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Esistono due tipi di persone: quelle che, se un pazzo dotato di cabina blu atterrasse in città e proponesse loro di viaggiare nel tempo e nello spazio, non esiterebbero un secondo a partire, non curandosi dei pericoli, anzi sorridendo di fronte ad essi, perché la curiosità, la fame di conoscenza, l’apporto che tutto ciò che è estraneo può dare sono i motivi per cui vale la pena di essere vivi e quelli che nemmeno la noterebbero quella strana cabina telefonica. Se mi state leggendo, fate sicuramente parte del primo gruppo e questo senso di appartenenza a qualcosa di fantastico e unico, che non tutti hanno la capacità di cogliere, è l’aspetto più bello dell’essere un whovian. Senza contare tutte le volte in cui questa serie ci ha commosso, ci ha rallegrato, ci ha donato speranza, ci ha fatto riflettere, sorridere, arrabbiare, piangere fino a consumarci. Quella che segue non è una vera e propria classifica, perché per me è difficile quantificare le emozioni, ma è una raccolta cronologica, come un album di vecchie foto, dei momenti che mi hanno fatta innamorare di questa serie tv.

 

25) “Everybody lives”.

“The Empty child” costituisce la (doppia) puntata cruciale della prima stagione. Il nono dottore (Christopher Eccleston), il primo del reboot, ci è stato presentato nel corso degli episodi come un essere per lo più scontroso e chiuso in se stesso, solitario e arrabbiato, perché provato dalla guerra in cui ha dovuto porre fine, non solo all’esistenza di una razza aliena avversaria, ma anche della sua stessa gente, ormai fuori controllo. Rimasto solo, l’ultimo sopravvissuto della sua razza, seppur con tanta diffidenza, si è aperto di nuovo con Rose, la terrestre che sceglie come companion per i suoi viaggi, perché sa di avere bisogno di qualcuno come lei, con quel lato dolce e umano (solo di una parte degli umani, a ben vedere, come evidenziato in diverse puntate in cui non facciamo una gran figura) che lo compensi, che freni la sua rabbia e che lo aiuti a prendere decisioni difficili. Anche Rose, però, ha quasi rischiato di deluderlo quando tornano indietro al giorno in cui suo padre è morto e lei tenta, comprensibilmente, di alterare il corso del tempo per salvarlo, facendo credere a Nine che sia andata con lui solo per tornaconto personale. Rose gli dimostra che si sbaglia, ma è questa puntata a regalare finalmente di nuovo la speranza al Dottore, perché per una volta riesce a salvare tutti. La gioia nel suo “Everybody lives” è tangibile e non possiamo fare a meno di rallegrarci con lui, anche perché la storia è di quelle davvero commoventi.

24) “Per certe cose vale la pena di farsi spezzare il cuore”.

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Questa frase viene pronunciata da Sarah Jane, una vecchia companion del Dottore, che ritroviamo in una puntata della seconda stagione, a testimonianza del fatto che, nonostante i due non siano più insieme, nonostante la sofferenza, rifarebbe tutto. L’incontro permette di esplorare un aspetto molto importante e triste della vita del Dottore e dei suoi amici. Inizialmente Rose la vive male, immaginandosi che prima o poi quel destino toccherà anche a lei, che si separeranno perché magari lui si stuferà e lei sarà solo una delle tante, ma Ten le mostra l’altra faccia della medaglia: lui ha più di novecento anni, rimarrà potenzialmente per sempre, mutando solo il suo aspetto, ma gli altri, tutti coloro a cui si è legato, lo lasceranno, invecchieranno e moriranno. Lei potrà passare tutta la sua vita con lui, se lo vorrà, ma lui non potrà farlo; cosa è più difficile da sopportare? Un aspetto che verrà toccato di nuovo anche da Twelve e un dialogo che spezza ogni volta il cuore. Ed è ancora più triste se pensiamo che l’attrice che interpretava Sarah Jane è morta di recente.

