dove stare ti offre la sua dimora, che ti procura la roba e organizza feste da sballo. Di Bryce vediamo man mano una vita molto vuota, ricca materialmente, ma è fondamentalmente sempre solo, i genitori sono totalmente assenti, probabilmente non ha nessuna nozione di cosa sia l’amore e di cosa conseguentemente non lo sia e dove risieda il limite e l’aspetto più spaventoso è la totale inconsapevolezza del significato delle proprie azioni, lui crede che sia giusto e normale quello che fa. Quando Clay lo affronta per estorcergli la confessione dello stupro di Hannah, egli afferma, ridendo, che ogni ragazza che gli si avvicina vorrebbe essere violentata. Quella scena è agghiacciante, di una violenza disarmante su tutti i fronti, non solo perché, mentre parla, Bryce sta picchiando Clay, ma perché le sue parole colpiscono ancora più ferocemente lo stomaco dello spettatore. Bryce è una persona estremamente pericolosa ed è anche quello che tutti a scuola lasciano avvicinare, proprio perché apparentemente il più innocuo. Molto interessante anche il suo rapporto con Justin, un’altra dinamica davvero complessa trattata da questa serie. Se Justin, inizialmente, poteva apparire come il classico bel ragazzo, sportivo, popolare e superficiale (gli stereotipi in 13 reasons why durano giusto il tempo dell’entrata in scena del personaggio), alla fine è forse quello che mi ha fatto più pena, ovviamente senza giustificarlo: in casa ha una situazione disastrosa, con una madre che non lo considera e che lo fa picchiare e maltrattare dal compagno di turno (con cui si droga) pur di non essere lasciata, si sente trasparente, così il ragazzo si lega a Bryce, quasi come se egli fosse una figura paterna, l’unico che gli dà considerazione. Il senso di riconoscenza che prova verso Bryce è talmente forte che rimane impotente quando quest’ultimo, per poter entrare nella stanza in cui si trova Jessica svenuta e violentarla, lo convince che ciò che è di uno è anche dell’altro, mettendo in luce quanto sia nocivo e distruttivo il loro legame. Jessica è un’altra grande vittima in questa storia, se inizialmente possiamo catalogare anche lei come una ragazza un po’ superficiale e menefreghista, che abbandona Hannah alla prima occasione e le rinfaccia colpe che non ha, tutto cambia quando iniziamo a conoscerla meglio e scopriamo cosa le è successo. Quello che le accade è terribile, subisce violenza sessuale da incosciente ed il suo ragazzo non solo permette che succeda, ma le mente a lungo per coprire Bryce. Anche dopo le cassette, Justin la convince che Hannah abbia mentito, un po’ perché vorrebbe autoconvincere anche se stesso e un po’ perché pensa di proteggerla, così Jessica continua addirittura a frequentare il suo stupratore, inizia ad avere comportamenti distruttivi ed autolesionisti perché il dubbio la tormenta, si rifugia nell’alcool (altra tematica toccata dalla serie), non ne parla con nessuno perché ovviamente si vergogna e vuole convincersi che davvero non sia successo niente, perché la verità è troppo dolorosa da accettare. Questo avvenimento non cambia la vita soltanto a Jessica, ma sconvolge anche Hannah, che si trovava nascosta all’interno dell’armadio nella stanza in cui avviene lo stupro e rimane paralizzata dalla paura, mentre tutto avviene molto velocemente vicino a lei. Chiaramente non essere riuscita a fare niente le provoca un grosso senso di colpa, che fa precipitare rapidamente da lì a poco la situazione. Quando Hannah è ormai allo stremo delle forze decide di andare ad una delle feste di Bryce, si consegna letteralmente nelle fauci del mostro perché ormai si è arresa. Lui la stupra e qualcosa in lei si spegne - bravissima l’attrice a rendere visivamente questo passaggio - non oppone resistenza ed è in quel momento che Hannah Baker è morta davvero. Quando si procura le lamette, entra nella vasca e si recide i polsi, in realtà, dentro era già morta. Qualcuno avrebbe potuto ancora aiutarla, il Sig. Porter, il consulente della scuola, personaggio, dopo Bryce, ad uscire peggio dalla storia, non fosse altro per il mestiere che esercita e perché è un adulto. Anziché soccorrere la ragazza, la convince che se la sia cercata e le suggerisce di dimenticarlo ed andare avanti. Tutto il colloquio tra i due è agghiacciante. Per Hannah questa è la conferma di essere diventata ciò che tutti pensavano di lei e smettere di esistere era l’unica soluzione che vedeva per poter effettivamente dimenticare tutto. La scena del suicidio, a mio parere, è stata costruita in modo tale da apparire così reale, da non sembrare effettivamente ripresa e proprio per questo fa tremendamente male. La camera si avvicina solo due volte, una sul volto di Hannah e una sulla prima recisione, per il resto della scena rimane ad una distanza tale da poter riprendere l’intero corpo della ragazza e la vasca che velocemente si riempie di sangue, mentre, nonostante il dolore, lei continua a tagliare prima un polso e poi l’altro. La scena è cruda, senza fronzoli e personalmente non avrei voluto niente di diverso perché avrebbe perso in termini di realisticità e violenza. Proprio per questo motivo credo che in generale non sia nemmeno un gran difetto la regia abbastanza standard in questa serie, troppi guizzi, a mio parere, avrebbero stonato con l’intento di far sentire lo spettatore come un voyeur, un personaggio silente all’interno della vita stessa dei ragazzi, che li spia di nascosto.

