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Miei cari disagiati seriali, premetto che su alcune sigle (Dexter, Got, TWD, Fringe) sono decisamente d’accordo con quanto esposto da Fede nel suo articolo, che trovate qui, altre non le conoscevo e mi hanno decisamente invogliata ad iniziare le rispettive serie (siccome non ne seguiamo mai abbastanza). Ad ogni modo, non potevo esimermi dal dire la mia su questo argomento, che unisce due delle mie passioni preferite: la musica e le serie tv.

Questa è la mia personalissima e in parte atipica (tra poco scoprirete perché) classifica delle sigle più belle delle serie tv. Vi avverto che mescolerà telefilm contemporanei a quelli di una volta, facendovi tornare nostalgia per gli anni 90.

21) Misfits

Una serie sporca, senza filtri, dai toni coloriti, che trattava di adolescenti disagiati (termine che calza a pennello in questo caso) condannati ai servizi sociali e alle prese con dei superpoteri, acquisiti per caso. Una serie che ho amato fin quando uno dei protagonisti non ha lasciato e in cui il nostro per niente caro Ramsay Bolton (Iwan Rheon), era un personaggio dolcissimo - ad oggi è uno dei motivi per cui non riesco a detestare pienamente Ramsay. La sigla è realizzata in versione cartone animato e schematizza la causa scatenante l’acquisizione dei poteri, presentandoci anche i protagonisti, il tutto sulle note di Echoes dei The Rapture, rimasta per mesi sul mio mp3. Del resto, tutta la serie vanta una colonna sonora variegata e davvero notevole.

 

20) Chuck

Serie divertentissima e super nerd, parodistica e citazionista. Fa il verso a quei telefilm/film basati sullo spionaggio, stile Alias, giocando sui cliché tipici del genere, letti in chiave ironica. Inoltre c’era Yvonne Strahovski che è sempre una gioia per gli occhi. La sigla è simpatica e irriverente, proprio come la serie. La canzone è Short Skirt/Long Jacket dei Cake. Segnalo anche in questo caso una colonna sonora generalmente notevole.

 

19) Desperate Housewives

Serie culto degli anni 2000. Ha rappresentato un vero e proprio fenomeno sociale, mettendo in scena donne forti e smaliziate ed evidenziando come dietro a tranquille apparenze si celino sempre dei loschi segreti. La sigla è ben studiata ed iconica: si susseguono delle immagini che mettono in luce il ruolo tipico della donna o, meglio, come essa è stata vista generalmente dagli uomini, fin dall’epoca antica per giungere, appunto, alla figura della casalinga, il tutto attraverso dei disegni che evocano quadri famosi. La sigla è stata ideata dal creatore della serie, Marc Cherry e la musica è ad opera di Danny Elfman.

 

18) Charmed

Ve l’avevo detto che vi avrei fatto venire nostalgia degli anni 90. Chi non ha amato le tre sorelle streghe - prima nella versione Prue, Phoebe e Piper e poi con Paige che rimpiazza Prue – più famose della televisione? Tra l’altro segnalo che Kaley Cuoco (la Penny di The Big Bang Theory) ha esordito con l’ottava stagione di Streghe. La sigla è una cover di “How soon is now” degli Smiths, realizzata dai Love Spit Love, ma ricordo in generale una bellissima colonna sonora, dovuta anche alla partecipazione/comparsa di alcune band che suonavano nel locale di Piper, come i Cranberries.

 

17) Once upon a time

La “sigla” del nostro telefilm sulle fiabe preferito ha una peculiarità: è sempre ambientata tra gli alberi della Enchanted Forest, ma in ogni episodio presenta un elemento diverso e caratteristico della tematica affrontata, in modo da anticipare e farci intuire su chi o cosa si focalizzerà l’attenzione.

 

16) Gilmore Girls

Anche noto in Italia come “Una mamma per amica”. Credo sia impossibile non averlo mai visto per caso almeno una volta in televisione, ma molto probabilmente la maggior parte di voi ci è cresciuta, proprio come me e adesso attende con impazienza il sequel. Nel frattempo rinfreschiamoci la memoria con la opening, che solo a sentirla mi mette una nostalgia pazzesca di quei pomeriggi passati a guardarlo con mia mamma o i miei amici di infanzia e ad identificarmi con Rory.

 

15) Breaking Bad

La sigla di una delle serie di maggior successo e meglio realizzate degli ultimi anni è semplice, ma altrettanto incisiva. Sullo sfondo immagini della tavola periodica, che richiamano le capacità del protagonista e la sua professione, non solo di insegnante di chimica, infatti una delle formule che appare è quella molecolare della metanfetamina. Il theme ad opera di Dave Porter è composto da chitarra e tamburi.