 

23) “Si può ben tollerare un mondo di demoni per amore di un angelo”

“The Girl in the fireplace” è la puntata che mi ha fatto conoscere Doctor Who. Va da sé quanto io vi sia legata ed è senza dubbio una delle mie preferite in assoluto, che mi ha fatto innamorare della poetica di questa serie e dei meccanismi che mette in scena. La girl di cui si parla è Madame De Pompadour e va sottolineato come le puntate ambientate nel passato siano le più riuscite ed interessanti, soprattutto se alla sceneggiatura troviamo Moffat. Per quanto io abbia amato il rapporto con Rose (anche se la preferivo con Nine), la storia in un certo senso romantica che si dispiega nell’arco di questa puntata riesce sempre a dilaniarmi, complice anche la chimica tra David Tennant e Sophia Myles, che erano realmente una coppia. L’episodio è un condensato di emozioni e genialità moffattiane, ambientato su una nave spaziale del 51° secolo alla deriva, all’interno della quale alcuni oggetti (il primo è un camino del 700) aprono delle “finestre temporali” che collegano alla Francia del 1700 e permettono di accedere a diversi periodi della vita di Madame de Pompadour (bambina, adulta, quando diviene amante del Re di Francia ecc..). Il Dottore va a trovarla inizialmente da bambina, la salva da degli androidi - il personale di bordo della nave spaziale - che però la ritenevano ancora “incompleta” e cerca di scoprire cosa volessero da lei ed il motivo di questo collegamento, balzando da una finestra all’altra della sua vita. Per lui passano pochi minuti, ma lei trascorre tutta la sua esistenza in attesa che arrivino le brevi visite del Dottore, sperando che prima o poi lui la porti con sé a vedere le stelle. Naturalmente dalla storia sappiamo che Madame de Pompadour si ammalò e morì molto giovane, quindi l’episodio non poteva che finire con il Dottore che, dopo averla salvata, va a prenderla per portarla via con sé, ma per pochissimo non riesce a intercettarla. Di lei gli resta solo una lettera che gli ha scritto prima di andare incontro alla morte.

Vi lascio un video-riassunto della loro storia sulla MERAVIGLIOSA colonna sonora della puntata.

 

22) “Sto bruciando un Sole solo per dirti addio”.

L’epilogo tra Rose e Ten è degno di una tragedia di altri tempi. Rose, dopo aver deciso di rimanere al fianco del Dottore, in una situazione potenzialmente apocalittica, finisce per sempre in una dimensione alternativa, un attimo prima di morire. Le due dimensioni non possono interagire, nemmeno il Dottore può recarvisi ed è già straziante vedere i due ai lati di quel muro che li separa per sempre, se non fosse che Ten trova un escamotage per dire addio alla sua amata companion: riesce a proiettare un’immagine di se stesso nell’altro mondo, sfruttando il sistema già adoperato prima della rigenerazione di Nine che dava il suo addio a Rose (Dio mio, quando le disse di lasciare che il Tardis diventasse una cosa abbandonata in un angolo di una strada!) e grazie all’energia di una stella che brucia. Lei gli confessa il suo amore, ma mentre lui sta per ammettere che la contraccambia, il segnale viene interrotto, quindi sparisce davanti agli occhi di una Rose devastata. C’è da dire che, per fortuna, alla fine della quarta stagione, abbiamo un lieto fine. A ben vedere, però, più che lieto è alquanto amaro: Rose potrà vivere per sempre, in un certo senso, con Ten o meglio con una copia di lui, generatasi erroneamente durante lo scontro della season finale, una versione del tutto umana, che potrà invecchiare e morire con lei, ma sapendo, in cuor suo, che il vero Dottore continuerà a viaggiare senza di lei. Ten, dal canto suo, dovrà convivere col fatto che sarà la sua copia umana e non lui a rimanere accanto all’amata, alla quale, per lo meno, riesce a confessare i suoi sentimenti all’orecchio prima di andarsene (parole che noi spettatori purtroppo non potremo mai sentire).