Nemmeno l’ambiente scolastico ed i genitori dei ragazzi ne escono bene da questa storia. Gli insegnanti non si dimostrano in grado di accorgersi di ciò che realmente avviene fra i banchi di scuola e sono più interessati all’immagine dell’istituto, a non perdere il proprio lavoro e a pulirsi la coscienza, piuttosto che a quello che è successo e che non accada di nuovo. I genitori sono assenti o autoritari o ancora iperprotettivi, imponendo una serie di obblighi e punizioni ai figli, ma non dimostrandosi poi minimamente in grado di discernere i segnali della loro depressione, perché di fatto non li conoscono realmente. Con questo atteggiamento non li mettono nelle condizioni di aprirsi e confidarsi perché i figli hanno paura di non venire compresi o si vergognano di ciò che gli accade, soprattutto se vittime di soprusi. Alcuni ragazzi non si sentono all'altezza e credono di deludere costantemente le aspettative dei loro cari. Poi è chiaro che i genitori di Hannah generino una forte empatia e compassione, soprattutto la madre, interpretata da una bravissima Kate Walsh, ma purtroppo nemmeno loro sono stati in grado di cogliere il malessere della figlia quando era viva, pur abitando sotto lo stesso tetto. Credo che questa serie faccia un buon lavoro proprio anche in questo senso, aiutare chi la guarda a capire i segnali che può lanciare una persona che ha bisogno di aiuto.

Per quanto riguarda la sceneggiatura, a parte qualche forzatura (la scena della scalata di Tony e Clay ancora mi fa domandare perché sia stata inserita), credo sia stato fatto un discreto lavoro, così come con la fotografia, niente di visivamente eclatante, ma risulta funzionale anche ai tempi della narrazione, con dei colori caldi e vivi quando vengono messi in scena i flashback della vita di Hannah e una prevalenza di blu e tonalità fredde nel presente. Ciò è molto utile anche perché i due tempi si mescolano di frequente, a volte con stacchi netti, mentre altre in maniera meno immediata (c’è anche il cerotto del Clay del presente a dare una mano per i meno attenti alla fotografia). Una menzione d’onore va fatta alla colonna sonora, ogni canzone è stata scelta con cura sia per il genere musicale, che per i testi e si lega perfettamente alle scene che accompagna.

Ho trovato su spotify questa playlist abbastanza completa, anche se manca qualcosa (i Beach House con "Elegy to the void"!).

Del cast molto bravi e assolutamente in character Katherine Langford (Hannah), Dylan Minnette (Clay) e Kate Walsh (Olivia Baker), degna di nota anche Alisha Boe (Jessica) e non male Miles Heizer (Alex). Gli altri portano comunque a casa la parte.

Credo fermamente che questa sia una serie che tutti debbano vedere, anche se mi rendo conto che purtroppo non sia, ai fatti, realmente per tutti, dato che molte persone continuano a considerare delle piccolezze la maggior parte delle cose accadute ad Hannah e come retorica il messaggio finale della serie, quello di imparare ad ascoltarci e volerci più bene l’un l’altro. Evidentemente, se serve una serie a ricordare qualcosa che dovrebbe essere basilare nelle nostre vite, così scontato non è. Inoltre, niente è una piccola cosa, perché ciò che può non scalfire una persona, può urtare molto la sensibilità di un’altra, non perché sia più debole (non reputo chi si suicida una persona per nulla debole), ma semplicemente perché non conosciamo effettivamente tutto il vissuto di una persona e certi atteggiamenti possono toccare corde che vanno a ledere quell’individuo, così come, in un’era in cui tutto ciò che facciamo diventa di dominio pubblico sui social, si rischia di dar vita ad una catena di vessazioni senza fine e senza confini. Secondo me questo è l’insegnamento più grande, di cui va fatto tesoro dopo la visione di questa serie: non giudicate e non date mai niente per scontato, pensate sempre mille volte prima di agire e cercate di aiutare chi ne ha bisogno.

 

A breve stilerò anche una lista di motivi no spoiler per cui guardare questa serie, in modo da convincere (spero) i vostri amici che non l'hanno ancora iniziata. Restate sintonizzati su queste frequenze!

 

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About me

Appassionata di serie tv di tutti i generi, da quelle di qualità a quelle trash, fin dai tempi pre-Lost in cui ne uscivano relativamente poche ed era possibile seguirle tutte, conducendo al contempo una piena vita sociale. Adesso ha perso molte ore di sonno e parte della sua vita sociale per poter stare al passo - arrancando. Se dovesse scegliere le cinque serie tv a cui è più affezionata, queste sarebbero Lost, Alias, Twin Peaks, Doctor Who e Once upon a time, anche se sta soffrendo per averne lasciate fuori un'altra decina. Prova empatia prevalentemente per personaggi cattivi perché sono caratterizzati meglio, con quelli che maiunagioia e spesso secondari.

Oltre alle serie tv si nutre di film, musica, arte, fotografia, grafica, libri e viaggi.

 

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