14) The L word

Serie cult lesbo degli anni 2000. Certamente alquanto stereotipata sotto diversi punti di vista, come ad esempio il personaggio di Shane, in grado di convertire qualsiasi donna sulla faccia della Terra, ma comunque pregevole nel mettere in luce con molta naturalezza e senza tabù il mondo omosessuale e, soprattutto, tematiche importanti come l’inseminazione artificiale o la scoperta della propria sessualità anche in età adulta. La sigla ci mostra in stop-motion (ad onor del vero questo non mi piace) tutte le protagoniste che fanno qualcosa che le identifica (ad esempio: Dana, la sportiva, salta la corda), ma il vero motivo per cui l’ho inserita è la canzone della opening, di cui ancora oggi ricordo le esatte parole, meravigliosa. La canzone si chiama “This is the way that we live” ed è di Betty.

 

13) Boardwalk Empire

La sigla di questo telefilm ambientato in epoca proibizionista, creato da Terence Winter e prodotto da Martin Scorsese, così per darvi due valide ragioni per guardarlo, è un vero e proprio capolavoro. Alterna in maniera suggestiva primi piani del protagonista Steve Buscemi e primissimi piani dei suoi occhi o delle sue mani con immagini del mare e onde che si infrangono sugli scogli, sotto un cielo tempestoso. Evocativa e rappresentativa, vista l’epoca in cui è ambientato il telefilm, anche la distesa di bottiglie nel mare, alcune delle quali si infrangono contro gli scogli. La canzone, altrettanto suggestiva è “Straight up and down” dei The Brian Jonestown Massacre.

 

 

12) Mad Men

La sigla della serie che racconta il mondo della pubblicità negli anni sessanta ne è pienamente rappresentativa. Un’ animazione di una silhouette semi-stilizzata, senza volto, che dapprima si trova nel suo ufficio, poi man mano esso si sgretola e la sagoma inizia una lunghissima caduta dalla cima di un grattacielo, mentre sugli edifici intorno sono proiettate campagne pubblicitarie degli anni ‘50 e ‘60, per terminare con la figura di spalle, seduta su un divano con la sigaretta accesa in mano, in una postura che identifica perfettamente con pochi dettagli Don Draper. L’intera sequenza costituisce una metafora della storia del protagonista.

11) Sherlock

La sigla dello Sherlock moderno, nato dall’unione delle sadiche menti di Moffat e Gatiss, è lineare, ma intelligente e altamente rappresentativa. Si intervallano immagini delle strade di Londra con elementi e parole che richiamano i processi mentali e intuitivi dell’investigatore. La sigla è stata ideata da David Arnold e Michael Price.

 

10) Pretty Little Liars

La sigla di questo telefilm tendenzialmente trash, ma con i suoi pregi e con i misteri, che, per quanto si sappia che vengono sempre risolti in modo approssimativo e pieno di contraddizioni, non ti permettono di smettere di guardarlo, devo ammetterlo, è geniale ed intrigante. La opening ci mostra l’atto della vestizione, del trucco e del parrucco del cadavere di una delle protagoniste riposto nella bara e le sue quattro amiche che si trovano di fronte ad essa, una delle quali, guardando idealmente lo spettatore, fa con il dito il gesto del silenzio, suggerendo una delle tematiche fondamentali della storia: i segreti. La canzone, appropriatissima, è Secret dei The Pierces.

 

9) Lost

Ecco perché la mia classifica è in parte atipica: ho voluto inserire anche una sigla non sigla. L’opening del telefilm che ha rivoluzionato il modo di fare serie tv consiste semplicemente in un’animazione di circa 15 secondi della scritta Lost in bianco su sfondo nero, che appare sullo schermo fuori fuoco in lontananza, per poi divenire brevemente a fuoco, avvicinandosi idealmente allo spettatore e svanire di nuovo fuori fuoco, accompagnata da un suono sinistro. Meravigliosa ed indimenticabile, pur nella sua semplicità, riesce ad essere iconica ed evocativa. Anch’essa opera dell’ideatore della serie, J. J. Abrams.