 

21)“Muoio tra le tue braccia, contento adesso?”

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Il Maestro è uno dei personaggi scritti meglio in tutte le sue versioni ed il rapporto tra i due signori del tempo è molto complesso. Per il Dottore è stato un amico, un nemico, una responsabilità. I loro scambi sono al limite del flirt più o meno palese, soprattutto durante l’ultima rigenerazione a cui abbiamo assistito. Nonostante tutto ciò che Il Maestro gli fa passare, dopo che si incontrano di nuovo nella terza stagione e che lui recupera la sua identità, Ten vorrebbe portarlo con sé, sollevato dalla scoperta di non essere più solo, che qualcun altro della sua razza fosse sopravvissuto, ma la sua nemesi preferisce morire tra le sue braccia, nella consapevolezza che non sarà mai quello che il Dottore vorrebbe. Fra l’altro, emblematico e attualissimo il modo in cui, una volta rigeneratosi in Saxon, il Maestro riesca a farsi eleggere come Primo Ministro, nonostante sia totalmente folle e rischi di causare di fatto l’estinzione della razza umana.

20)Il Viaggio dei dannati

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Una puntata struggente, soprattutto per il rapporto che si crea tra il Dottore e Astrid, interpretata da una sorprendente Kyle Minogue. La puntata di Natale preferita da mia madre, che piange insieme a me ogni volta in cui la rivediamo, ambientata su una riproduzione aliena del Titanic e già questo dovrebbe assicurare di per sé le lacrime. Astrid rappresenta ciò in cui ognuno di noi si può rispecchiare e quello che più ama il Dottore nelle persone che incontra: la curiosità, la voglia di conoscere posti nuovi. Appena approda sulla Terra pensa che ciò che vede, nonostante sia solo un vicolo deserto, sia bellissimo. Chiaramente Astrid non fa una bella fine e, nonostante il Dottore cerchi strenuamente di salvarla, di lei rimane solo del pulviscolo lucente, che si sparge nell’Universo.

 

19) “Il tempo può essere riscritto”. “Non osare”.

Il rapporto tra River Song e il Dottore è il più epico e straziante mai scritto in una serie-tv. La loro storia si dipana nel corso delle stagioni, a partire dalla quarta fino alla nona, lungo due percorsi diametralmente opposti. L’ultima volta in cui lei lo vede (ovvero la puntata di cui parlo, in cui lei “muore” e noi la conosciamo) è la prima dal punto di vista del dottore. La prima volta in cui si baciano dal punto di vista del Dottore, è l’ultima per River. Lei stessa spiegherà quanto sia difficile affezionarsi sempre di più all’uomo che ama, mentre quest’ultimo ogni volta la conosce sempre meno. Quando noi ed il Dottore la incontriamo per la prima volta, abbiamo la percezione di quanto sia importante per lui, ma non sappiamo perché. Eppure lui in qualche modo lo sente ed è il se stesso futuro a dargliene conferma, lasciando a lei un oggetto così importante come il cacciavite sonico, sapendo che sarebbe stato l’unico modo per “salvarla” all’interno del computer della libreria e donarle una sorta di vita virtuale infinita e felice dopo la morte. Prima di farlo, il Dottore, come nel suo stile, tenta di salvarle la vita sacrificandosi al suo posto, affermando che il tempo può essere riscritto, ma lei glielo impedisce, lo implora di non osare, di non alterare la linea temporale, altrimenti tutto il loro futuro (il passato di lei) svanirebbe insieme alla loro storia d’amore.

18)L’addio a Donna. “Ha bisogno di lei, Dottore. Non la farebbe ridere di nuovo?”

Donna è stata la companion più divertente e positiva del Dottore. La prima puntata in cui appare ce l’aveva mostrata come una donna (scusate il gioco di parole) un po’ isterica e superficiale, ma il Dottore aveva saputo leggere dietro le apparenze ed in sua compagnia ne è emerso il lato migliore, più umano, curioso, più affascinato dalla scoperta dell’ignoto. Ricordiamo tutti l’episodio di Pompei, quando Donna non può accettare di dover rimanere impotente di fronte alla morte di così tante persone perché è un punto scritto della storia, che non si può cambiare, ma con il suo pianto riesce a convincere il Dottore a contravvenire alle regole e salvare almeno qualcuno. Uno dei tanti motivi per cui il Dottore ha bisogno di non viaggiare da solo. Purtroppo alla fine della quarta stagione, Donna ha assorbito dentro di sé il DNA dei Signori del Tempo, diventando parzialmente un Dottore, ma, essendo un’umana, questo l’avrebbe uccisa. Il Dottore, quindi, è costretto a resettarle la memoria, eliminando ogni ricordo di lui e di ciò che hanno fatto insieme. L’ultima immagine che abbiamo di Donna è quella di lei tornata alla sua vecchia versione, quella un po’ superficiale e isterica e ci si stringe il cuore vedendola così, proprio come a suo nonno Wilfred, che si preoccupa anche di come farà ora il Dottore da solo, senza nessuno che lo faccia ridere.

 

17) Wilfred.

Ognuno ha un suo ruolo in Doctor Who. Wilfred, il nonno di Donna, ha quello di essere il personaggio più dolce di sempre. Se fosse stato più giovane, sarebbe stato un companion perfetto per il Dottore, lui con la sua passione per le stelle ed il telescopio come fidato compagno. Ed è tragico come proprio lui sia la vera causa della “morte” di Ten. Era stato profetizzato che quattro colpi avrebbero distrutto il Dottore, tutti pensavamo fossero connessi al Maestro, essendo il suo tratto distintivo. Proprio quando quest’ultimo viene sconfitto e Ten crede di non doversene andare, Wilfred, rimasto imprigionato in una trappola mortale, bussa al vetro quattro volte. Su di noi e sul Dottore piomba addosso come un macigno la verità: Ten lo salverà e quella sarà la sua fine. Ma salvarlo è un onore. Quella di Ten è la rigenerazione più lunga, infatti riesce ad andare a salutare tutti i suoi amici (in tempi differenti, anche prima di averli realmente incontrati, come fa con Rose, non potendola più vedere nel presente) a cui nel corso del suo tempo è stato costretto a dire addio. Fra questi c’è Wilfred, perché, come sappiamo, sarebbe stato orgoglioso di essere suo figlio. Durante il loro addio, il giorno in cui Donna si sta sposando e Ten non può nemmeno parlarle, ci si stringe il cuore e non possiamo che piangere, come Wilfred stesso sullo schermo. Quello di Tennant è stato il Dottore più amato dal pubblico, per cui il suo addio non poteva che prendersi tutto il tempo necessario e non poteva che essere sofferto. Ten non se ne vuole andare perché anche se il Dottore non muore realmente, cambia solo faccia, un po’ mutano anche le sfumature del suo carattere, alcune si accentuano, altre si affievoliscono e lui non è pronto a dirsi addio, né noi a lui.

16)Vincent and the Doctor

Onestamente, non conosco nessuno che non abbia pianto vedendo questa puntata. Si sono commosse anche persone che non seguono Doctor Who, a cui ne ho mostrato lo spezzone finale. Come già detto, le puntate in cui troviamo personaggi del passato sono le migliori (Agatha Christie, Charles Dickens, William Shakespeare, Madame De Pompadour per citarne alcuni), ma fin dall’inizio era prevedibile quanta carica emotiva avrebbe avuto questo incontro. Vincent Van Gogh è dipinto attraverso il suo lato più fragile, animato dalla sua passione, affranto dal non ricevere alcun riconoscimento per le sue doti e, così, Eleven gli fa un immenso regalo. Decide di portarlo con sé nella Parigi del futuro, al museo dove sono esposte le sue opere più importanti, per dimostrargli quanto il suo genio sia poi stato riconosciuto e apprezzato, anche attraverso le commoventi parole del curatore. Io piango ogni volta che ci penso, perché è il desiderio che ogni appassionato d’arte vorrebbe che si realizzasse, che tanti artisti che sono stati sbeffeggiati e umiliati durante la loro vita, possano sapere quanto invece abbiano avuto un significato nell’esistenza di molte persone e quanto gli siamo grati.