 

8) Alias

Non poteva mancare nella classifica la sigla di una delle mie serie preferite di tutti i tempi. A mio parere, il telefilm migliore del suo genere, capace non solo di mettere in scena il mondo dello spionaggio in maniera credibile, con un amore per i dettagli ed un’attenzione particolare per tutti i luoghi in cui la protagonista viaggia portando a termine le sue missioni, ma di costruire dei personaggi così umanamente reali e sfaccettati da rimanere nei cuori dei fans, come fossero vecchi amici che non vediamo da tempo - del resto in questo J. J. Abrams è sempre stato un maestro. La sigla inizialmente vedeva la scritta Alias comporsi una lettera alla volta per tutta la lunghezza del theme, ma a partire dalla terza stagione è stata sostituita con un montaggio serrato dei vari alias che la protagonista Sydney Bristow (Jennifer Garner) ha interpretato nelle sue missioni. Vi dico solo che ho talmente amato questo personaggio ed empatizzato con lei che ho chiamato la mia gatta Sydney. Se siete fan di Bradley Cooper qui lo trovate nei panni del migliore amico di Sydney.

 

7) Outlander

Una serie che parla della Scozia e di viaggi nel tempo non poteva che entrare di diritto tra le mie preferite. Ed è una serie intrisa di atmosfera scozzese fin dalla musica della opening, con le sue cornamuse inconfondibili e una melodia che ammanta il tutto di quell’aria malinconica e nostalgica che fa da padrona alla storia, anche per il bellissimo testo della canzone. Trattasi di “The Skye Boat Song”, una ballata folk scozzese, riadattata da Bear McCreary. La sigla è notevole non solo per la musica, ma anche per le immagini nettamente simboliche del percorso della protagonista, a partire dal culto delle streghe che l’ha portata nel passato, al cervo, tipicamente una metafora della purezza e associato al suo arrivo nel passato di bianco vestita. Immagini del presente e del passato si intervallano per tutta la sigla e non sono quasi mai inquadrature che riprendono le figure per intero, ma tagli ad esempio sulle gambe di lei mentre corre sporcandosi, ad indicare la situazione controversa in cui viene a trovarsi o sulle mani e altre parti del corpo, del viso, del busto, tagliando la faccia e di oggetti dei protagonisti. Il tutto è metaforico del senso di confusione, della dualità e dell’incompletezza della protagonista, ma l’immagine finale in cui due personaggi cavalcano un’immensa distesa verde suggerisce speranza e, probabilmente, accettazione.

 

 

6) Jessica Jones

Questa serie della Marvel, targata Netflix, stupisce per essere molto matura e trattare forti tematiche, come lo stalking e lo stupro. La sigla richiama il mondo fumettistico da cui è tratta, infatti è composta dagli artwork di David Mack, autore del fumetto Alias ed è caratterizzata dal colore viola a cui è associata la serie. Ci mostra i decadenti vicoli di Hell's Kitchen, il tutto con in sottofondo un motivo jazz orecchiabilissimo, composto da Sean Callery, che si sposa perfettamente con la natura del telefilm e non ti esce dalla testa. Se volete altre due valide ragioni per seguire questa serie sono Krysten Ritter e David Tennant, due gioie per gli occhi e capaci di prove attoriali notevoli.

5) Vikings

Questa bellissima serie sui Vichinghi ha una sigla veramente suggestiva e non vi nascondo che è stato questo il motivo principale che mi ha spinta ad iniziarne la visione. La sigla incarna in un’atmosfera molto dark e alienante, dai colori freddi, la metafora del passaggio dalla vita alla morte, attraverso il corpo di una persona che va a fondo nell’Oceano, ripreso alternativamente da vicino per mostrarne i dettagli e da lontano per enfatizzare l’isolamento. La caduta sembra proseguire quasi senza fine, in un’alternanza di luci e ombre, di acqua e fuoco, e richiami al mito, tutte tematiche rappresentative della serie, fino a sfumare nell’inquadratura dal basso, sott’acqua, di alcune barche, altri cadaveri e armi attorno, che ci fanno intuire che quel corpo aveva perso la vita in una battaglia navale. La canzone della opening è la stupenda e altrettanto suggestiva “If I had a heart” di Fever Ray, artista che io amo e vi consiglio assolutamente di approfondire.

 

4) Six feet under

Questa sigla è un capolavoro ed è geniale tanto quanto la serie stessa, che seguiva le vicende di una famiglia di becchini. Non può assolutamente mancare nel repertorio di un disagiato seriale ed inoltre ritroverete anche il caro Michael C. Hall, conosciuto ai più come Dexter. Altra sigla di tipo metaforico, rappresenta letteralmente un viaggio nelle fasi di cui si compone la morte, il distacco dell’anima dalla vita terrena e dagli affetti, il corpo portato in obitorio, raccontato attraverso inquadrature ai piedi del cadavere o alla ruota del lettino mentre avanza, i titoli di testa che si accompagnano ad aspetti piuttosto macabri, come il nome del produttore inciso sulla lapide. Ed è presente anche del simbolismo biblico come la scena delle mani lavate, mentre i fiori che appassiscono e i corvi sono simboli di morte. Il tutto su una musica strumentale che suggerisce pace e tranquillità, quasi ad accompagnare il processo messo in atto dalle immagini; essa è stata composta da Thomas Newman.

 

 
3) Doctor Who

E siamo giunti al podio. Per questa serie non c’è veramente bisogno di presentazioni. E così nemmeno per la sua sigla, che negli anni ha subito variazioni per quanto riguarda le immagini, ma la colonna sonora in sé è rimasta quasi immutata (nonostante ci siano piccole alterazioni anche in essa) e che qualsiasi fan ha impressa indelebilmente nella propria mente. L’inquadratura segue il Tardis che viaggia nel vortice del tempo, mentre scorrono i titoli di testa e tutti noi ci prepariamo ai pianti che la puntata ci riserverà. Murray Gold è il Dio che si occupa delle musiche in Doctor Who. Vi lascio la sigla dell’ultima stagione, il cui concept è stato ideato, fra l’altro, da un fan.

2) Twin Peaks

Una delle sigle che più ci fa sognare per una delle serie più belle di tutti i tempi. Il telefilm di David Lynch che ha fatto storia ed è diventato un vero e proprio fenomeno culturale, quando praticamente chiunque si interrogava su chi avesse ucciso Laura Palmer. Nella sigla si susseguono immagini dei luoghi caratteristici di Twin Peaks, compreso l’ormai famosissimo cartello che dà il benvenuto nella cittadina, dei macchinari della segheria, del paesaggio circostante, dell’acqua in cui viene rinvenuta Laura Palmer. L’indimenticabile colonna sonora, composta da Angelo Badalamenti, crea un’atmosfera sognante e poetica, ma al contempo inquietante e infatti tutta quella tranquillità cela in realtà loschi segreti nascosti dai bizzarri abitanti della cittadina. The owls are not what they seem.

1)True Blood

Ed il primo posto del podio è occupato senza ombra di dubbio dalla sigla di True Blood (anche se sarebbe un pari merito con quella di GOT). La serie non è fra le mie preferite, o meglio, partiva benissimo bilanciando trash e folklore a una trama ben costruita e interessante, piena di spunti su temi importanti come il razzismo, ad esempio nel parallelismo tra vampiri e “diversi” (intesi come persone non accettate dalla comunità per la propria provenienza o l’orientamento sessuale). Aveva un taglio anche molto Tarantiniano, se vogliamo. Purtroppo però mantiene alto il livello solo per le prime due stagioni (non dimenticherò mai la scena del rito orgiastico che coinvolge tutta Bon Temps nella seconda stagione), per poi perdere la sua brillantezza. Ad ogni modo è una sigla che non ho mai skippato una volta, nemmeno quando bramavo di sapere cosa sarebbe successo nell’episodio. L’opening ci mostra immagini non collegate ai protagonisti della serie, ma folkloristiche e di repertorio sul profondo Sud degli Stati Uniti, correlate alla religione, alla magia nera, al Ku Klux Klan, al sesso, agli omicidi, al sangue, alla povertà, al degrado, alla discriminazione, ad una civiltà non industrializzata, all’amoralità. Il tutto richiama metaforicamente la condizione dei vampiri emarginati e stabilisce l’interessante parallelismo di cui parlavo prima. Come se non bastasse, la canzone della sigla si sposa perfettamente con le immagini ed è meravigliosa: si tratta di Bad things di Jace Everett.

 

 

Menzione d’onore alla sigla di X-Files che da piccola, ma forse ancora oggi, mi ha letteralmente traumatizzata.

E voi cosa ne pensate? Vi è piaciuta la mia classifica? Cosa avreste aggiunto? Fatemelo sapere nei commenti!

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Author: Disorder
About me

Appassionata di serie tv di tutti i generi, da quelle di qualità a quelle trash, fin dai tempi pre-Lost in cui ne uscivano relativamente poche ed era possibile seguirle tutte, conducendo al contempo una piena vita sociale. Adesso ha perso molte ore di sonno e parte della sua vita sociale per poter stare al passo - arrancando. Se dovesse scegliere le cinque serie tv a cui è più affezionata, queste sarebbero Lost, Alias, Twin Peaks, Doctor Who e Once upon a time, anche se sta soffrendo per averne lasciate fuori un'altra decina. Prova empatia prevalentemente per personaggi cattivi perché sono caratterizzati meglio, con quelli che maiunagioia e spesso secondari.

Oltre alle serie tv si nutre di film, musica, arte, fotografia, grafica, libri e viaggi.

 

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