 

15) Something borrowed, something blue. Amy e il Dottore.

Amy ed il Dottore rappresentano l’amicizia nella forma più pura che potreste mai figurarvi. Certo, c’è stato un momento in cui Amy ne è stata attratta, ma il suo affetto per il Dottore è qualcosa che va oltre l’aspetto sentimentale, anche perché Rory è l’unico e solo amore della sua vita (ci tornerò su questo). Il Dottore è entrato nella sua esistenza quando era una bambina, lei l’ha creduto il suo amico immaginario, “il dottore stropicciato”, ma dentro di sé sapeva di non averlo inventato, l’ha aspettato per dodici anni (come al solito pochissimo tempo per il Dottore), si è arrabbiata, l’ha perdonato, gli è rimasta a fianco, ha trascinato con sé anche Rory, non ha mai smesso di credere in lui. E non ha mai davvero smesso di aspettare, anche quando lui ha dovuto ferirla (il dialogo in “The God Complex” in cui le fa perdere fiducia nei suoi confronti perché la deve allontanare faccio ancora fatica a riascoltarlo), anche quando lui le ha chiesto di dimenticare per poter salvare lei e tutto l’Universo, anche quando lui ha dovuto dire addio ai Pond. Comunque il fatto di non poterlo mai dimenticare è stato cruciale sul finire della quinta stagione, perché lo ha “riportato in vita” il giorno del suo matrimonio, sfruttando proprio un detto legato a questa ricorrenza “qualcosa di vecchio, qualcosa di blu”, proprio come il Tardis.

14) The girl who waited. Amy e Rory.

Amy non ha aspettato solo il Dottore. La Pond, ad un certo punto, è finita in una linea temporale in cui il tempo trascorreva molto più velocemente ed ha aspettato 36 anni che il Dottore e Rory venissero a salvarla (per loro naturalmente solo pochi minuti). In questo tempo si è indurita molto, ha sviluppato dell’odio per il suo amico di sempre, ma è a Rory che si è ancorata, al suo amore per lui, pur essendo arrabbiata per essere stata abbandonata. Purtroppo quando la ritrovano, il Dottore è costretto a mettere Rory di fronte ad una scelta: per salvare almeno una Amy dovrà decidere fra eliminare quella attuale e invecchiata senza di lui, che lo ha sempre aspettato, per ripristinare la linea temporale e riavere la Amy del presente o dire per sempre addio a quest’ultima e salvare la Amy che ha aspettato. Alla fine è la Amy invecchiata a scegliere di farsi da parte per permettere a se stessa di vivere quegli anni con suo marito, in una scena straziante in cui dice addio a Rory da dietro la porta del Tardis. Va ricordato, comunque, che anche Rory ha fatto qualcosa di epico per Amy, facendo da guardia per milioni di anni alla porta della Pandorica, dentro cui era imprigionata la ragazza.

13) L’ultimo addio dei Pond.

Amy e Rory ne hanno passate tante. Dalla scelta di Amy alla Pandorica, dall’aver aspettato 36 anni per rivedersi all’aver rischiato di divorziare perché l’uno credeva di tenere all’altra più di quanto lei tenesse a lui e lei di non renderlo felice a causa del fatto di non poter più avere (altri) figli. E il Dottore, dal canto suo, ha dovuto dire addio ai suoi amici più di una volta, allontanandoli per salvargli la vita, ma non è mai riuscito a fare a meno di loro, fin quando si vede costretto a perderli definitivamente. Nel momento in cui credono di aver sconfitto i Weeping Angels, uno di questi ultimi spedisce Rory nel passato ed Amy decide di seguire il marito, dopo un ultimo saluto in lacrime al suo migliore amico, che rimane devastato dalla loro perdita.

 

 

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